27 agosto - servo di Dio HÉLDER PESSOA CÂMARA (noto come Dom Hélder; Fortaleza, 7 febbraio 1909 – Recife, 27 agosto 1999).

Vescovo cattolico nel Nord Est del Brasile dal 1964, anno del golpe militare, dal 1966 ha guidato e animato innumerevoli azioni non violente intraprese dai più poveri per la difesa dei loro diritti e della loro terra, scontrandosi con le pretese dei latifondisti, che vedevano in lui un pericoloso perturbatore dell’ordine pubblico.
Fu ispirandosi a lui che San Giovanni XXIII dichiarò: “la Chiesa Cattolica è Chiesa di tutti ma soprattutto dei poveri”.
La fase diocesana della causa di beatificazione si è svolta dal 3 maggio 2015 al 19 dicembre 2018.

«Quando io dò da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista.»(Dom Hélder Câmara)
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91544

Scelse di vivere in povertà nella periferia della metropoli lasciando ai poveri il suo palazzo vescovile. Alcuni sacerdoti tra i suoi più stretti collaboratori furono uccisi e lui pure più volte minacciato di morte.
Nelle società convulse, violente e oligarchiche dell’America Latina di allora, che pure Hélder Câmara definiva «il Continente cristiano del Terzo Mondo», la sconcertante priorità da affrontare era sempre quella di dover combattere le forme più primitive di oppressione e la miseria «che distrugge l’immagine di Dio che è in ogni uomo».


«Se fossi vescovo di Amsterdam o di Parigi»
disse una volta dom Hélder a un gruppo di parlamentari europei in visita a Recife «la mia pastorale sarebbe diversa. Ma il Papa mi ha affidato questo territorio, dove i diritti dei poveri vanno rivendicati senza alcun compromesso»

Negli anni Settanta del secolo scorso Dom Hélder Câmara denunciò l’uso sistematico della tortura contro i dissidenti politici in Brasile. I militari bandirono il suo nome nei mezzi di comunicazione dell’epoca. Per tutta la vita i suoi detrattori politici e ecclesiastici continuarono a affibbiargli il marchio del “vescovo rosso”.

Con la nomina a presidente del generale Ernesto Geisel (1974), iniziò una cauta liberalizzazione (definitiva con il ritorno alla democrazia negli anni Ottanta), nella quale anche a dom Hélder venne consentita maggiore libertà.
Iniziò con una lunga intervista al Jornal do Brasil, a cui seguirono altre su giornali e riviste, compresi alcuni che prima lo avevano violentemente attaccato.

Paolo VI lo ricevette ancora più volte, molto affettuosamente, chiamandolo profeta, approvando i suoi viaggi, ma facendosi delicatamente anche latore delle preoccupazioni della Curia romana per la possibile strumentalizzazione dei suoi viaggi all’estero e per il danno che la diocesi poteva subire per le continue assenze del vescovo. Lo invitò a tornare da lui, ma non ebbe modo di rivederlo.
Pochi giorni dopo l’ultima udienza, Paolo VI moriva, il 6 agosto del 1978.

Giovanni Paolo II venne accolto da dom Hélder all’aeroporto di Teresina, il 7 luglio del 1980, e il Papa gli riservò un saluto molto caloroso, ripetuto anche davanti alle televisioni a reti unificate, chiamandolo ripetutamente «amico mio, amico dei poveri»: un saluto che gli valse come pubblica riabilitazione in Brasile e nei settori della Chiesa che pure lo aveva osteggiato. Pochi anni dopo, nel 1984, al compimento dei 75 anni, dom Hélder presentò, come previsto dal diritto, le proprie dimissioni.

Dom Hélder continuò a viaggiare e a parlare, ora più libero di farlo, e constatò di persona di essere diventato da «l’arcivescovo rosso» il «messaggero di pace». Al suo ottantesimo compleanno, il governatore del suo Ceará lo chiamò in un discorso «profeta del Terzo Mondo».

Certamente dom Hélder è stato un’icona, venerata o criticata, che ha vissuto con grande coerenza la sua missione di sacerdote e di vescovo, in un’epoca molto travagliata del Brasile, che pensiamo sia uscito migliorato dalla prova anche grazie alla sua preghiera e alla sua scomoda testimonianza di come incarnare il messaggio evangelico nella vita personale e sociale di ogni giorno.
È morto il 27 agosto del 1999, nella stessa modesta casa in cui aveva scelto di abitare da arcivescovo. Una vera devozione popolare per lui è già viva in Brasile.