LA CULTURA POPOLARE EUROPEA E IL NICHILISMO

Autore: Silvio Restelli.

Per la cultura popolare europea fedele alle radici greco-giudaico-cristiane l’essere umano è così definito.

* È libero attraverso l’uso della ragione allargata (vedi 12 settembre - lezione di Ratisbona di papa Benedetto XVI)
* È persona in rapporto con Dio creatore (figliolanza) e con tutti gli uomini (fraternità)
* Custodisce la natura e le sue leggi attraverso la scienza
* Desidera la bellezza come armonia presente
* Asseconda il desiderio di bene presente nella sua coscienza e contrasta la tentazione del male
* Usa la memoria storica per vivere il presente e progettare il futuro

Poiché tali radici sono negate a livello culturale dal pensiero diffuso dominante, occorre fare un lavoro giornaliero per recuperarle: proponiamo lo strumento dell’Almanacco come punto di partenza per la realizzazione di tale lavoro.
Possiamo immaginare, con una metafora, Internet (la rete) come un grande oceano di informazioni nel quale occorre trovare quelle più adeguate.
I criteri utilizzati saranno validi se permetteranno di superare quella negazione degli universali della cultura occidentale in cui consiste il pensiero diffuso dominante.

Tale negazione si realizza attraverso l’esaltazione del piacere (eros) come fine ultimo del comportamento umano e il rifiuto deciso del suo differimento per conseguire quegli universali di cui, seguendo E. Severino, abbiamo parlato: Dio creatore, progresso storico, scienza, tecnica, diritti dell’uomo, giustizia, stato di diritto.
Si tratta dell’affermazione di un nuovo umanesimo (tecnologico/consumista/narcisista) costruito sul rifiuto di tutta la tradizione occidentale.

È un totalitarismo nuovo, che non si pone come teoria consapevole e riflessa, ma come insieme di affermazioni dogmatiche e di principi teoretici e pratici, che vengono comunicati come assolutamente veri e perciò indiscutibili, come una vera e propria fede.
Chi non li condivide non è solo sostenitore di una tesi diversa, ma pericoloso portatore di una malattia che deve essere isolata (lebbra) ed emarginata prima che si diffonda nel corpo “sano” della società.


Il pensiero diffuso dominante è dunque un nuovo totalitarismo che si manifesta e agisce in modo diverso da quelli del XX secolo (nazismo e comunismo).

Eccone i principali momenti:
(a) Negazione feroce di tutte le verità tradizionali attraverso la creazione di una falsa unanimità da parte dei mezzi di comunicazione sociale;

(b) Costruzione di una fama negativa o censura del silenzio come segno di inadeguatezza al dibattito pubblico, contro chi avanza proposte e idee che si discostano da quei concetti;

(c) Frequentazione/costruzione di un mondo della comunicazione (mezzi di comunicazione di massa compresi oggi i social media) come quel luogo in cui lo sforzo di ogni intelligenza è quello di catturare il consenso di chi ne fa parte e di escluderne chi invece si pone in modo critico; in cui ci si ritrova per parlare, non per agire; in cui è l'opinione pubblica che costituisce l'essere; è reale ciò che qui è discusso e non, come nella vita, ciò che avviene effettivamente; l'apparire sostituisce l'essere, il dire sostituisce l’agire;

(d) L’addestramento e l’utilizzazione di una quantità indefinita di ripetitori (claque) che hanno interiorizzato i principi/dogmi di cui sopra e agiscono da conferma permanente e da cassa di risonanza del clima dominante.

La sfida educativa.
Ma la sfida educativa richiede che si raccolga la provocazione e che ci si muova alla risposta per una nuova educazione in un duplice percorso.

Da un lato ripercorrere storicamente le vicende degli uomini europei per mostrare come i grandi protagonisti hanno testimoniato, con la loro esistenza e con le loro decisioni, l'affermazione di quei valori che si vogliono sostenere come il prodotto più alto della civiltà greco-giudaico-cristiana (vedi la parte "eventi" e "personaggi" dell'Almanacco); dall'altra riprendere quelle idee e quelle elaborazioni concettuali ed esperienze artistiche che si pongono in modo alternativo alla linea tendenzialmente dominante del pensiero moderno, riducendo al nulla l’interpretazione fin qui vincente della storia contemporanea e mostrando che la fine del percorso della modernità (quell’esito nichilistico che si può chiamare anche tecnologico/consumistico/narcisista) non è affatto necessario.

