16 Ottobre. Giovanni Paolo il Grande diventa papa.

Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Da ricordare"

Il 16 Ottobre 1978 in piazza S.Pietro a Roma viene eletto papa Karol Wojtyla, il primo papa polacco e perciò slavo della storia.
Giovanni Paolo II è il Papa che ha modificato il corso degli eventi trasformando i rapporti tra i Paesi dell'ex blocco comunista e il resto dell'Europa.
Su tale portata storica epocale del pontificato di Giovanni Paolo II si sono pubblicati molti testi e sempre più se ne pubblicheranno. Uno dei più significativi e monumentali è quello di Georg Weigel (Testimone della speranza), che ne narra le vicende con precisione e ricchezza di documentazione in rapporto ai contesti storici da lui profondamente cambiati. Riportiamo le parole da Weigel pronunciate nel 2004 ai giovani dell'Università francescana di Steubenville.
"Da più di 25 anni ormai, abbiamo avuto il privilegio di vivere nello stesso periodo storico di Giovanni Paolo II. La maggior parte di voi, appartenenti alla classe del 2004, dell'Università francescana di Steubenville, non ha memoria, nella propria vita, di un altro Papa al di fuori di quello attuale.
Coloro che invece hanno una memoria che risale più indietro nel tempo, sanno che nessun Papa del nostro tempo - forse neanche dei secoli scorsi - ha lasciato una tale impronta nella storia. Ma anche questa affermazione mi sembra che non renda a sufficienza lo spessore dell'uomo che le future generazioni potrebbero conoscere come "Giovanni Paolo il Grande". Forse, in questo, il baseball può aiutare.
Nel libro più avvincente mai scritto sul baseball, "The Boys of Summer", di Roger Kahn, viene descritto nei seguenti termini il leggendario Jackie Robinson: "Come pochi, pochissimi atleti ... [Jackie] Robinson non giocava meramente al centro. Egli giocava al centro, ma dovunque egli andava, il centro si muoveva con lui".
Allo stesso modo, Giovanni Paolo II non ha solo lasciato un'impronta nella storia. Egli è la storia, e dove egli va - che sia in Polonia nel 1979, in Nicaragua nel 1983, in Cile nel 1978, a Denver nel 1993, o in Terra Santa nel 2000 - la storia si muove con lui. E la storia è cambiata a causa della sua presenza.
Come avviene questo? Non solo perché il Papa ha una personalità vincente - anche se sicuramente ciò è vero; e non solo perché egli ha una mente brillante - seppure anche questo è sicuramente vero.
No, il suo impatto nella storia, la sua singolare capacità di essere storia, di incarnare la storia dei suoi tempi come solo un altro uomo - Winston Churchill - è stato capace di fare nello scorso secolo, è conseguenza della sua fede, delle sue convinzioni e del suo impegno: in una parola, il suo impatto nella storia è il risultato del suo essere discepolo.
Vi sono lezioni da trarre da questa capacità di essere discepolo, per voi che sarete gli artefici del XXI secolo? Credo proprio di sì....
Ognuno di noi, secondo il Papa, è attore di un dramma dalle conseguenze eterne. E ciascuno di noi ha un ruolo ben preciso da svolgere in questo dramma.
È interessante ricordare che Giovanni Paolo II, da giovane, ha dovuto lottare, e lottare veramente, per discernere la propria vocazione, il suo preciso posto nell’ordine divino delle cose. Egli era fortemente attratto dal teatro. Aveva una vita sociale normale come tutti i suoi coetanei, e grandi amicizie sia con le ragazze che con i ragazzi.
Quando iniziò gli studi universitari, intendeva sicuramente vivere come un Cristiano impegnato, ma pensava che lo avrebbe fatto da laico: come attore, scrittore o regista teatrale, forse in seguito come professore. Fu solo dopo un intenso periodo di riflessione e preghiera che capì che Dio lo aveva scelto per il sacerdozio e che poteva esserci solo una risposta a quella scelta.
Quanto sarebbe stata diversa la storia dei nostri giorni se il giovane Karol Wojtyla non avesse preso sul serio la domanda su dove e come Dio voleva che “recitasse” nel teatro della storia?
E’ questo il tipo di serietà che tutti noi possiamo imparare da Giovanni Paolo II."