4 Aprile. Martin Luther King: la non violenza vince ancora

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CulturaCattolica.it
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Oggi, Il 4 aprile del 1968 Martin Luther King viene assassinato a colpi d’arma da fuoco su un balcone del Lorraine Motel di Memphis, Tennessee.
Oggi lo ricordano tutti come l’uomo del grande sogno, il sogno di un mondo dove i figli sarebbero stati più liberi, uguali e felici di quanto lo sono stati i loro padri. Con la sua visione ed il coraggio di urlare al mondo le sue idee, Martin Luther King ha dato voce alle speranze e alle attese di centinaia di migliaia di neri. Il suo cuore era anche rivolto ai poveri, agli analfabeti, agli emarginati, agli oppressi e umiliati, fossero neri o bianchi.

Ecco il bel racconto della sua vicenda de "La storia siamo noi"

Chi era Luther King?
La sua era una famiglia di Pastori. Classe 1929, nasce in Atlanta, Georgia da un parto difficile. Questo bambino che sembra entrare così malvolentieri nel mondo ha una storia le cui radici affondano nel suolo afro-americano. Suo padre, Martin Luther King Senior, era un uomo dal carattere forte e fiero, cresciuto nella prepotenza, nell’umiliazione e nella violenza delle piantagioni di cotone della Georgia. All’età di 15 anni si iscrive al Morehouse College, una delle più prestigiose scuole per neri di Atlanta, dove scopre la disobbedienza civile di Henry David Thoreau, una delle “menti filosofiche più sottovalutate che l’America abbia prodotto”, che gli dà il via verso il suo pellegrinaggio intellettuale della non violenza.

Nel 1948 King riceve gli ordini dalla Chiesa Batista dove predicava suo padre. A 19 anni è pronto a lasciare il sud per la Crozer University in Pensilvania, dove bianchi e neri potevano studiare insieme e dove il giovane inizia a leggere Gandhi e sviluppa tutta la forza della sua teoria della “non violenza contro la violenza”.
L’8 maggio del ‘51 King si laurea in Teologia e si trasferisce a Boston. Lì, un anno dopo, conosce Coretta Scott, che sarebbe divenuta sua moglie. La ragazza, come Martin Luther King, è una brillante universitaria sensibile alla questione razziale. Così nel 1954, la coppia decide si trasferirsi in Alabama e M. L. King diviene il nuovo Pastore della chiesa Batista di Dexter Avenue. Il 1955 per il lui è un anno importante: è l’anno che trasforma la sua vita e l’America. Il 5 dicembre di quello stesso anno, dopo l’arresto di Rosa Parks, una donna di colore che si era seduta in autobus su un posto riservato ai bianchi (di cui parleremo in seguito), King si fa leader della protesta nera. Questa viene chiamata Bus Boycott, e fu la prima ribellione nera non violenta di una rivoluzione culturale e sociale. Il metodo di King con il tempo riesce a conquistare anche l’America dei bianchi, borghese ed intellettuale. Quello è stato un momento cruciale nella storia di King e del movimento per i diritti civili in America.

La non violenza
M. L. King Parlava così: “Siamo determinati a usare le armi dell’amore. Noi affermiamo con forza che la violenza può essere sconfitta.”
King credeva che per volere qualcosa era necessario diventare qualcosa. La non violenza diviene così il perno della sua azione. Abitualmente le marce venivano precedute da incontri, come quelli organizzati da Gandhi che servivano per preparar la mente, lo spirito e la coscienza delle persone alla non violenza.
“Alla base del nostro credo non violento - diceva ancora Martin Luther King - c’è la convinzione che ci sono cose così care, cose così preziose ed eternamente vere per le quali vale la pena morire. Un uomo muore quando smette di lottare per quello che è giusto.”
Il mondo, a cominciare da quello americano, comincia a trovarsi di fronte ad una folla ordinata, intelligente, cosciente, decisa a non scardinare quell’ordine, ma anzi a reclamarlo. Sopportare il dolore, controllare la rabbia, rispettare la dignità umana senza mai reagire alle offese ed alle provocazioni, erano le basi della non violenza e della resistenza passiva di Martin Luther King.

Un passo indietro
Il 18 dicembre del 1865 gli USA approvano il tredicesimo emendamento alla Costituzione americana. Finita la Guerra di secessione, il sud schiavista e conservatore aveva perso: la schiavitù veniva abolita. Ma la vera libertà era ancora lontana: gli schiavi, infatti, erano uomini liberi solo sulla carta. Nel 1866 nasceva il Klux Kux Klan: un’organizzazione terroristica nata originariamente negli Stati Uniti come una confraternita di bianchi convinti della loro supremazia nei confronti di altre razze, fondata da ex militari dell’esercito degli Stati Confederati d’America nel 1865. Intimidazioni, ricatti, minacce, incendi, violenza, linciaggi e razzismo estremo contro i neri era il credo di questo movimento.