Infine è possibile recuperare e dare slancio a quelle posizioni e idee che sono state accantonate in modo indebito e senza adeguata consapevolezza critica, fornendo così un fondamento adeguato a quei valori e a quelle esperienze che costituiscono l'eccellenza della nostra civiltà (vedi la parte "da ricordare" dell'Almanacco stesso).

In questo modo avremo dato un fondamento adeguato, utilizzabile in chiave educativa, a quei valori della cultura occidentale che appaiono ai più come irrinunciabili per la costruzione di una giusta convivenza: democrazia liberale, stato di diritto o costituzionale, rispetto per tutte le religioni, eguaglianza tra gli uomini, rifiuto della violenza, possibilità di realizzare una scienza e una tecnologia al servizio dell'uomo e non asservita al potere, realizzazione di un rapporto tra i popoli fondato sulla giustizia, economia mondiale nella quale la ricerca del profitto è regolata da leggi che tutelano le necessità di chi (individui, gruppi sociali o popoli) è meno ricco e potente.

IL NUOVO TOTALITARISMO

I dieci dogmi del nuovo totalitarismo sono i seguenti.
1) Non c’è alcuna verità universale (relativismo)
2) Scienza e tecnica sono gli unici strumenti per risolvere problemi (scientismo)
3) Occorre porre la domanda sul “che fare di fronte ai problemi” e non le tre domande tradizionali: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo (prassismo)
4) Ogni religione/fede è scelta privata individuale e non può entrare nel dibattito pubblico (soggettivismo)
5) Dio è incompatibile con la sofferenza e la morte (rifiuto del Cristianesimo)
6) L’uomo è individuo che rompe tutti i legami che gli impediscono di appropriarsi delle cose (individualismo possessivo)
7) Il metodo giusto è quello del “tentativo ed errore” (trial and error) (rifiuto dell’autorità e della tradizione)
8) Ognuno deve realizzare il suo sogno/progetto al quale solo affida la sua speranza di felicità (senza riferimento ad alcuna natura umana) (autodeterminazione)
9) La maggioranza decide ciò che è giusto e ciò che non lo è (conformismo sociale)
10) Le leggi e le istituzioni pubbliche sono convenzioni sottoscritte per rendere possibile la convivenza ma hanno valore temporaneo (anarchia)


Il pensiero diffuso dominante è dunque un nuovo totalitarismo che si manifesta e agisce in modo diverso da quelli del XX secolo (nazismo e comunismo).

CHE FARE.

I PERCORSI

Utilizzare l’Almanacco significa allora costruire una cultura popolare autentica attraverso percorsi di senso compiuto a partire dalla testimonianza offerta nei vari giorni.

Proviamo a fare alcuni esempi su temi particolarmente rilevanti che possono essere costruiti con l’uso dell’Almanacco.


Percorso n.1: IL NUOVO TOTALITARISMO. Divertirsi da morire: il desiderio come diritto.
Qui ci interroghiamo sulla natura della società contemporanea in Italia e in Occidente: stiamo vivendo in paesi democratici in cui lo Stato di diritto è al fondamento delle nostre istituzioni o dobbiamo parlare di società totalitarie di tipo nuovo che si propongono come democratiche?
Il nostro percorso nell’ “ALMANACCO della Cultura Popolare” prevede sette passi per prendere coscienza di quello che stiamo vivendo e del processo che ha portato il pensiero moderno in questa fase.

Percorso n.2: QUALE SCIENZA?
Il tema della scienza è fondamentale per capire e contestare il PENSIERO DIFFUSO DOMINANTE: PROPRIO L'APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA RISOLUZIONE DEI PROBLEMI UMANI, affermato come l’unica forma di conoscenza che porta alla verità e alla soluzione dei problemi (scientismo) ne è infatti IL PILASTRO (a volte non proclamato come tale).
Tale approccio, in quanto esclude la legittimità degli altri, è PRINCIPIO DI VIOLENZA.

Percorso n.3: QUALE CHIESA?
A partire dal Concilio Vaticano II ci chiediamo qual è l’immagine di Chiesa necessaria per rendere presente il messaggio evangelico nel contesto nichilistico attuale, che non ne riconosce l’identità, negandola o riducendola ad avvenimento privato o al massimo a centro culturale e sociale.

Percorso n.4: QUALE SOCIETA’?
Ci chiediamo quale società stiamo vivendo e quale vogliamo costruire.

Percorso n.5: QUALE FILOSOFIA?
Qual è la filosofia adeguata alla costruzione di una cultura alternativa al pensiero diffuso dominante?

