La libertà e le sue radici 2 – Chiesa e diritti umani nel Medio Evo

Fonte:
CulturaCattolica.it
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L’indagine storica si è avvalsa di quanto già messo in luce dagli studi di autori ormai divenuti “classici”, e in particolare della visione accurata, profonda e tendenzialmente globale del Medioevo proposta dai fratelli R. W. e A. J. Carlyle (1859-1934 e 1861-1943) nella loro fondamentale opera Il pensiero politico medievale, (1) che abbraccia «in una sintesi organica l’intera storia culturale dell’Occidente sotto l’aspetto giuridico-politico, lungo un arco di ben quindici secoli». (2) La chiave critica di lettura utilizzata in questa ricerca è costituita da uno strumento concettuale fondamentale, quello del dualismo tra Chiesa e Stato inteso come irriducibilità della dimensione spirituale della persona umana rispetto al potere politico e come autonomia organizzativa della comunità religiosa nei confronti dell’assetto istituzionale della società.
A tale dualismo si accompagnano altri tre strumenti concettuali, proposti come ineludibili per la comprensione di quanto è accaduto. Possiamo individuarne tre che vengono fatti dialogare sia con gli storici di riferimento sia con le posizioni di altri autori che di volta in volta vengono presi in considerazione. Il primo è il nesso tra coscienza e libertà elaborato da Lord J. E. E. Acton (1834-1902) nella sua Storia della libertà. (3) Il secondo è la lettura di tipo sociologico del dualismo fra Chiesa e Stato fatta da don Luigi Sturzo (1871-1959) nel suo Chiesa e Stato. Studio sociologico-storico. (4) Il terzo è l’applicazione alla lettura della storia del concetto teologico di “incarnazione” in forza del quale il divino si comunica attraverso l’umano della struttura sacramentale della Chiesa, sviluppata nell’opera di don Francesco Ricci (1930-1991). (5)
Ognuno dei capitoli in cui è suddivisa la trattazione si può considerare come un contributo alla risposta a due domande. La prima riguarda il come, in Occidente, nelle varie epoche considerate, si sia manifestata la coscienza dei diritti della persona, sia rispetto al potere in genere sia a quello dell’autorità politica in particolare. La seconda domanda, invece, cerca di comprendere come la Chiesa si sia posta rispetto al potere dello Stato e che consapevolezza abbia a sua volta concorso a sviluppare verso i diritti della persona, nel raccogliere l’invito di Cristo «rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio».
L’indagine si svolge intrecciando e cogliendo le connessioni fra quattro livelli di riflessione – teologico, filosofico, giuridico e storico – con l’intento di mostrare come le idee scaturite dai vari ambiti si siano riverberate nella storia reale. A titolo di esemplificazione, si fa riferimento ad alcuni avvenimenti e ad alcune istituzioni considerati emblematici per il percorso.
Vista nel suo insieme la ricerca, che si sviluppa in otto capitoli, mette a tema quella che Lord Acton ha chiamato la storia della libertà; i suoi fondamenti vengono individuati nella Sacra Scrittura, nel pensiero giuridico romano, nel pensiero dei Padri della Chiesa e nelle tradizioni delle tribù germaniche che si sono inserite nell’alveo della romanità cristianizzata, arricchendola di nuovi contributi di pensiero e di nuove istituzioni.


NOTE
1. ROBERT W. and ALEXANDER J. CARLYLE, A History of Mediaeval Political Theory in the West, 6 voll., W. Blackwood & Sons, Edinburgh and London, 1903-1936 (vol. I, 1903; vol. II, 1909; III, 1915; IV, 1922; V, 1928; VI, 1936).
2. LUIGI FIRPO, in Prefazione a R. W. e A. J. CARLYLE, Il pensiero politico medievale, I, Laterza, Bari, 1956, pp. IX-X.
3. JOHN EMERICH E. DALBERG-ACTON, The History of Freedom and other Essays, Macmillan, London, 1907.
4. LUIGI STURZO, L’Eglise et l’Etat, Les Editions Internationales, Paris, 1937.
5. FRANCESCO RICCI, Cronache d’Europa perdute e ritrovate, Edizioni CSEO, Bologna, 1990; Cronache del Novecento perdute e ritrovate, La Nuova Agape, Forlì, 1999; Da un paese vicino (a cura dell’Associazione don Francesco Ricci), Dehoniane, Bologna, 2003.