3-4-5 Maggio - Tre grandi filosofi (COTTA, FABRO, SAMECK LUDOVICI) per l'uscita dal nichilismo.

Il 3, 4 e 5 maggio attraverso tre grandi pensatori cattolici, possiamo riporci il problema del NESSO TRA FEDE E RAGIONE, partendo dal presupposto, da loro ampiamente argomentato, che la fede è il momento più alto della ragione, ne costituisce il momento critico, la risposta alla domanda sul senso di tutto e sul mistero cui la ragione stessa apre, come ci ha proposto il Cardinale Scola nel suo testo "Capaci di infinito".

Sia Cotta, sia Fabro sia Sameck sono d'accordo (con analisi parzialmente diverse ma non contraddittorie e seguendo Del Noce) nel GIUDICARE NECESSARIA LA DERIVA ATEISTICA DEL PENSIERO MODERNO.
Per essa la ragione umana (e la scienza/tecnologia che ne rappresenta la versione ufficiale) è ridotta a strumento-guida per la prassi umana e si applica alla trasformazione del reale, partendo dalla concezione dell'uomo come individuo che tratta la natura e la realtà tutta come oggetto di cui diventare dominatore (primato della questione antropologica).
E' proprio e solo a partire da tale antropologia che l'uomo moderno e post-moderno perviene all'esito nichilistico.
Solo la fede in Gesù in quanto ci offre una concezione nuova dell'uomo (Redemptor hominis) come io-in-relazione e come amore/dono ci permette di mettere in crisi tale esito "necessario", di interrogarci sulla antropologia che sta alla base del pensiero diffuso dominante e di costruire un pensiero post-nichilista e cristiano.
Vedi la bella tesi di Sergio Fumagalli sul pensiero di Del Noce e di Sameck Ludovici qui.
Per il pensiero di Del Noce vedi anche qui.