Maggio. Le mostre (seconda parte)

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
Articoli Correlati
Vai a "Mostre"

Dedichiamo eccezionalmente una seconda parte alla presentazione delle mostre di maggio, tanto è ricca questo mese la proposta del panorama italiano. In questa seconda sezione troverete le mostre di artisti contemporanei. Quindi la proposta di visitare alcuni significativi testimoni dell’arte dei nostri giorni.

Alle Scuderie del Castello di Pavia viene presentata una mostra dedicata a De Chirico. La mostra, con 40 opere dell’artista - tra dipinti e sculture realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento - vuole in particolare indagare il rapporto tra il Maestro della metafisica e il mondo classico, motivo per cui a questo nucleo si affianca una serie di reperti provenienti dai Musei Archeologici della Provincia di Salerno. Il Mediterraneo, grande bacino di storia e di cultura, ha recitato nel movimento artistico della Metafisica e nell’evoluzione stilistica dello stesso de Chirico un grande ruolo, rappresentando l’immagine della conoscenza in filosofia, poesia, scultura e pittura. De Chirico si avvicinava, infatti, al mondo classico con lo scrupolo e la sensibilità di un archeologo ma, al tempo stesso, con lo spirito romantico di un appassionato collezionista di calchi di sculture classiche. L’anima, le forme, i personaggi del mito ellenico, la quieta grandezza della statuaria antica, gli assolati silenzi del paesaggio meridionale sono poi sempre rimasti gli spunti basilari della sua ispirazione: de Chirico si riappropriava dell’arte greca nelle teste marmoree, nelle anfore, e nelle statue conservate dai più importanti musei archeologici italiani. “Senza la scoperta del passato - era solito affermare de Chirico, nato peraltro a Volos, in Grecia, - non è possibile la scoperta del presente”; affermazione che bene ci fa capire lo stretto rapporto tra il pittore e il mondo della solarità e classicità greca.
La prestigiosa sede espositiva di Palazzo Diamanti a Ferrara, propone una mostra trasversale dal titolo Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i suoi artisti. Kandinsky, Bonnard, Matisse, Léger, Braque, Chagall, Duchamp, Miró, Calder, Giacometti e molti altri geni dell'arte del Novecento raccontano in questa mostra, con i loro capolavori, un cinquantennio di pittura e di scultura di straordinaria qualità, che va dall'inizio degli anni Venti agli anni Sessanta e, ad un tempo, narrano la storia di un grande protagonista della scena artistica del XX secolo, Aimé Maeght, fondatore, a Parigi, di una delle gallerie più importanti del mondo, nonché, a Saint-Paul de Vence, della Fondazione Marguerite e Aimé Maeght, un tempio dedicato all'arte moderna e un crocevia internazionale di pittori, scultori, scrittori, musicisti e. Bonnard, Matisse, Kandinsky, Braque, Chagall, Miró, Giacometti e molti altri artisti animarono l'universo di Aimé Maeght. Maeght promosse l'attività di maestri affermati e contribuì alla nascita di un nuova stagione della loro arte incoraggiandoli a utilizzare, oltre alla pittura, anche di grande formato, altri linguaggi come il mosaico, la ceramica, la pittura su vetro, l'incisione o il libro d'artista. Allo stesso tempo tuttavia si dimostrò attento alle ricerche delle generazioni più giovani, dando prova di saper competere con le gallerie nordamericane protagoniste del rinnovamento artistico del secondo dopoguerra. Inoltre, la sua instancabile attività di editore fece della Galleria, della Fondazione e della sua stessa abitazione un punto d'incontro del mondo artistico e intellettuale, dal cui confronto nacquero straordinarie creazioni collettive.

