La libertà e le sue radici 3 - Dai Padri della Chiesa al secolo XIII

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nel I capitolo, a titolo di premessa, si richiamano le concezioni che precedono la dottrina di papa Gelasio sulla distinzione dei poteri. Si fa riferimento ai pensatori latini Cicerone e Seneca, ai fondamenti di dottrina politica rintracciabili nelle Sacre Scritture, ai giuristi romani (dal II al VI secolo) e alla dottrina dei Padri cristiani (dal II al VII). Questi ultimi, con la loro opera, hanno vivificato le intuizioni della scuola stoica alla luce della dottrina biblica dell’uomo imago dei e dell’invito di Gesù di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Tale opera, dunque, è decisiva nel concorrere a formare quella che sarà la christianitas, secondo la quale l’unico Impero accetta che al suo interno operi la Chiesa come comunità dotata di autonomia dottrinale e organizzativa.

Nel II capitolo, papa Gelasio formula la definizione dei rispettivi compiti dell’Impero cristiano e della Chiesa nella prospettiva dualistica che ne deriva. Ma il percorso non è unitario e fluido nello svolgimento, anzi, in seno alla cristianità si svilupperanno due differenti concezioni: quella cesaropapista e quella latina. In quella latina la libertà diventerà un tema che riguarderà sempre più lo sviluppo stesso della società civile. Grazie alla concezione latina, la libertà compirà le tappe più significative per la sua progressiva attuazione.

Nel III capitolo, si esaminano i contributi dei pensatori del IX secolo che vertono principalmente su tre aspetti: la dottrina dell’uguaglianza originaria della natura umana, la sacralità del potere politico e, per converso, la possibilità di opporsi a un suo uso ingiusto e tirannico, l’autonomia della Chiesa come società dotata di un proprio ordinamento. Tali cardini teorici si coniugano con le tradizioni delle tribù germaniche che prevedevano la supremazia delle consuetudini nazionali sul governante. In conseguenza di ciò, si perviene a una diffusa tendenza a un maggior rispetto per la vita umana e a una maggiore considerazione per i deboli, gli indifesi e le donne. Il diffondersi dell’istituto e dell’ideale della Cavalleria, la progressiva limitazione della schiavitù e l’istituzione della Tregua di Dio ne sono esempi significativi.

Nel IV capitolo, si esamina il tema del rapporto Stato-Chiesa così come lo hanno considerato i glossatori e i canonisti, la cui opera è fondamentale non tanto per i singoli contributi offerti – il riconoscimento pieno dell’origine divina sia del potere politico sia del potere spirituale e la riaffermazione che l’autorità, in ultima analisi, deriva al governante dal popolo – ma perché consentirà ai grandi pensatori del XIII secolo di elaborare in un sistema coerente e logico le formule di saggezza antica fin lì tramandate, arricchendole degli influssi dei nuovi fermenti che plasmano la cristianità.

Nel V capitolo, si vede come, dal X agli albori del XIII secolo, cominciarono ad essere codificati alcuni dei doveri di coloro che, a vario livello, detenevano il potere e i corrispettivi diritti dei loro sudditi, nobili o comuni che fossero. Il mutare dei tempi e delle situazioni non modificava l’adesione alla dottrina gelasiana da parte della maggior parte dei pensatori cristiani e degli uomini che governavano la Chiesa. D’altra parte, il papa e i monarchi, quando cercano di esercitare un controllo sul potere che non compete loro, trovano barriere invalicabili e resistenze oggettive da parte degli ambiti che vorrebbero invadere.
La presenza di due poteri che lottano tra loro anche aspramente, inoltre, apre la strada a un movimento sociale e spirituale che, in Italia prima e in Provenza e Germania poi, porta alla nascita del Comune. Nel suo ambito avviene una trasformazione che conduce in Occidente al realizzarsi di un nuovo dualismo, quello tra Stato e società, che si va ad affiancare a quello plurisecolare tra Stato e Chiesa. È la società civile, la società distributrice di diritti, in cui le libertà personali, politiche ed economiche vengono concepite con una chiarezza mai riscontrata nel passato.