Luigi Martin e Zelia Guerin

Autore:
Schilirò, Valter e Leo, Adele
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Quando abbiamo cominciato a chiedere l’intercessione di Luigi e Zelia Martin per la guarigione di Pietro, sapevamo ben poco di loro, ricordavamo solo che s. Teresa in “Storia di un’anima” diceva di aver avuto «un padre e una madre più degni del Cielo che della terra».

Man mano che passavano i giorni è cresciuto in noi il desiderio di conoscerli.

Luigi e Zelia arrivano al Matrimonio dopo un brevissimo fidanzamento. Entrambi avevano verificato la possibilità di una vita religiosa e quando si incontrano, vivono la loro vocazione al Matrimonio nella totale apertura alla volontà di Dio.
Per circa dieci mesi vissero un cammino verginale dentro lo stato matrimoniale, forse un delicato gesto di amore con il quale Luigi “attese” la sua cara Zelia che non sapeva nulla dell’intimità coniugale.
Zelia scrive alla figlia:
Lett 192 Tu che ami tanto tuo padre, mia Paolina, penserai che gli recassi dispiacere e che gliene abbia arrecato il giorno del mio matrimonio. Ma no, egli mi comprendeva e mi consolava del suo meglio, poiché aveva gusti simili ai miei; credo anzi che il nostro reciproco affetto proprio così sia aumentato: i nostri sentimenti sono stati sempre all’unisono ed egli è sempre stato per me un consolatore ed un sostegno. Ma quando abbiamo avuto i nostri figlioli … tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era più di peso. Per me era il grande compenso, perciò desideravo averne molti, per allevarli per il Cielo…”

Luigi e Zelia si sono molto amati, qualche testimonianza dalle loro lettere:
- Lett 1 al fratello Isidoro: “..Io sono sempre felicissima con lui, mi rende la vita molto serena. Mio marito è un sant’uomo, ne auguro uno simile a tutte le donne: ecco l’augurio che faccio a loro per il nuovo anno…”
- Lett 46 a Luigi in viaggio d’affari: “Mio caro Luigi, … Quando riceverai questa lettera sarò occupata a mettere in ordine il tuo banco da lavoro; non ti dovrai irritare, non perderò nulla, nemmeno un vecchio quadrante, né un pezzetto di molla, insomma niente, e poi sarà tutto pulito sopra e sotto! Non potrai dire che «ho soltanto cambiato il posto alla polvere», perché non ce ne sarà più... Ti abbraccio di tutto cuore, oggi sono tanto felice al pensiero di rivederti che non posso lavorare. Tua moglie che ti ama più della sua vita”.
- Luigi così firmava una sua lettera: “Tuo marito e vero amico, che ti ama per la vita”

La loro vita non fu segnata da particolari esperienze mistiche o da fatti straordinari, ma dalla ferma convinzione che Dio si occupa di noi, anche nei fatti più piccoli della vita quotidiana.
In una lettera alla figlia Paolina, Zelia a proposito di un amico che diceva “Dio non si occupa di noi”, scriveva:”…lo vedrà se il buon Dio non se ne occupa, e credo che sarà ben presto, Mi addolora che amici così buoni abbiano simili sentimenti. Lo so bene io che il buon Dio si occupa di me: me ne sono già accorta molte volte in vita mia ed ho molti ricordi a questo riguardo che non si cancelleranno mai dalla mia memoria”(Lett 156)

Questa loro fiducia nasce quindi da esperienze concrete e non è frutto di sforzo psicologico. E’ questa certezza che sostiene i momenti di fatica.

Come noi, anche Zelia sperimenta tutta la debolezza della sua umanità.
Scrive nel 1876: “Anch’io vorrei farmi santa, ma non so da che parte incominciare; c’è tanto da fare che mi limito al desiderio. Dico spesso durante la giornata: «Mio Dio, come vorrei essere santa!». Poi non faccio le opere!” (Lett. 154)

La partecipazione alla Messa quotidiana, la preghiera comune, permeava la vita di questa famiglia e la fede era presentata ai figli come una risposta all’Amore di Dio per loro. Di questo i primi testimoni furono proprio i genitori; dice s. Teresa di suo papà: “non avevo che da guardarlo per sapere come pregano i santi”. Anche la sorella Celina testimonia: “Mia madre mi prendeva sulle sue ginocchia per aiutarmi a preparare le mie confessioni, ed era proprio alla confidenza delle sue figliuole che si rivolgeva sempre. Essendo molto persuasiva, era difficile nasconderle qualche cosa, così aiutò Maria ad essere meno indipendente”.
In casa Martin “Dio è il primo ad esser servito”.

