21 agosto - Assassinio di LEV TROTSKY (1940) su ordine di Stalin e morte (1964) di PALMIRO TOGLIATTI (Genova, 26 marzo 1893 – Jalta, 21 agosto 1964).

Alla morte di Stalin, Togliatti lo commemorò alla Camera dei deputati il 6 marzo 1953 affermando che «Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell'azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano [...]» per poi adeguarsi alle conclusioni del XX Congresso del PCUS che sancì la destalinizzazione, dichiarando: «Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva quasi disperata di persecuzione senza fine, di una diffidenza generale e continua, del sospetto in tutte le direzioni».
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Fu uno dei membri fondatori del Partito Comunista d'Italia e, dal 1927 fino alla morte, segretario e capo indiscusso del Partito Comunista Italiano, del quale era stato il rappresentante all'interno del Comintern, l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti, egemonizzata da Stalin e consapevole della condanna a Trotsky.
Anche di questo organismo Togliatti fu uno degli esponenti più rappresentativi e, dopo che esso fu sciolto nel 1943 e sostituito dal Cominform nel 1947, rifiutò la carica di segretario generale, offertagli direttamente da Stalin, preferendo restare alla testa del partito in Italia.
Dal 1944 al 1945 ricoprì la carica di vice Presidente del Consiglio e dal 1945 al 1946 quella di Ministro di Grazia e Giustizia nei governi che ressero l'Italia dopo la caduta del fascismo.
Membro dell'Assemblea Costituente, dopo le elezioni politiche del 1948 nelle quali tentò la presa del potere attraverso la via elettorale, guidò il partito all'opposizione dei vari governi che si succedettero sotto la guida della Democrazia Cristiana.

Aspetti controversi - Polemiche

- Nel corso del 1956, dopo il XX Congresso del PCUS, Togliatti criticò il modo in cui Khrušcev condusse la critica al "culto della personalità" di Stalin. In un'intervista sulla rivista "Nuovi argomenti" propose in modo molto cauto e per certi versi ambiguo una revisione più profonda della storia dell'URSS, secondo cui andavano cercate nel PCUS degli anni Venti le radici di squilibri manifestatisi con la pianificazione guidata da Stalin.
Al tempo stesso rimase nell'alveo dei fedeli di Mosca e condannò la rivolta di Poznan e quella di Budapest nel 1956, ritenendole pericolose per la stabilità e le prospettive del socialismo. Vide però negli errori dei partiti al potere le cause delle rivolte, criticando la tesi secondo cui esse avessero matrici "esterne" al socialismo.

- A partire dalla sollecitazione lanciata nell'ottobre 1986 dallo storico magiaro-francese François Fejto, sono stati trovati i documenti inediti che comprovano al di là di ogni ragionevole dubbio l'accusa che egli abbia sollecitato l'intervento armato sovietico contro la rivoluzione ungherese [64]. Inoltre nel 1957 alla "I Conferenza mondiale dei partiti comunisti" tenuta a Mosca egli votò, insieme agli altri leader comunisti a favore della condanna a morte dell'ex presidente del Consiglio ungherese Imre Nagy e del generale Pal Maleter, ministro della Difesa, arrestati con due diverse imboscate l'anno prima dalle truppe sovietiche d'occupazione, rispettivamente il 3-11 nel quartier generale sovietico di Tokol e il 22-11 appena uscito dall' ambasciata jugoslava con il salvacondotto del governo Kadàr, con l'accusa di aver aperto «la strada alla controrivoluzione fascista».[65].

- Nel corso del XVI Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, tenutosi a Mosca nel 1930, quando in Italia governava ancora Mussolini, dalla pag. 185 del resoconto stenografico emerge questa dichiarazione di Palmiro Togliatti: «È per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano».[66]

Significativo è anche il rapporto con Tito e la gestione della questione triestina, che mostra una continua e completa sintonia con Mosca:
- Tra il 1945 ed il 1948 il PCI esalta Tito, che definisce il nuovo Garibaldi, e solidarizza con lui fino ad appoggiare le sue pretese sulla Venezia Giulia. Il 7 novembre 1946 Palmiro Togliatti va a Belgrado e rilascia a L'Unità la seguente dichiarazione: "Desideravo da tempo recarmi dal Maresciallo Tito per esprimergli la nostra schietta e profonda ammirazione..."

- Tra il 1948 ed il 1956, dopo la condanna del Cominform, il PCI si allinea immediatamente e L'Unità del 29 giugno 1948 pubblica: "La direzione del Partito Comunista Italiano, udito il rapporto dei compagni Togliatti e Secchia, esprime all'unanimità la propria approvazione completa e senza riserve delle decisioni del Cominform."
Durante questo periodo Tito viene criticato in modo assai veemente dal PCI, e i seguaci del maresciallo chiamati spregiativamente titini.
- Nel 1956 il vento cambia. Khrušcev si reca a Belgrado riabilitando Tito affermando: deploriamo ciò che è avvenuto e respingiamo tutti gli errori accumulati in questo periodo...
Il PCI si adegua immediatamente ed in occasione di un nuovo viaggio di Palmiro Togliatti a Belgrado, L'Unità del 28 maggio 1956 pubblica un'intervista in cui il segretario afferma: "(...) Scopo della mia visita a Belgrado è di riannodare relazioni regolari con i comunisti jugoslavi dopo la grave frattura provocata dall'erronea decisione del Cominform (...)

Note
64 .^ Appunti per una critica del bordighismo, da "Lo Stato Operaio", anno IV, n. 4, aprile 1930, Avanti Barbari!
65. ^ La condanna a morte sarebbe stata sancita l'anno successivo, alla Conferenza mondiale dei partiti comunisti, e non è certo solo colpa di Togliatti, ma soprattutto di pressioni della Cina. Ma ciò che è affermato dallo stesso Kadàr in un verbale di riunione del CC del POSU, il partito comunista ungherese, del 29 novembre 1957, pubblicato dall' Archivio Nazionale Ungherese di Budapest nel 1997 in volume coi verbali del CC del POSU del biennio 1957-58, tradotto da Argentieri in Federigo Argentieri, Ungheria 1956, op. cit., pp. 142-46, testimonia ampiamente l'accusa secondo cui Togliatti avrebbe ottenuto di spostare quelle ingombranti esecuzioni capitali a dopo le elezioni politiche italiane del 25 maggio 1958, perché il PCI non ne fosse troppo danneggiato, come già riportato sopra. Infatti esse furono eseguite il 16 giugno 1958.
66. ^ Citato in: Paolo Granzotto, tratto da «Il Giornale» del 1º maggio 2002. Riportato il 21 febbraio 2007.