23 Maggio - GIOVANNI FALCONE, che aveva avviato la giusta strategia per sconfiggere Cosa Nostra, viene assassinato
Oggi 23 Maggio nel 1992 a Capaci la mafia compie uno dei più barbari attentati, facendo saltare in aria le automobili che portavano Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro.Vediamo il servizio curato da "La storia siamo noi"
“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”
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La figura di Giovanni Falcone rappresenta un pilastro fondamentale nella lotta alla mafia e più in generale nella storia della Repubblica Italiana; uno straordinario esempio di fiducia e dedizione alle istituzioni: la fedeltà incondizionata di Falcone per lo Stato è stata a lungo espressa come un'anomalia, rispetto alla Sicilia e al suo capoluogo Palermo che dopo la sua morte sembrano aver finalmente ritrovato il coraggio di combattere la piaga della malavita.
Nel maxiprocesso che termina nel 1987 mettendo in ginocchio Cosa Nostra, il ruolo incarnato dal giudice Falcone è essenziale perché definisce nuove procedure e più efficaci metodi d'indagine, e fa capire che una strategia coordinata, portata avanti con determinazione, può sconfiggere definitivamente la "piovra".
La strage di Capaci
I torbidi interessi e i potentati minacciati dalle indagini fanno però di Falcone una vittima designata, bersaglio non più delle diffamazioni, ma di una vera e propria guerra che la mafia decide di intraprendere per metterlo a tacere. Falcone e Borsellino sono per la cupola gli avversari più pericolosi, perché essendo siciliani e palermitani conoscono i linguaggi, le regole, le mosse strategiche delle cosche e mettono però la loro conoscenza al servizio dello Stato.
Falcone, miracolosamente scampato ad un attentato dinamitardo il 20 giugno 1989 presso la sua villa sul litorale dell'Addaura, sa di essere condannato e di non poter contare sull'appoggio o la protezione del potere politico, ma continua eroicamente il suo lavoro. Nelle sue stesse parole, si tratterebbe di ordinaria amministrazione: il dovere morale al quale ogni buon cittadino è chiamato non comporta, secondo Falcone, nessun eroismo.
Il 23 maggio 1992, un jet del SISDE trasporta il magistrato dall'aeroporto di Ciampino allo scalo palermitano di Punta Raisi; durante il successivo tragitto verso la città, all'altezza dello svincolo autostradale di Capaci, un ordigno di potenza inaudita travolge la Fiat Croma blindata su cui viaggia il giudice e le due auto della scorta: perdono la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro.
Per la storia italiana si apre una delle pagine più buie: la mafia, dopo avere ucciso anche Paolo Borsellino il 19 luglio 1992, sfida apertamente lo Stato in una guerra che semina esplosioni e distruzione fino a Roma, Firenze, Milano. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, impareggiabili esempi di lealtà e moralità, coraggio e smisurata umanità, sono la luce che negli anni ha dato la forza, la speranza per continuare a credere e lottare: ci hanno insegnato che la mafia deve e soprattutto può essere sconfitta.