Nel 1875 il Civil Rights Act condanna ogni discriminazione fondata su razza, colore della pelle o religione. Ma nel 1883 la Corte Suprema dichiara il Civil Rights Act incostituzionale e approva ufficialmente la segregazione dei neri nel sud degli Stati Uniti, a patto che non vengano violati i diritti umani.
Secondo il quattordicesimo emendamento della Costituzione Americana lo Stato non può essere razzista; al contrario, il cittadino sì: ogni discriminazione tra individui è lecita e non può essere punita dalla legge. I neri restano ancora cittadini di serie b. Nel 1876 con il motto “separati ma uguali”, le leggi Jim Crow sanciscono e organizzano la segregazione.

Per quasi 100 anni, fino al 1965 i neri restano separati dai bianchi. Sarà il Presidente Truman alla fine della Seconda Guerra Mondiale a dare il primo colpo all’apartheid americana, riconoscendo uguale dignità ai morti bianchi e neri in guerra. Nel 1954 nasce il Civil Rights Movement e la Corte Suprema dichiara anticostituzionale la segregazione nelle scuole. Il primo a reagire è lo Stato dell’Arkansas, che dichiara che nessuna segregazione era illecita inviando la guardia nazionale per impedire ai neri di entrare nelle scuole dei bianchi. Non va meglio negli altri stati.
Nel 1962 il governatore dell’Alabama viene eletto al grido “segregazione oggi, segregazione domani, segregazione sempre”. Un anno dopo, nello stesso Stato, il Presidente Kennedy e suo fratello Robert sostengono il tentativo di due studenti neri di frequentare l’Università dello Stato e annunciano un nuovo Civil Rights Act.
Nel 1964 il Presidente Lyndon Johnson dichiara anticostituzionale ed illegittima ogni forma di discriminazione nelle scuole, nei luoghi pubblici ed in ogni luogo della società civile americana. Le leggi Jim Crow vengono finalmente abolite.

Era il 1955: il Bus Boycott
A Montgomery una giovane donna nera di nome Rosa Parks rifiuta di sedersi al suo posto su un autobus pubblico, occupando quello di un bianco. Quando riceve l’ordine dell’autista di andare a sedersi in fondo al mezzo, decide di non obbedire, facendo un gesto che in moltissimi, fino ad allora, avevano pensato, immaginato e mimato prima di lei, ma che nessuno aveva fatto.
Questa donna diviene la figura-simbolo del movimento per i diritti civili statunitensi. Dopo quel gesto i neri, capeggiati da Martin Luther King hanno marciato per più di 300 giorni per far valere i loro diritti.
I tempi erano maturi: il gesto di Rosa Parks ed il suo arresto vengono accolti da tutta la comunità nera americana, che ora poteva contare su un leader. Inizia così un vero e proprio boicottaggio denominato “Bus Boycott” contro la compagnia degli autobus -che rappresentavano formalmente uno degli elementi quotidiani della segregazione.
La marcia dura per circa un anno e questo fa diventare King un leader nazionale.
Il 21 dicembre del 1956, dopo esattamente 381 giorni, il Bus Boycott, finisce. Martin Luther King è il primo cittadino nero a salire su un autobus non segregato. E Montgomery è la prima città dell’Alabama e di tutto il sud dell’America dove i neri possono viaggiare liberi, senza distinzione di posti. Le azioni non violente continuano, la disobbedienza civile ed i sit in vanno avanti per continuare a combattere il razzismo.

Lo stesso King chiede una nuova forma di protesta: boicottare tutti i negozi che discriminano il cittadino di colore. La segregazione è illegale, perché rinnega quanto stabilito dalla Costituzione americana. “La salvezza dell’uomo è nelle mani dei disadattati creativi.”, diceva King. (da La forza d'amare).
King citava spesso le parole dei padri fondatori per spiegare perché bisognava includere tutti in questo patto americano. L’invocazione di Martin Luther King riguardava semplicemente l’osservanza della legge. Lui era riuscito a capire che le comunità afro-americane potevano avere un ruolo importante sotto il profilo della politica diretta.
Nel 1957 nasce così la SCLC (Southern Cristian Leadership Conference), una vera e propria organizzazione con a capo lo stesso King che fin dall’origine si è battuto per i diritti di tutte le minoranze con metodo radicalmente nonviolento di stampo gandhiano.
Oggi, il Presidente del SCLC racconta: “Quell’aggettivo, cristiano, era molto importante. Il movimento veniva fuori dalle chiese ed il suo legame con la cristianità era l’elemento principale.”
Questo movimento sarà fondamentale per la questione della segregazione razziale non solo in chiave politica, quanto soprattutto in chiave etica. La sua predicazione parte da un elemento: il rispetto dell’uguaglianza tra gli uomini, le razze, a partire dalla Costituzione Americana.

“I have a dream” ed il Nobel per la pace
La forza di questa richiesta di uguaglianza esplode a Washington nell’agosto del 1963 in una grandiosa marcia per la pace. In questa occasione King pronuncia la frase con cui viene identificato il discorso davanti al Lincoln Memorial di Washington. “Io ho un sogno”.

“Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali.” Ho un sogno, che un giorno, sulle rosse colline della Georgia, i figli degli antichi schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi riusciranno a sedersi insieme al tavolo della fratellanza. Ho un sogno, che un giorno persino lo stato del Mississippi, uno stato che soffoca per l'afa dell'ingiustizia, che soffoca per l'afa dell'oppressione, sia trasformato in un'oasi di libertà e di giustizia. Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non siano giudicati in base al colore della loro pelle, ma in base al contenuto del loro carattere” (dal discorso al Lincoln Memorial di Washington, 28 agosto 1963) .

La legge per i diritti civili viene approvata il 10 febbraio 1964. Quella marcia pacifista e la figura di Martin Luther King hanno risonanza in tutto il mondo e le sue predicazioni e i suoi scritti vengono tradotti e letti in molti Paesi, ed anche in Italia (Il fronte della coscienza, Marcia verso la libertà, Perché non possiamo attendere, Dove stiamo andando: verso il caos o la comunità?, La forza di amare).

Il 14 ottobre lo raggiunge un telegramma da Stoccolma: «Il premio Nobel per la pace è stato assegnato a Martin Luther King per aver fermamente e continuamente sostenuto il principio della non-violenza nella lotta razziale nel suo Paese».
Coretta piange di gioia davanti ai giornalisti: «...valeva la pena di soffrire tanto. A Martin servirà per continuare gli sforzi nella lotta per l'uguaglianza dei neri», e i 34 milioni del premio vengono messi a disposizione della causa alla quale Martin Luther King ha dedicato la vita. .

"Sono fermamente convinto che la verità disarmata e l’amore disinteressato avranno l'ultima parola." (dal discorso pronunciato alla consegna del Nobel, 11 dicembre 1964).

"La non-violenza è la risposta ai cruciali problemi politici e morali del nostro tempo; la necessità per l’uomo di aver la meglio sull'oppressione e la violenza senza ricorrere all’oppressione e alla violenza. L’uomo deve elaborare per ogni conflitto umano un metodo che rifiuti la vendetta, l’aggressione, la rappresaglia. Il fondamento d’un tale metodo è l’amore." (dal discorso pronunciato nel ricevere il premio Nobel per la pace)

Adesso la sua battaglia si concentra sul diritto di voto per i neri. Così vengono organizzate delle marce, con l’idea fondamentale di sfidare il razzismo là dove è più forte.
Il 7 marzo 1965, durante la marcia Selma-Montgomery, i manifestanti trovano un muro di soldati che li picchiano mentre attraversano il ponte Edmund Pettus in Alabama: quello è il giorno del Bloody Sunday.
Il 9 marzo dello stesso anno, viene fatto un secondo tentativo: tutto il mondo vede le botte contro un muro di neri che marcia pacificamente e crede nella non violenza. I manifestanti riescono ad arrivare solo al ponte Edmund Pettus di Selma: il Pastore James Reeb viene picchiato da segregazionisti bianchi e muore due giorni dopo.
Il 21 marzo, durante il terzo tentativo, oltre tremila manifestanti lasciano Selma per raggiungere Montgomery, protetti dalla polizia federale.
Il 25 marzo i manifestanti arrivano in Campidoglio a Montgomery: Martin Luther King parla di fronte ad una folla di cinquantamila persone.

Il suo assassinio
Dissentendo fermamente dalla politica americana in Vietnam, Martin Luther King così parlava in un’intervista di Furio Colombo: “Il fondo del problema sta nella guerra. La guerra ha paralizzato i grandi investimenti che avrebbero potuto cambiare radicalmente la vita dei poveri di questo Paese”.
Ma la corsa di Martin Luther King è ormai prossima alla fine.
In realtà il primo attentato contro il Pastore fu nel 1956 durante il Bus Boycott. Dal 1956 al 1967 King ha subito cinque attentati alla sua casa e alla sua persona. Il più grave ad Harlem nel 1958 quando una donna lo pugnala con un tagliacarte e gli sfiora l’aorta.
Dal 26 gennaio 1956 al 1968 viene arrestato 15 volte per eccesso di velocità, vagabondaggio, evasioni fiscali e manifestazioni non autorizzate. Più volte imprigionato, perseguitato dagli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti, nel mirino dell’FBI di cui alcuni esponenti cercavano prove di ogni tipo (come connivenze con i marxisti) per metterlo in difficoltà.

Il 4 aprile del 1968 Martin Luther King viene assassinato a colpi d’arma da fuoco su un balcone del Lorraine Motel di Memphis, Tennessee, poco prima di andare ad un incontro locale in una chiesa dove era programmato un culto.
Aveva chiesto anche al cantore di intonare il suo inno preferito “Take my hand, my precious Lord” (prendimi per mano, mio prezioso Signore), poi intonato davvero dalla celebre Mahalia Jackson nel corso dei suoi funerali. Il suo assassino, James Earl Ray dapprima confessa l’omicidio ma in seguito ritratta.
Gli atti dell’indagine sull’assassinio di Martin Luther King sono stati secretati fino al 2002 dall’amministrazione americana. La sua bara è stata trascinata da un carro con due asinelli, così come espressamente richiesto da lui quando era ancora in vita.