28 settembre - PAPA GIOVANNI PAOLO I (nato Albino Luciani; Canale d'Agordo, 17 ottobre 1912 – Città del Vaticano, 28 settembre 1978), il papa del sorriso.

Albino Luciani, “la polvere su cui Dio si era degnato di scrivere”.
Nella sua omelia durante la beatificazione papa Francesco spiega che Papa Luciani ha vissuto “nella gioia del Vangelo, senza compromessi, amando fino alla fine”, e “ha incarnato la povertà del discepolo, che non è solo distaccarsi dai beni materiali, ma soprattutto vincere la tentazione di mettere il proprio io al centro e cercare la propria gloria”.
È stato un pastore mite e umile, seguendo l’esempio di Gesù, e si considerava “come la polvere su cui Dio si era degnato di scrivere”.
Il Papa ricorda quel suo invito ad essere umili, come raccomandava Cristo, “anche se avete fatto delle grandi cose - affermava - dite: siamo servi inutili”.
Con il sorriso Papa Luciani è riuscito a trasmettere la bontà del Signore. È bella una Chiesa con il volto lieto, il volto sereno, il volto sorridente, una Chiesa che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non cova risentimento.

Ecco il collegamento con una bella intervista di Radio Vaticana a mons. Andrich in occasione del 35 anniversario della morte.
http://www.news.va/it/news/leredita-di-papa-luciani-a-35-anni-dalla-scomparsa

Tra le altre cose afferma:
D. – Furono solo quattro le udienze generali che riuscì a tenere Giovanni Paolo I eppure è ricordato come il “Papa catechista”: perché?
R. – Perché prima di tutto nella scelta degli argomenti, che erano poi i suoi argomenti preferiti, ha trattato la fede, la speranza, la carità, in una forma dialogante, facendo anche intervenire e dialogare i fedeli. Sapeva effettivamente far intervenire l’intimo della persona per capire quello che lui diceva, quasi per partecipare al dialogo che stabiliva con i suoi ascoltatori. Già da giovane prete ha saputo insegnare come nella catechesi e nell’evangelizzazione, anche a tu per tu, occorre partire dalla vita, occorre riflettere per dare questo rapporto tra il seme della Parola e il terreno che noi stiamo vivendo nelle situazioni più diverse, durante la nostra esistenza.

D. – Papa Luciani fu antesignano anche nel percepire l’importanza della comunicazione…
R. – Sì, certamente. Ricordo molto bene quando, da Papa, disse ai giornalisti: “Se San Paolo fosse ancora qui, più che il giornalista farebbe il responsabile di una grande agenzia giornalistica”.
Sentiva la necessità che le notizie centrassero veramente i problemi più urgenti per l’umanità di oggi.

D. – Se noi volessimo ricordare tre parole per Papa Luciani, lei quale userebbe?
R. – Essere persone umili, accoglienti, vere, con la capacità di dire quello che si è nell’intimo del cuore come l’elemento più centrale della propria coscienza, della propria consapevolezza cristiana.

Sul tema della sua morte strana e improvvisa vedi:
https://www.avvenire.it/agora/pagine/tv-verit-papa-luciani-la-fake-finita

Ecco il link al ricordo ufficiale del quarantesimo
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-08/papa-luciani-26-agosto-1978-elezione-soglio-pietro.html#play