Vercelli
ospita una interessante mostra dedicata altri due mercanti d’arte i Guggenheim dal titolo Peggy e Solomon Guggenheim: le avanguardie dell’astrattismo. La mostra attuale costituisce il terzo momento che completa un grande progetto espositivo iniziato nel 2007, nei quali si sono potuti ammirare i capolavori storici del Novecento, attraverso le scelte e le intuizioni artistiche di Peggy Guggenheim. La rassegna intende restituire per la prima volta al pubblico europeo il dialogo artistico tra lo zio Solomon R. e la nipote Peggy sul tema dell’astrazione, attraverso un percorso che, nello scambio e implementazione delle due collezioni, raccoglie le più grandi figure della storia dell’arte del XX secolo. Se Solomon R. fonda nel 1937 a New York il Museum of Non Objective Panting (Museo della pittura non oggettiva) basato sull’idea purista dell’astrazione come assenza di figura, Peggy si orienta invece su una scelta più “trasgressiva”, quella del Surrealismo, non trascurando però di acquistare i capolavori delle avanguardie astratte che la porteranno nel secondo dopoguerra ad includere nella sua collezione capolavori della nuova pittura astratta sino all’informale. La mostra delinea per il pubblico un percorso esaustivo e affascinante: oltre 50 capolavori, provenienti in gran parte dalla collezione newyorkese, tra i quali spiccano artisti come Paul Cezanne, Georges Seurat, Georges Braque, Henri Matisse, Robert Delaunay, Alexander Calder, fino agli artisti italiani amati da Peggy, Edmondo Bacci, Tancredi e Emilio Vedova. Si deve inoltre sottolineare che i due Guggenheim avevano in comune una passione, quella per la grande scuola europea dell’astrazione e per due grandi maestri del periodo, Vasily Kandinsky e Piet Mondrian, figure centrali nell’allestimento di Vercelli.

Milano
dedica per due mostre a Luigi Timoncini (1928), pittore faentino, personaggio di spicco della cultura milanese, anche per essere stato 1993 al 2003 è Direttore della Scuola Superiore d'Arte Applicata del Castello. La prima rassegna si trova al Museo Diocesano, si tratta di 21 opere su temi biblici e su particolari aspetti del paesaggio urbano milanese, che evocano le grandi tensioni dello spirito umano e traggono ispirazione dalle parole del libro biblico del Qohèlet, Ciò che è stato è ciò che sarà, ciò che è stato fatto è ciò che si farà. Niente di nuovo sotto il sole. In particolare, il racconto di Emmaus è stato interpretato privilegiando l’universale sentimento umano dell’attesa e dello stupore, ovvero l’ansia di chi, dopo il lungo viaggio dell’esistenza, avverte il mistero che improvvisamente si rivela. Il mito della Torre di Babele si proietta nella condizione esistenziale e trova, anche all’interno del tessuto metropolitano, segni inconfondibili della profonda contraddizione tra l’orgogliosa pretesa di scalare il cielo e la generosa volontà di conquista propria dell’uomo costruttore. Ma proprio i riferimenti al paesaggio urbano riconducono lo splendore del mito alla quotidiana cronaca dell’esistenza umana. Come ha scritto Elena Pontiggia, “Il suo orizzonte di indagine è sempre stato la città, come abitazione dell’uomo. Anche quando rappresenta la natura cerca le rovine, le memorie, il presentimento della figura umana. La città, del resto, è anche il luogo dell’architettura. E per Timoncini la costruzione è qualcosa di più di un tema: è un atteggiamento, un modo di essere, una metafora dell’arte e della vita stessa. Per lui, comunque, la visione si compone di due parti: il visibile propriamente detto e l’invisibile. Pur essendo sempre stato un realista, non ha mai avuto della realtà un concetto angusto, circoscritto. Ha sempre percepito, intorno e dentro le cose, un ronzio di ultrasuoni, indecifrabile e coinvolgente. E’ un ronzio in cui si mescolano l’ansia e la vitalità, la cognizione del dolore e quella del mistero”. Nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco sono esposti disegni e incisioni sui medesimi temi del Diocesano. Andiamo ora allo Spazio Lumera, più volte da noi segnalato per la cura e per gli artisti di valore che ospita. Fino al 29 maggio la personale della pittrice spagnola Constanza Lòpez Schlichting, che si è voluta misurare con gli spazi urbani milanesi e con la vita frenetica della capitale lombarda. Tavole dai colori vivaci, intensi che bene esprimono il continuo movimento di cose e persone, scorci di vie, strade affollate: Constanza è un’artista che attraverso la sua pittura ci trasmette l’importanza del quotidiano; è una grande osservatrice della realtà che la circonda. Il paesaggio urbano e le relazioni tra le persone vengono trattati in modo profondo. Come ha detto di lei lo scultore Sotoo, nei suoi dipinti si scopre l’equilibrio della composizione e del colore, riflesso della sua interiorità senza pregiudizi, allegra e pulita. La sua pittura ci porta a scoprire silenziosamente la luce della verità.

