A maggio, le mostre

Sono tante le mostre, che trovate due articoli. Il Link in fondo alla pagina
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Man mano si avvicina l’estate e man mano il panorama delle mostre italiane si arricchisce di nuove ed interessanti proposte. Per non perdere le rassegne che a nostro giudizio sono meritevoli di attenzione abbiamo voluto, in questo mese di maggio, fare due puntate: la prima dedicata all’arte antica, la seconda dedicata all’arte contemporanea e alla fotografia.

A Torino in queste settimane si sta svolgendo l’importante evento dell’Ostensione della Sindone; in concomitanza con questo fatto presso la sede museale di Venaria Reale (To) viene presentata la mostra Il corpo e il volto di Cristo nell’arte. Curata da monsignor Timothy Verdon, uno dei massimi esperti di arte religiosa, la mostra permette di riscoprire la centralità del corpo nel pensiero europeo nonché d’interrogarsi sul legame tra corpo umano e identità divina implicito nei culti della Sindone e della Veronica; invita anche a meditare il pathos che la morale giudeo-cristiana da sempre associa all’immolazione corporea a servizio di altri. Le opere esposte , circa 180 capolavori, sono organizzate in un percorso inteso a suggerire sia l’ampiezza del concetto cristiano “Corpo di Cristo”, sia gli esiti funzionali di questo concetto nel rito. L’intera mostra è introdotta da un breve percorso storico-artistico, inteso a ricordare alcuni passaggi fondamentali per la rappresentazione del corpo nell’arte occidentale: l’assimilazione paleocristiana del naturalismo grecoromano antico; la spiritualizzazione bizantina del corpo; la nuova enfasi umana nell’ambito del primo francescanesimo e la riscoperta del corpo classicamente bello nel “proto-rinascimento” del XIII secolo. Il racconto è affidato a dipinti, sculture, arazzi, affreschi staccati, miniature, suppellettili, oreficerie e paramenti sacri . Tra i dipinti non mancano capolavori come opere di Cerano, Correggio, Luca della Robbia, Guercino, Filippino Lippi, Lorenzo Lotto, Andrea Mantegna, Hans Memling, Tintoretto, Paolo Veronese, Rogier van der Weyden, ma tra questi spiccano l’Imbalsamazione di Cristo di Giovanni Bellini, la Trinità con Cristo morto di Ludovico Carracci, il grande Crocifisso d’argento di Antonio del Pollaiolo, il Sacrificio di Isacco di Donatello, il Cristo portacroce di Giorgione e, da ultimo, Crocefisso di in legno di tiglio intagliato, preso come immagine guida dell’esposizione, realizzato probabilmente dal giovane Michelangelo Buonarroti tra il 1492 ed il 1493 per l’altar maggiore della chiesa di Santo Spirito a Firenze.

Rimaniamo sempre in ambito religioso con una mostra dedicata alle suppellettili sacre dell’Abruzzo, che dal 31 marzo si tiene presso i Musei Vaticani. Questa esposizione, comprendente circa 200 esemplari del patrimonio storico artistico abruzzese, è stata organizzata grazie alla collaborazione tra l’Arcidiocesi de L’Aquila ed i Musei Vaticani. Gli oggetti più interessanti provengono dalla Cattedrale de L’Aquila; dall’Abbazia di Santa Maria di Collemaggio dove è sepolto Papa Celestino V che qui si era ritirato in preghiera; dal Convento di San Giuliano costruito nel bosco ai piedi del Castello di Sant’Anza e dal 1415 prima sede abruzzese del Movimento dell’Osservanza molto diffuso da San Bernardino da Siena; dal Convento e dalla Basilica di San Bernardino dove è la sua tomba, complesso che è stato costruito dopo la sua canonizzazione avvenuta nel 1450. Il progetto espositivo è articolato in cinque sezioni: la prima è dedicata ai recuperi effettuati nel territorio dell’Arcidiocesi de L’Aquila; la seconda, a quelli nei luoghi legati a San Bernardino; la terza, a quelli nell’Abbazia di Collemaggio; la quarta, a quelli nella Cattedrale de L’Aquila; la quinta, a quelli di altre chiese della città. Le opere sono presentate con tutte le loro “ferite” (ammaccature, fratture, infrazioni, scheggiature etc.), proprio per far comprendere al grande pubblico uno spaccato della situazione in cui versano in specie gli arredi liturgici, anche questi patrimonio di tutti. Dimenticare gli antichi arredi che hanno fatto sino ad oggi l’orgoglio delle comunità, significa cancellare o almeno offuscare il tessuto connettivo di arte e di fede sul quale poggia l’identità culturale e religiosa di una città. La mostra offre anche importanti risvolti scientifici, poiché lo studio delle opere da presentare in esposizione ha consentito di scoprire nuove ed inedite opere del famoso orafo abruzzese Nicola da Guardiagrele, di ritrovare parte di un reliquiario da lungo tempo disperso. Tante altre sono le novità: ad es., per la prima volta in assoluto ed eccezionalmente presentati insieme vengono esposti la tavoletta (quella originale con un sole d’oro su fondo blu) ed il saio di San Bernardino; la Madonna dell’Abbazia di Collemaggio è stata messa in sicurezza dall’Istituto Centrale per il Restauro, proprio per questa mostra. L’esposizione è unica nel suo genere perché sono le opere esposte a promuovere loro stesse presso il pubblico. Sono state scelte affinché possano sensibilizzare i visitatori dei Musei Vaticani a partecipare al restauro con micro sponsorizzazioni accessibili anche a singoli privati cittadini.