Percorso n. 6: QUALE STORIA?
La memoria storica è uno dei fattori portanti della cultura alternativa al pensiero diffuso dominante e con essa la revisione di alcuni momenti sui quali è necessario far emergere la verità storica al di là dell’ideologia.

Percorso n. 7: QUALE MUSICA?
La musica rappresenta senza alcun dubbio uno degli elementi fondamentali che caratterizza il modo di essere del Marciapiedaio, l'uomo che vive la cultura popolare di radici cristiane.

CONCLUSIONE

CONTINUITA’ non ROTTURA

Per concludere in modo provvisorio chiediamo ancora aiuto ad Augusto Del Noce che, con parole veramente profetiche scritte nei primi anni 90, individuando la Rivoluzione sessuale proposta da Wilhelm Reich come l’essenza della società contemporanea, formula una critica approfondita del pensiero diffuso dominante partendo dalla rivalutazione del concetto di Tradizione e criticando il concetto di Rivoluzione proposto in termini moderni.

"A costo di ripetersi, è opportuno insistere su certe verità su cui è caduto un quasi totale oblio. L’idea di matrimonio monogamico indissolubile e le correlative (pudore, purezza, continenza) sono legate a quella di tradizione che, a sua volta, in quanto «tradere» è consegnare, presuppone quella di un ordine oggettivo di verità immutabili e permanenti (il Vero in sé e il Bene in sé platonici). Temi, oltre a tutto, la cui più energica affermazione è gloria del pensiero italiano. Che altro è la Commedia dantesca se non il poema dell’Ordine come forma immanente dell’universo? Chi fu il più grande rivendicatore, nei secoli moderni, dell’Ordine oggettivo dell’Essere, se non il Rosmini?

Ma se noi separiamo l’idea di tradizione da quella dell’ordine oggettivo, essa deve di necessità apparire come il «passato», come «ciò che è superato», come «il morto che vuole soffocare il vivo»; come ciò che deve essere negato per poter ritrovare l’equilibrio psichico. All’idea del matrimonio indissolubile, deve sostituirsi l’unione libera, rinnovabile o solubile in qualsiasi momento. Non si può parlare di perversioni sessuali, anzi le forme omosessuali, maschili o femminili, dovranno essere considerate come le forme pure dell’amore. Sul piano scientista-materialistico su cui pure Freud si muoveva, non è quindi dubbio che sia il Reich ad aver ragione.

La sua tesi rompe anche con quella della rivoluzione politico-sociale, in quanto dominata dall’idea di avvenire, in cui sarà un ordine, sia pur «nuovo» e non eterno, che spetta a noi instaurare; per la mentalità rivoluzionaria pura, l’amore libero sarà solamente tollerato tra «compagni» (e compagni veramente impegnati), ma l’ideale sarà quello della fedeltà reciproca di compagno e di compagna.
Il dominio della sessualità libera è, dunque, il puro presente; da ciò la ricaduta nel sotto umano, nell’animalismo (si pensi alla mens momentanea di Leibniz); situazione da cui si cerca di sottrarsi attraverso l’evasione in «un’altra realtà». Da ciò il legame necessario tra l’erotismo e i «paradisi artificiali» della droga. E non serve certo, dopo aver giudicato «retrograda» ogni critica della libertà sessuale, cercar di ripiegare assumendo che la droga diminuisce la virilità; anzitutto perché erotismo e virilità hanno ben poco da fare, poi perché l’illimitata libertà sessuale e la ricerca di «paradisi artificiali», sono momenti di dispiegamento della stessa essenza.

Da ciò derivano tre importantissime conclusioni:
1) la questione dell’erotismo è anzitutto metafisica: solo una restaurazione di quella che per brevità chiamerò «metafisica classica» può veramente superare il sistema di valutazioni in cui esso consiste;
2) politicamente l’erotismo è collegato a quella «democrazia vuota del sacro», che mai si è manifestata come oggi; e la cui affermazione, nonostante rappresenti l’esatto inverso della democrazia pensata da Leone XIII, è stata pur aiutata (dire semplicemente «non ostacolata» sarebbe poco) dai partiti democratici cristiani; e, naturalmente, stimolata dai nuovi modernisti per cui parlare all’«uomo d’oggi» è riconoscere la «profanità» del mondo;
3) è perfettamente inutile il «dialogo» con gli assertori della liberalizzazione sessuale e ciò semplicemente perché essi muovono dalla negazione a priori di quella metafisica, da cui discende la morale che essi giudicano «repressiva».