La libertà e le sue radici 1 - Un pregiudizio anticristiano

La libertà e le sue radici. L'affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo, di Maurizio Ormas, prefazione di R. Buttiglione, Effatà, Cantalupa 2010, pp.303.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il fine del saggio “La libertà e le sue radici” di Maurizio Ormas è contribuire a mostrare l’infondatezza del pregiudizio circa una pretesa incompatibilità tra libertà e cristianesimo. Storicamente, esso è nato dalla duplice e radicale obiezione di un certo illuminismo verso il fatto religioso: la prima nei confronti della Chiesa come istituzione e la seconda nei confronti del cristianesimo come movimento capace di promuovere una cultura a servizio dell’uomo. La mentalità che alimenta tali obiezioni fa leva, in particolare, su una visione negativa del periodo medievale, che viene dipinto, spesso in maniera anche grossolana, come un’epoca di stagnazione e di oscurantismo per l’umanità. Come osserva Rocco Buttiglione nella prefazione al libro, «questa idea di Medio Evo si è imposta ed ha dominato in modo quasi incontrastato nella nostra cultura, quasi che esistesse una rottura assoluta fra i“secoli bui”e la civiltà moderna». Al contrario, nella visione proposta da Ormas, «non esiste una cesura epocale fra Medio Evo ed età moderna, non c’è un uomo del Medio Evo essenzialmente diverso dall’uomo moderno, con un orizzonte di pensiero e di esistenza assolutamente diverso ed incomunicabile. In altre parole non esiste il Medioevo. Esiste la storia, che conosce certo anche le sue rotture, ma tali rotture sono sempre relative e coesistono con momenti di continuità».
Tra gli innumerevoli sentieri di ricerca che si potrebbero percorrere per mostrare quanto siano inadeguate queste posizioni culturali, si è scelto quello che indaga il rapporto tra individuo, società e potere negli scenari sociopolitici nel periodo compreso fra la formulazione della dottrina della distinzione dei poteri fra Stato e Chiesa ad opera di papa Gelasio I, negli anni 494-496, e la prima “carta dei diritti umani”, contenuta nell’opera di Francisco de Vitoria, agli inizi della Scuola di Salamanca in Spagna, nella prima metà del secolo XVI.
Vengono individuati i fondamenti teologici, filosofici, giuridici e sociali che hanno contribuito a fare del Medioevo un’epoca favorevole al sorgere di nuovi e più umani modelli di vita sociale e religiosa rispetto all’antichità e in cui sono maturate premesse culturali e giuridiche grazie alle quali, nei secoli successivi, si svilupperanno le istituzioni democratiche e liberali.