Passiamo ora ad una mostra che vuole indagare un aspetto della civiltà egizia. A Parma, presso il locale Museo Archeologico si possono ammirare i bellissimi scarabei sigillo che sono giunti ad arricchire le raccolte archeologiche parmensi. Si tratta di circa 400 esemplari, piccoli scarabei in pietra, formidabili amuleti, simbolo di rinascita Keperi e immagine del dio creatore, accompagnavano il proprietario in vita e in morte. Gli scarabei egizi erano minuscole sculture che riproducevano l’insetto. Sul dorso, la testa, le elitre e le zampe; sul ventre, talvolta, un decoro, il marchio con cui imprimere l’argilla umida. Erano questi gli scarabei sigillo, portafortuna e al tempo stesso suggelli con cui chiudere casse, cofanetti, giare o papiri. La collezione comprende esemplari di dimensione variabile dai 5 ai 30 millimetri, per lo più ottimamente conservati. Gli scarabei più antichi risalgono alla metà del Primo Periodo Intermedio (2100 a.C. circa), i più recenti all’Epoca Tarda (728-525 a.C.) Sono realizzati con diversi materiali (lapislazzulo, corniola, steatite, paste colorate e invetriate) e presentano sulla base piatta un ampio ventaglio di decorazioni, elementi lineari, geometrici, animali, figure umane, vegetali, motti, cartigli. Appassionato studioso di questi oggetti, Franco Magnarini aveva composto negli anni la ragguardevole collezione, partendo da un primo nucleo di una sessantina di esemplari, proprietà di famiglia; per numero, ampiezza dell’arco cronologico, materiali e tecniche di produzione, varietà iconografica e rarità di alcuni esemplari, la collezione Magnarini di scarabei-sigillo è stata dichiarata dal Ministero di “eccezionale interesse artistico archeologico” nel 2000, quindi acquistata da Fondazione Cariparma.

Ancora una mostra dedicata alla civiltà antica antichi: a Ragusa troviamo la mostra “Elmi per gli uomini, elmi per gli dei”. Insieme agli elmi del Pergamo di Berlino, alcuni dei quali provenienti dal santuario di Olimpia (VII secolo a. C.), sono esposti anche cinque cimieri in bronzo d’età arcaica, rinvenuti nelle acque del Mediterraneo e inseriti nelle collezioni dei Musei Archeologici regionali di Ragusa e di Camarina. Agli elmi, simbolo inequivocabile di guerre, scontri e battaglie, si affianca una mostra fotografica organizzata da Emergency Ragusa, sede locale dell’associazione internazionale e indipendente. Un confronto che mira a sensibilizzare sull’orrore della guerra, legando così passato e presente, per un messaggio di pace.

