L'impatto con l'indagine scientifica: nasce la "sindonologia"

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La scienza ha potuto interessarsi a fondo di questo lino e ha fornito moltissimi dati. Non mi è possibile riportare le centinaia di pagine pro e contro ogni singola affermazione. Proverò a farne un elenco ragionato.
Innanzitutto partiamo dai dati condivisi:
l’immagine non è in nessun modo un dipinto. Non è neppure una sorta di impronta lasciata da una qualche secrezione di un corpo avvolto in un lenzuolo. Essa è infatti ortogonale al volto, vale a dire che è armonica come un ritratto, pur non essendo dipinta. È come una proiezione che si è impressa sul lino. Con l’avvento della fotografia si è clamorosamente scoperto che l’immagine reagisce come un negativo fotografico. Se viene fotografata appare un corpo e un volto ricchissimo di particolari. Con l’uso di raffinate tecniche computerizzate applicate allo studio del sistema planetario si è visto che tale immagine contiene informazioni tridimensionali (cioè l’intensità di ogni punto dell’immagine aumenta quanto più è vicino alla fonte dell’immagine stessa) in modo assolutamente diverso da qualunque fotografia, che non fornisce alcun dato tridimensionale.
Tale immagine è diversa dalle macchie di cui il corpo è incredibilmente coperto.
La Sindone è certamente di provenienza orientale.
Da questo momento in poi tutto il resto viene discusso. Faccio un elenco con la semplicità di un lettore sbalordito di come ogni particolare è usato pro e contro, smentito e affermato in pagine successive etc... (12)
È stata affermata (e naturalmente contestata):
L’antichità e la provenienza del tessuto (per fortuna ci sono le mummie a testimoniarci l’uso antichissimo del lino, la capacità di resistere nel tempo, il modo con cui lo si tesseva in Egitto piuttosto che in altri luoghi, con quali telai...).
L’esistenza sul telo di Torino di bruciature evidenti e di vari incendi diversi con conseguenze sul tessuto (che è stato bagnato, forato...).
La presenza di sangue nelle macchie sul tessuto (affermata fino alla precisazione del gruppo sanguigno da parte di molti, negata da altri - che però non hanno svolto analisi dirette -).
La descrizione medico-legale del motivo della morte del cadavere avvolto nel lenzuolo: per crocefissione, (visti i fori nelle mani e nei piedi); negata dagli altri per gli stessi particolari per cui è affermata dagli uni (esempio: foro nel polso invece che nel palmo (13), piedi sovrapposti con un unico chiodo, piuttosto che due chiodi (14)... Io ingenuamente penso che la tradizione storica ci insegna che non esiste un solo modo di crocifiggere).
L’esistenza di pollini nel lenzuolo che proverebbero la sua presenza a Gerusalemme, Edessa e Costantinopoli (con piante che esistono solo in quei luoghi e, per quelle di Gerusalemme, in una precisa stagione dell’anno): tale tesi è accolta quasi da tutti e con eccezioni per Gerusalemme ed Edessa.
L’esistenza di tracce di monete sugli occhi chiusi del cadavere, la loro presunta identificazione e l’esistenza di scritte o di parti di esse sul lenzuolo; (tesi violentemente contestata) (15).
Ho volutamente elencato ciò che non “una” scienza ma l’insieme di molte discipline hanno iniziato a dire su questo lenzuolo. Si parla ormai di una “nuova” scienza, la Sindonologia, che racchiude il lavoro sul Sacro Lino utilizzando tutti gli apporti delle scienze sperimentali e di quelle storiche. Nella bibliografia al termine elencherò i testi più utili per un approfondimento di tutta la questione.
Una cosa è certa: l’impatto con la scienza ha provocato una ricerca sempre più precisa e rigorosa. La Sindone non è stata immediatamente “smascherata”, come presumevano taluni esemplari di antico positivismo, anche se il difficile accesso alla reliquia (16) non permette continui esperimenti e quindi ogni dato proposto da coloro che hanno potuto lavorare sul reperto rischia di essere acriticamente accettato a patto che sostenga la propria posizione di partenza.
Vogliamo citare a questo proposito una pagina del prof. Pier Luigi Baima Bollone, direttore del Centro Internazionale di Sindonologia (17).
“L’identificazione nella Sindone del lenzuolo funerario di Gesù è ben lontana dall’essere scontata, ma essa è comunque il reperto che ha le maggiori probabilità di esserlo.
Ma se è così, se la venerazione dei fedeli si accentra su un oggetto che ha soltanto probabilità di autenticità, magari anche consistenti, perché tante riserve, tante opposizioni e tanti sarcasmi?
Perché ancora una così diffusa e tanto determinata avversione manifestatasi senza mezzi termini, con grande enfasi e col massimo rilievo, nell’ottobre 1988 quando la tanto discussa datazione con il radiocarbonio pare definitivamente affossarla come falso medioevale ‘‘fabbricato” tra il 1260 ed il 1390?
La risposta va cercata dentro di noi. Per molti la Sindone corrisponde alla necessità interiore di avere la dimostrazione del mistero. Costituisce un aggancio col divino, con una divinità che si è mossa verso l’uomo accettando il massimo sacrificio e questo lenzuolo, vero o falso che sia, lo richiama e ricorda in tutti i particolari. Per costoro la datazione assoluta col 14C ha indubbiamente suscitato una gravissima delusione ma nulla più.
C’è poi l’altro versante psicologico. Ci sono le altre sfaccettature della libido, le forze contrarie ed oscure. La creazione ha il suo opposto nella distruzione, l’amore nell’odio e l’attrazione nella repulsione. C’è ancora di più. Se autentica, la Sindone è stata a contatto col Figlio di Dio ed è quindi un fatto divino da accettare.
La distruzione della sua credibilità dispiace ai credenti, di cui non intacca però la fede, mentre coinvolge come momento essenziale la passionalità dei non credenti.
Per questo chi crede tende ad essere ancora più obiettivo dell’agnostico nello studio del problema Sindone. Né lui né la sua emotività ne hanno alcun bisogno mentre chi non crede deve avversarla.
Di motivi intrinseci di repulsione, o per lo meno di raccapricciato fastidio, nella Sindone ve ne sono effettivamente molti. Il primo è che essa mostra il cadavere di una crocefissione, vale a dire di una delle più spaventose forme di esecuzione capitale...”
Nel testo riportato, viene fatto riferimento alla famosa analisi 14C. Non è possibile riassumere tutto ciò che è stato detto in poche righe (18).
La questione più grave è che la prova al radiocarbonio fu presentata nell’immaginario collettivo come quella decisiva: per questo, avendo dato come esito che il lenzuolo è del XIII secolo, ha acceso e scatenato al massimo gli animi.
In realtà è un tassello che non quadra e dunque invita ad andare avanti a cercare. Pensare che sia la prova decisiva è parziale e scorretto.
Una cosa è certa: il dato del 14C, per serio e credibile possa essere (e ciò deve essere dimostrato), entra a far parte di un insieme enorme e complesso di dati. Ciò aumenta lo sforzo di capire e di andare a fondo. Il mistero, inteso come provocazione alla ragione, resta.
E il punto più profondo dell’indagine tocca la questione dell’immagine.