Zelia era molto preoccupata per Leonia, la terza figlia, che aveva un carattere aspro e indocile e una grande difficoltà di autocontrollo. Scriveva alla cognata Lett 117: “… per cambiare questa natura ho fiducia solo in un miracolo. E’ vero che io non merito miracoli e, tuttavia, spero contro ogni speranza, Più la vedo difficile, più mi persuado che il buon Dio non permetterà che resti così. Pregherò tanto che si lascerà commuovere…”
Rivolgendosi a Paolina diceva riguardo Leonia Lett 210 “..Ella è meno dotata di voi di doni della natura, ha però un cuore che domanda di amare e di essere amato”.

Un loro grande desiderio era quello di donare alla Chiesa un figlio missionario.
Non immaginavano certo che avrebbero donato alla Chiesa una figlia Patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa!

Teresa e le sue sorelle sono state educate alla missione fin dall’infanzia.
I coniugi Martin sono molto attenti alle necessità spirituali e corporali che incontrano perché “è Gesù stesso che viene a farci visita nella persona dei poveri e dei sofferenti”.
Lett 159 a Paolina: “...abbiamo incontrato un povero vecchio che aveva un aspetto bonario. Ho mandato Teresa a portargli una piccola elemosina, è sembrato tanto commosso ed ha tanto ringraziato che ho compreso che doveva essere molto infelice. Gli ho detto di seguirci, che gli avrei dato delle scarpe. Gli è stato servito un buon pasto: moriva di fame. (…) Raccomando alle tue preghiere … un povero uomo che sta per morire. Sono quarant’anni che non si confessa. Tuo padre fa tutto quello che può per deciderlo a convertirsi, ma lui pensa di essere un santo… Ed è veramente un brav’uomo, ma più difficile da convertire di un cattivo: non c’è che un miracolo della Grazia che possa far cadere il fitto velo che ha davanti agli occhi.”

In casa Martin lavorano delle domestiche, inoltre Zelia ha delle operaie che lavorano per lei a domicilio facendo il Punto d’Alençon.
Scrive al fratello: Lett 29 “Non è sempre il lauto guadagno che assicura l’affezione dei domestici; bisogna che essi sentano che li amiamo, bisogna manifestare loro della simpatia e non essere troppo rigidi a loro riguardo… Tu sai che sono molto vivace, eppure tutte le domestiche che ho avuto mi hanno amata... Vero è che non tratto le mie domestiche meno bene dei miei figli…”
Luigi considerava come un delitto antisociale ogni ritardo di pagamento a danno dei lavoratori e dei fornitori. Perciò esigeva che si pagasse subito “per non trattenere ingiustamente” diceva “una somma dovuta, o un salario guadagnato..”.

Luigi e Zelia ebbero nove figli di cui quattro morti in tenera età.
Scrive Zelia alla cognata a cui è morto il figlio Paolo alla nascita: Lett 72: “..Che il buon Dio le accordi la rassegnazione alla sua santa volontà. Il suo caro piccolo bimbo è presso di Lui, la vede, l’ama e lo ritroverà un giorno. E’ una grande consolazione chi io ho provata e che provo ancora. Quando chiudevo gli occhi dei miei cari figlioletti e li mettevo nella bara, provavo un dolore molto grande, ma sempre rassegnato. Non rimpiangevo i dolori e gli affanni sopportati per loro. Molti mi dicevano: «Sarebbe stato molto meglio non averli mai avuti». Non potevo tollerare questo linguaggio. Non trovo che i miei dolori ed affanni potessero essere commisurati con la felicità eterna dei miei bambini. (…) Lei lo vede, mia cara sorella, è un grande bene avere degli angioletti in Cielo, ma non è meno penoso, per la natura, perderli; sono queste le gravi afflizioni della nostra vita…”.