A Conegliano Veneto (Tv) si sta svolgendo un’importante mostra monografica dedicata al pittore Giovanni Battista Cima da Conegliano (Conegliano, 1459/1460 – 1517/1518) maestro che, nel pur breve arco di carriera, per un ventennio è stato ai vertici della pittura sacra nel Veneto. L’iniziativa propone un percorso espositivo di 40 opere, provenienti dalle maggiori istituzioni pubbliche mondiali, in grado di ricostruire la vicenda artistica di Cima, sottolineandone il ruolo fondamentale, per tutto il corso degli anni Novanta del Quattrocento, nello sviluppo della pala d’altare veneziana e nella narrazione di un paesaggio georgico, essenza stessa di una poesia di cultura umanistica da lui solo espressa. La mostra, accanto alla preponderante produzione incentrata sulle rappresentazioni sacre, porrà l’accento anche sull’importante produzione mitologica, in alcuni casi orientata alla creazione di cassoni nuziali, mentre una specifica sezione sarà dedicata alla grafica, esponendo la decina di fogli attribuita nel tempo a Cima. Di questo pittore molti aspetti biografici sono ancora avvolti in un cono d’ombra, e solo la possibilità di porre a confronto le sue opere può consentire di risolverli, soprattutto alla luce della scarsità di documenti emersi nel corso dei secoli. Se la sua data di nascita (1459 o 1460) è desumibile dall’estimo coneglianese del 1473, ove lo si identifica in un Joannes Cimator, immaginandolo dunque circa quattordicenne, età in cui si cominciava, secondo la normativa veneta, a pagare le tasse in proprio, le prime testimonianze artistiche sono quelle che narrano di un Magister Zambatista pictor pagato nel 1486 per un gonfalone della Scuola dei Calegheri di Conegliano, oltre all’orgogliosa firma e data Joanes Baptista de Conegliano fecit 1489 adì primo marzo, apposta sulla pala per la chiesa di San Bartolomeo a Vicenza. Tra il 1500 e il 1515, alternerà il soggiorno veneziano a frequenti viaggi in Emilia, tra Parma, Bologna e Carpi, dove riceverà numerose commissioni per altari. Documentato per l’ultima volta a Conegliano nel 1516, quando effettua la dichiarazione delle tasse, muore tra il 2 ottobre 1517 e il novembre 1518, come desumibile dagli ultimi due certificati conosciuti. E negli anni Novanta del Quattrocento è Cima, accanto a Giovanni Bellini, il grande inventore dei cieli e del paesaggio italiano. Reso con una poesia capace di valicare i secoli ed essere ancora attualissima, in valli e rocche definite dall’intensità di albe e tramonti che saldano uomini e natura in indissolubile unità. Da qui nasceranno Giorgione, Tiziano e la fondamentale stagione del Cinquecento veneto.

Rimaniamo ancora in Veneto, ma questa volta trasferiamoci a Bassano del Grappa (Vi) sede di un’interessante mostra dedicata a Jacopo da Ponte detto appunto Bassano (1510 ca-1592) dall’omonimo paese che gli diede i natali. Rimanendo a Bassano del Grappa, una specie di “terra di mezzo”, Dal Ponte è riuscito a coniugare gli influssi della scena artistica lagunare anche con nuove tendenze legate al manierismo provenienti dalla Toscana, differenziandosi in tal modo da grandi artisti quali Tiziano, Tintoretto e Veronese. Il percorso intrapreso lo conduce in seguito a uno sperimentalismo con un uso aggressivo della luce da dove prendono il via anche le celebri composizioni naturalistiche di soggetto biblico-pastorale che avranno tanto successo sul mercato. Nei decenni successivi si fa strada una pittura spezzata e vibrante che vede in Bassano un precursore della pittura di tocco del Seicento non solo veneto, ma europeo. Attraverso una trentina di dipinti ci si può rendere conto della fisicità inaudita che da essi emana, una puntualità estrema nel raffigurare la realtà al punto tale che un tappeto, un trombettiere o un cane sembrano uscire dalla tela e prendere vita. Tra i pezzi da non perdere, il Riposo durante la fuga in Egitto (1547 ca.), proveniente dalla Pinacoteca Ambrosiana e mai dato a una mostra, e La cacciata dei marcanti dal Tempio (1535 ca.), che arriva da una collezione privata londinese e che mostra un naturalismo sempre più legato alla resa realistica della natura. Sconcertante dal punto di vista stilistico sono i Due bracchi legati al tronco di un albero (1549 ca., dal Louvre).

