Rabano Mauro, autore del Veni Creator Spiritus

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Fra i santi che hanno fatto la storia - non solo della Chiesa ma della cultura europea - e oggi dimenticati, c’è san Rabàno Mauro, grande enciclopedista e organizzatore.
Rabàno nacque tra il 780 e il 784 a Magonza ed entrò giovanissimo, come oblato, nella abazia di Fulda, frequentandone la scuola monastica. Fu qui che scrisse uno dei suoi primi trattati e che ricevette il diaconato nell’801. Venne poi mandato a Tours, in Francia, per completare gli studi nella Schola Palatina, fondata da Carlo Magno. Nel momento in cui Rabano vi approda, la schola era guidata da un grande filosofo e letterato, il futuro beato Alcuino (735-804). Questi, edificato dalle virtù e dalle capacità di Rabano, gli diede il nome «Mauro» in memoria del discepolo prediletto da san Benedetto da Norcia.
Pochi anni dopo Rabano Mauro ritornò a Fulda e qui, nell’814, ricevette l’ordinazione sacerdotale. Un pellegrinaggio a Gerusalemme, nell’817, segnò profondamene la sua vita spirituale e, ritornato all’Abazia Fulda, ne divenne Abate nell’822. Rimase in carica vent’anni dedicandosi incessantemente alla ricostruzione degli edifici monastici, iniziata già dal suo predecessore, e potenziò lo scriptorium dell’abazia, che divenne la biblioteca più ricca d’Europa. Fu in questi anni che scrisse la maggior parte delle sue opere. Commentò il testo sacro, utilizzando le opere di san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio Magno, ed evidenziando gli aspetti allegorici della bibbia seguendo teorie espresse nel suo Allegoriae in Scripturam sacram. Compilò opere di carattere enciclopedico come il De Universo dove raccolse la sapienza medievale legata al significato dei simboli, del bestiario medievale ecc. (di quest’opera esiste una pregevole copia anastatica: http://www.mercuriostore.it/index.php/grandi-opere/fac-simili/de-universo-de-rerum-naturis-rabano-mauro-secolo-xi-montecassino.html ). Oppure il De Institutione clericorum (819) o il De Arte gramatica o il Liber de computo (dove, fra altre cose, si trovano indicazioni sul simbolismo numerico, di ascendenza agostiniana)
Nell’842 lasciò la carica e si ritirò nei pressi di Fulda, a Petersberg, per dedicarsi agli studi, tuttavia cinque anni dopo il re Ludovico il Germanico (804-876) lo chiamò alla sede episcopale di Magonza.
A lui è attribuito l’inno Veni Creator Spiritus, sebbene, con tutta probabilità, egli lo abbia rielaborato da un testo precedente più antico.
Rabano Mauro morì il 4 febbraio 856 e le sue reliquie furono deposte e, in seguito, venerate in luogo visibile nel monastero di Sant’Albano. Purtroppo tali reliquie scomparvero all’epoca della Riforma Protestane, epoca che decreto anche il declino della memoria di Rabano Mauro.
Dante lo immortalò nel canto XII del Paradiso (XII,139) annoverandolo fra gli spiriti sapienti del cielo del Sole.
Tra gli innumerevoli spunti offerti dalle sue opere, indispensabili – tra l’altro – per conoscere e capire certa simbologia trasmessa poi dall’arte medioevale e successiva, vi è una miniatura tratta dal Liber de Laudibus del Sanctae Crucis che ritrae Ludovico il Pio. Rabano compilò l’opera proprio in omaggio al sovrano che lo volle vescovo di Magonza.
La miniatura in questione è un esempio di calligramma. Ludovico il pio è presentato come miles christianus, regge con la destra una croce, vera alabarda del cristiano e con la sinistra uno scudo. Sotto la corazza indossa il chitone, antica veste greca che nella versione corta era usata nei lavori agricoli e in battaglia. L’aspetto più interessante della miniatura sono le scritte che classificano il lavoro all’interno dei calligramma.
I calligramma si proponevano di esprimere attraverso un’estrosa disposizione delle lettere di un testo una figura di senso compiuto. Pur essendo un pratica antica, la denominazione di calligramma è tardiva e risale a una raccolta di poesie di Apollinaire del 1918, dal titolo appunto di Calligrammes, dove le parole di alcune poesie sono disposte in forma di disegno.
Nella miniatura di Rabano Mauro un inno alla croce, segna tutta la figura del pio Sovrano. Non solo, ma all’interno del nimbo e della croce, le lettere compilano quelle frasi che più si vogliono evidenziare.
Nel nimbo infatti leggiamo una preghiera a favore del re:«Tu, o Cristo, incorona Luigi», mentre nella croce si legge:«Nel segno della Tua Croce regni, o Cristo, che sei la vittoria e la vera salvezza e mantieni tutto in un giusto ordine». Più che la parola, dunque, era l’immagine con la sua forza comunicativa che lasciava intuire il dettato di fede. Cosicché chiunque avesse preso fra le mani il libro, letterato o meno, capace di lettura o meno, avrebbe comunque intuito l’elogio al pio Ludovico e l’elegia alla croce.

Ludovico il Pio, rappresentato come miles christianus, è in piedi con una croce nella destra e uno scudo nella sinistra, sotto la corazza pettorale porta un chitone che arriva fino alle ginocchia, sul nimbo la serie di lettere, che si inscrivono in esso, forma la frase: «Tu Cristo, incorona Luigi», mentre quelle che si inscrivono nella croce formano la frase: «Nel segno della Tua Croce regni, o Cristo, che sei la vittoria e la vera salvezza e mantieni tutto in un giusto ordine».