Nell’estate 1876, Zelia ha un doloroso rigonfiamento al seno che verrà diagnosticato come tumore fibroso molto grave, non operabile. Questa notizia getta tutta la famiglia nella costernazione.
Zelia reagisce con coraggio, mettendo la sua fiducia nel Signore.
Lett 189: “Insomma, il buon Dio mi fa la grazia di non spaventarmi; sono tranquillissima, mi sento quasi felice, non cambierei la mia sorte con nessun altra.
Se il buon Dio mi vuole guarire, sarò contentissima, perché in fondo desidero vivere: mi costa lasciar mio marito e le mie figliole. Ma d’altra parte mi dico: «Se non guarirò è forse perché per loro sarà più utile che io me ne vada». Intanto, farò tutto il possibile per ottenere un miracolo; conto sul pellegrinaggio di Lourdes, ma se non sarò guarita, cercherò di cantare lo stesso al ritorno”.
Lett 204: “…ci dobbiamo mettere nella disposizione di accettare generosamente la volontà di Dio, quale che sia, poiché sarà sempre quello che vi può essere di meglio per noi”.

Zelia morirà il 28 agosto 1877 dopo un doloroso calvario.
Il 16 agosto riesce con fatica a scrivere la sua ultima lettera al fratello: Lett 217 - …Decisamente la Santa Vergine non mi vuol guarire. …Che volete? Se la Santa Vergine non mi guarisce, è perché il mio tempo è finito e il buon Dio vuole che mi riposi altrove che sulla terra…”.

Dopo la morte di Zelia, Luigi lascia Alençon e si trasferisce con le figlie a Lisieux, dove poteva avere l’appoggio di Isidoro Guerin (fratello di Zelia) e di sua moglie.

E’ in questa cittadina che si comincia a delineare la vocazione delle sorelle Martin.
Luigi non si oppose mai alle richieste delle sue figlie, anzi riteneva un onore che Dio avesse scelto per sé nella sua famiglia queste anime destinate alla preghiera per la Chiesa. anche se la separazione era per lui dolorosa.
“Ti ho permesso, per la tua felicità, di entrare al Carmelo, ma non credere che non sia senza sacrificio da parte mia, perché ti amo tanto” così rispose alla richiesta di Paolina.
Uno dei suoi amici gli diceva: «Abramo non ha nulla da insegnarle; Lei avrebbe fatto come lui se il buon Dio le avesse domandato di sacrificare la sua Reginetta...». Egli replicò subito: «Sì, ma lo confesso, avrei alzato la mia spada lentamente, aspettando l’Angelo e l’Ariete».

La prima ad entrare al Carmelo fu Paolina, all’età di 21 anni, la seguirà Maria quattro anni dopo.
Anche Teresa chiede di entrare al Carmelo a 15 anni.
Leonia entrò alla Visitazione di Caen, dove finalmente trovò il suo equilibrio.
Celina entrò nel Carmelo solo dopo la morte del suo papà.

Dopo l’ingresso di Teresa al Carmelo, Luigi cominciò a manifestare i segni della malattia che lo avrebbe accompagnato fino alla morte. Cominciò con degli attacchi di paralisi ai quali si aggiunge una progressiva perdita di memoria.
Anche in questa crescente confusione mentale, Luigi continuava, nei momenti di lucidità, a dar testimonianza dell’offerta di sé all’Amore misericordioso.

Luigi muore il 29 luglio 1894.



Leggendo la loro storia, abbiamo trovato una famiglia normale che ha vissuto, nel loro tempo, le nostre stesse preoccupazioni per il lavoro, per l’educazione dei figli, per la salute… Hanno vissuto tutte le condizioni della vita affidandosi completamente al Signore perché certi del Suo amore per loro, certi della Sua Presenza buona nella loro vita.
Così vivendo, “il quotidiano diventa eroico e l’eroico quotidiano”.
Luigi e Zelia sono annoverati tra i Beati come coppia di sposi. La loro chiamata ci conferma che la vita matrimoniale non è uno stato inferiore rispetto alla vita consacrata.
La Chiesa ce li propone ora come modelli da seguire.

Anche noi siamo chiamati alla santità vivendo pienamente il nostro essere sposo e sposa nella vita ordinaria, nell’affezione a Cristo ed alla sua Chiesa.


Valter Schilirò e Adele Leo

Monza, 04 ottobre 2008
Festa di S. Francesco

Le lettere citate sono tratte da “Lettere familiari” di Zelia Guérin Martin – Ed. OCD - Roma