Ancora Veneto, ma questa volta andiamo a Venezia e in particolare nella suggestiva sede museale della Ca’ D’Oro dove troviamo una mostra dedicata a disegni fiamminghi e olandesi dal XVI al XVII secolo. Tra i fogli in mostra troveremo disegni di alcuni di grandi maestri quali Jan Gossaert, Rembrandt van Rijn, Frans Snyders, Bartholomeus Breenbergh. Molti disegni riprendono scene di vita quotidiana oppure rovine e monumenti antichi a testimonianza della abitudine degli artisti nordici a visitare l’Italia per confrontarsi con la cultura classica e ammirarne il paesaggio, anticipatrice della moda settecentesca del Gran Tour. Il percorso inizia con uno dei soli quattro disegni dell’artista Jan Gossaert detto Mabuse sopravvissuti a testimonianza della sua attività durante il viaggio a Roma tra 1508 e 1509. Il secolo cinquecentesco è rappresentato da un raro foglio di un maestro dei Paesi Bassi settentrionali attribuito a Jacob Cornelisz Van Oostsanen e da un disegno riferito al più tardo manierista olandese Jan Harmensz Muller. Il secolo successivo è invece rappresentato da Paulus van Vianen e da fogli che illustrano la scuola anversese: una derivazione da Rubens realizzata da Jacob Jordaens, un disegno di mano di Frans Snyders, illustre maestro specializzato in scene di caccia e di una primizia di Vincent Adriaenssen, noto per la sua più matura attività in Italia e Francia, ma esordiente nell’orbita del celebre maestro anversese.

A Milano, presso Palazzo Reale, in questo mese si può visitare la mostra dedicata a Goya e ai suoi influssi sull’arte del Novecento. Attraverso 180 opere, tra dipinti, incisioni e disegni, la rassegna cerca di ricostruire la relazione tra Goya e altri celebri artisti che hanno segnato il percorso dell’arte degli ultimi due secoli: da Delacroix a Klee, da David a Kokoschka, da Victor Hugo a Mirò, da Klinger a Picasso, da Nolde a Bacon, da Kirchner a Pollock, da Guttuso a de Kooning.. Partendo dall’analisi delle tematiche care al pittore aragonese, come l’immagine della nuova società, l’espressione della soggettività, la reazione gestuale, la violenza, la rassegna propone un inedito e stimolante confronto tra Goya e il mondo moderno, di cui il pittore è stato anticipatore e testimone, come uomo e artista. L’influenza di Goya sull’arte e la cultura contemporanea è confermata dalla storiografia tradizionale che definisce l’opera dell’artista come un punto di riferimento per i movimenti stilistici che hanno contribuito a definire l’arte del XIX e del XX secolo: impressionismo, simbolismo, espressionismo, surrealismo. La mostra è organizzata in cinque sezioni: 1. Il lavoro del tempo. I ritratti, dove ritratti e autoritratti danno conto della rinnovata analisi della soggettività, come portato della società moderna (Goya qui si confronta con David, Delacroix, Soutine); 2. La vita di tutti i giorni, con opere che mostrano le conseguenze e le derivazioni di questa nuova società nella vita di tutti i giorni (qui le opere di Goya dialogano con quelle di Daumier, Grosz, Kirchner, Victor Hugo); 3. Comico e grottesco, che intende illustrare il mondo moderno mostrandone gli aspetti più assurdi, seguendo una delle chiavi di lettura preferite dal grande pittore spagnolo (le incisioni di Goya qui anticipano le opere di Miró, Picasso, Klee); 4. La violenza, in cui le rappresentazioni della guerra e delle sue drammatiche conseguenze intendono esplorare l’aspetto più nero e terribile della trasformazione della società (le crude immagini di Goya qui si accompagnano a Music, Dalì, Guttuso, Picasso); 5. Il grido, chiude il cerchio, restituendo i volti di quella soggettività ammirata nella prima sezione della mostra, ormai deformati dal terrore, ridotti a una lontana parvenza di quel che furono (Pollock, Kiefer, Bacon, Saura qui mostrano di aver raccolto l’eredità del pittore spagnolo). Forse quella proposta è un’interpretazione ardita, ma non priva di suggestività.

Dopo la cruda drammaticità di Goya, ecco alcuni interpreti più dolci e pacati, i Preraffaelliti. A Ravenna troviamo una mostra dedicata a questo gruppo di pittori. La rassegna intende indagare il ruolo artistico e culturale dell’Italia per il movimento chiamato “Preraffaellismo”. Nato in Inghilterra nella metà del XIX secolo si impose come risposta all’accademismo ufficiale, per il recupero di un’arte spontanea e ispirata alla natura, identificata con l’arte dei pittori del passato prima di Raffaello, come indica il nome. La brillantezza dei colori, l’attenzione ai particolari naturali, l’estrema semplicità e l’intensità dell’espressione furono elementi della pittura medievale che affascinarono quel gruppo di giovani artisti inglesi capitanati da William Holman Hunt. L’Italia con la sua arte, il suo paesaggio, la sua letteratura e la sua storia, fu il punto centrale della loro ispirazione: essi cercarono di guidare la riforma della pittura inglese in direzione di soggetti emotivamente sinceri e personali, rifiutando immagini convenzionali legate ad un metodo accademico. Tra i membri fondatori della Confraternita ci fu Dante Gabriel Rossetti: figlio di un esule italiano, trovò una delle sue principali fonti di ispirazione negli scritti di Dante, e realizzò una magnifica serie di acquerelli e dipinti ad illustrare alcuni episodi chiave della Divina Commedia. Anche Burne-Jones realizzò opere tratte da soggetti legati alla letteratura italiana. Se inizialmente l’arte dei Preraffaelliti fu ispirata all’esempio dell’arte italiana, con riferimento al periodo medievale e pre-rinascimentale, a partire dagli ultimi anni del 1850 l’attenzione si volse anche ai dipinti del sedicesimo secolo e in particolare a quelli veneziani. Alla fine il Preraffaellitismo mutò in quello che è comunemente chiamato Movimento Estetico: gli scritti di critici come Algernon Swinburne e Walter Pater sul Rinascimento italiano furono un riferimento per i pittori inglesi in cerca di liberare il loro lavoro da prosaici argomenti narrativi. John Ruskin supportò criticamente il gruppo preraffaellita e fu l’ispiratore di un gruppo di artisti che in quel periodo visitò l’Italia con l’intento di studiare attentamente la natura e di documentare l’architettura e le opere d’arte a beneficio del pubblico inglese che mai avrebbe avuto la possibilità di visitare quei luoghi.

Concludiamo con due mostre tematiche. La prima si tiene a Forlì ed ha titolo Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh. La mostra si articola su due piani dell’edificio: al pianoterra due splendide sculture (le uniche della rassegna) una di Pietro e Gian Lorenzo Bernini e l’altra di Vincenzo Vela, più un dipinto di Andrea Appiani, introducono nelle sale in cui sono esposte opere dei cosiddetti ‘fioranti’, oli di Bartolomeo Bimbi e la mostra nella mostra, ossia i volumi di botanica di Cesare Maioli. La parte più ampia e interessante di opere si trova al piano superiore, in cui la Fiasca fiorita di un anonimo ‘maestro della Fiasca di Forlì’ fa da ‘cannocchiale’ a tutta l’esposizione, composta, complessivamente, da 125 opere. La misteriosa Fiasca fiorita è considerata una delle nature morte più bella di tutti i tempi. Pur riconoscendo in essa un approccio caravaggesco, non è stato possibile, finora, definirne l’attribuzione. Le opere dei vari pittori con cui è stata confrontata sono esposti nella stessa sala, quasi per creare un legame o comunque costruire un percorso didattico-culturale in cui il visitatore può fare proprie riflessioni. La ‘Fiasca’ diviene dunque un soggetto/pretesto per innescare le varie direzioni su cui è stata impostata la mostra. Gli artisti hanno capito che i fiori potevano contenere le stesse valenze estetiche e potevano anche animarsi di carica simbolica, di conseguenza vi fu maggior apertura verso questo tema artistico, soprattutto nell’800, secolo a cui sono dedicate quattro sale. In questo periodo i grandi pittori (ad esempio Hayez, Delacroix,) si cimentarono a dipingere fiori, scardinando, in questo modo, i generi espressivi. Divenne importante la pittura en plein air e si aprì, in queste opere, una simbologia nuova, come in Monet, Van Gogh, Previati. Accanto ai grandi nomi di artisti (De Nittis, Boldini, Seghers, Ruysch, Cagnacci, Cignani, Van Dyck, Gauguin, Moreau, Odilon Redon, oltre a quelli già citati) sono presenti opere di autori poco noti, ma non per questo meno validi. Il percorso sui fiori intreccia, nella sua strada, varie personalità, ciascuna con proprie caratteristiche ed identità.

Da ultimo ritorniamo a Milano, a Palazzo Reale per una rassegna dal titolo Fuoco. Da Eraclio a Tiziano, da Previati a Piessi. Dopo la mostra Anima dell’Acqua prosegue il percorso nella simbologia dei quattro elementi attraverso un’altra importante esposizione artistica, con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza e la responsabilità nei confronti delle tematiche ambientali, che hanno anche un fondamento simbolico nel percorso culturale di una civiltà. Le opere sono articolate in 11 sezioni, fatto che vuole dimostrare le varie sfaccettature della simbologia del fuoco. Si comincia con la conquista del fuoco da parte di Prometeo, uno dei molti esempi della presenza del fuoco nel mito, insieme alle imprese degli dei Apollo e Vulcano. Il fuoco è rappresentato anche come elemento utile all’uomo e capace di aggregare la comunità. Le sue fiamme tese verso il cielo accompagnano l’essere umano verso dimensioni non terrene, con riflessi magici, religiosi e filosofici. Ma il fuoco è rappresentato come elemento sotterraneo, legato alle paure ancestrali, e all’opposto come luce di redenzione, in contrasto con le tenebre, e occasione di disvelamento. Sono presenti una settantina di opere di autori famosi. Per citarne solo alcuni, il Prometeo di Tiziano e La resurrezione di Cristo di Tintoretto, la Vestale di Antonio Canova e La danza delle ore di Gaetano Previati, ma anche opere novecentesche come la Strega malinconica di Renato Guttuso e il Vesuvius di Andy Warhol, fino alle espressioni artistiche più recenti con la proposta dei confessionali “in movimento” di Roberto Plessi e di una video installazione dell’artista americano Bill Viola.

Il corpo e il volto di Cristo nell’arte
Venaria Reale (To) – Scuderia Juvarriana
1 aprile 2010 – 1 agosto 2010
Orari: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: ore 9.00 - 18.30, sabato: ore 9.00 - 21.30, domenica 9.00-20.00, chiuso il lunedì (tranne il lunedì in concomitanza con l’ostensione della Sindone)
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto, 5€ scuole
Informazioni: www.lavenaria.it
La memoria e la speranza. Arredi liturgici da salvare nell’Abruzzo del terremoto Città del Vaticano – Musei Vaticani
31 marzo 2010 – 31 maggio 2010 Orari: lunedì-sabato 9.00-16.00 Ingresso libero Informazioni: http://mv.vatican.va
Gli scarabei sigillo
Parma – Museo Archeologico Nazionale dal 22 settembre 2009
Orari: martedì - domenica 9.00-14.00, chiuso lunedì
Biglietti: 2€ intero, 1€ ridotto
Informazioni: sba-ero.museoarchparma@beniculturali.it
Elmi per gli uomini, elmi per gli dei
Ragusa – Palazzo Garofalo
1 aprile 2010 – 28 giugno 2010
Orari: martedì- domenica 10.00-19.00 lunedì chiuso Ingresso libero
Informazioni: Soprintendenza BBCCAA di Ragusa Tel. 0932 – 249457
Cima da Conegliano, poeta del paesaggio
Conegliano (Tv) – Palazzo Sarcinelli
26 febbraio 2010 – 2 giugno 2010
Orari: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì 10.00 - 20.00; venerdì: 10.00 - 22.00; sabato e domenica: 9.00 - 20.00
Biglietti: 10€ intero, 8e ridotto, 5€ scuole
Informazioni: www.cimaconegliano.it
Jacopo Bassano e lo stupendo inganno dell’occhio
Bassano del Grappa (Vi) – Museo Civico
6 marzo 2010 – 13 giugno 2010
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 9€ intero, 7,5€ ridotto
Informazioni: www.bassano500.it
Disegni fiamminghi e olandesi
Venezia – Galleria G.Franchetti alla Ca’ D’Oro 1 aprile 2010 – 20 giugno 2010 Orari: martedì – domenica 8.15 – 19.15; lunedì 8.15-14.00 Biglietti: 6,5€ intero, 3,25€ ridotto Informazioni: www.polomuseale.venezia.beniculturali.it
Goya e il mondo
Milano - Palazzo Reale
16 marzo – 27 giugno
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì-domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 9€ intero, 7,5€ ridotto, 4,5€ scuole
Informazioni: www.comune.milano.it/palazzoreale
I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones
Ravenna – MAR
28 febbraio 2010 – 6 giugno 2010
Orari: lunedì- giovedì 9.00-19.00; venerdì 9.00-21.00; sabato e domenica 9.00-19.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.museocitta.ra.it
Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh Forlì – Musei San Domenico 24 gennaio 2010 – 20 giugno 2010 Orari: martedì- venerdì: 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20.00; lunedì chiuso. Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto, 4€ scuole Informazioni: www.mostrafiori.com
Fuoco. Da Eraclio a Tiziano, da Previati a Piessi
Milano – Palazzo Reale 5 marzo 2010 – 6 giugno 2010
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì-domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietti: 9€ intero, 7,5€ ridotto, 4,5€ scuole
Informazioni: www.comune.milano.it/palazzoreale/