Apriamo ora una sezione interamente dedicata alla fotografia. Rimaniamo sempre a Milano con una mostra monografica dedicata a Elio Ciol, uno dei testimoni dell’Italia del secondo dopoguerra. La notorietà di Ciol va ben oltre i confini del nostro paese, tanto che le sue foto figurano in numerose gallerie e musei. Ha realizzato molteplici fotolibri, per i quali gli sono stati tributati prestigiosi premi internazionali. L’anno scorso la sua città, Casarsa della Delizia, e la sua regione, il Friuli, gli hanno tributato un meritatissimo omaggio per i suoi ottant’anni – e quasi sessanta di carriera – con un ciclo di tre mostre. Ora il maestro friulano ritorna dopo quasi quarant’anni, a Milano (nel 1963 vi aveva tenuto due mostre, rispettivamente, alla Biblioteca Comunale e all’Ambrosianeum). L’omaggio milanese al grande fotografo è promosso da The William Congdon Foundation (è noto lo stretto legame di Ciol con questo artista americano scomparso dieci anni fa) e dal Centro Culturale di Milano verrà allestita una mostra di più di cento foto di paesaggi, articolate per lo più in trittici. Sono opere che appartengono alla fase più matura dell’artista – dagli anni novanta agli inizi del nuovo millennio, con qualche incursione negli anni ’80. In questi multipli, il maestro cerca di dare un respiro e un ritmo temporale alla fissità della immagine fotografica. Di qui l’invenzione della forma del trittico, particolarmente consona alla vocazione contemplativa di Ciol, al suo sentimento di quell’ordine creaturale che egli – con uno spirito che oggi si potrebbe definire glocal – sa scoprire in tutti i luoghi e in tutti i climi: dal suo amato Friuli al deserto libico, dalla Siria allo Yemen e alla Cina.

Tutta un’altra serie di rassegne fotografiche sono concentrate in Emilia. Cominciamo da Correggio (Re) con una mostra di Bruno Cattani (1964), dal titolo Memorie. Ben 90 fotografie il percorso di ricerca iniziato cinque anni fa dall’artista reggiano ed incentrato sul tema della memoria collettiva. Le fotografie di Cattani evocano ricordi che provengono dal passato, dalla storia di ogni persona. I soggetti immortalati nei suoi scatti, siano essi strade deserte o popolate soltanto da una panchina o da un bambino che gioca in mezzo alle foglie, altalene e giochi che si mischiano a nebbiosi paesaggi padani e ad interni spogli di fabbriche abbandonate, vecchie foto ingiallite, immagini di giocattoli di legno, hanno il potere di rendere vivi ed attuali queste reminiscenze ricostruendo, attraverso il dettaglio, piccoli frammenti di vicende private che non cadono mai nella banalità. Come afferma lo stesso artista “da sempre la memoria è il sottile fil rouge che lega indissolubilmente il mio lavoro. A tutti è capitato di ritornare in luoghi dove abbiamo passato la nostra vita e che ci richiamano la storia come se fosse incisa sulla pietra: la malinconia di momenti che non rivivremo più, il rimpianto del passato che si trasforma in sottile piacere, l’immagine impallidita, solo accennata, che riemerge ad un tratto tra le pagine di un libro sfogliato. Ricercare e fotografare questi luoghi significa recuperarli dal passato salvandoli dall’oblio”.

A Modena troviamo la mostra Tre. Casali, De Pietri, Frapiccini, Jodice, Leotta, Musi, Nicosia. Fotografia contemporanea dall’Est Europa. La mostra,sviluppata lungo un percorso di oltre 70 opere, tra fotografie, video e installazioni – tra cui oltre 50 entrate in collezione – ha come tratto distintivo l’eterogeneità degli stili e delle ricerche presentate, dettate da approcci differenti al mezzo fotografico e ai codici visivi dell’immagine. Vediamo ora in dettaglio gli artisti: come in un atto di estremo saluto, Lorenzo Casali (Tradate, Va, 1980) ritrae gli interni delle abitazioni del quartiere popolare Crooswijk di Rotterdam, in corso di demolizione per consentire la nuova costruzione di un complesso residenziale di lusso. Nel registrare il naturale movimento della luce sui muri, il video Permanence 2 esplora il delicato affiorare delle tracce di vita vissuta, stratificata sulle superfici. Il confine precario tra la memoria e l’oblio ritorna come tema centrale dell’ultimo progetto fotografico di Paola De Pietri (Reggio Emilia, 1960) dal titolo To Face. Ripercorrendo i luoghi del fronte della prima guerra mondiale sul crinale alpino e prealpino, l’artista ritrae la progressiva disintegrazione dei segni inferti alla montagna dagli eventi bellici, riassorbiti nell’ambiente naturale. Sospese ed evanescenti, le immagini rimandano all’inevitabile perdita del ricordo, destinato col passare delle generazioni a uscire dalla sfera privata per rientrare nell’anonimato della Storia. A un altro genere di tematiche, questa volta di grande attualità, introduce il lavoro di Eva Frapiccini (Recanati, 1978) che con l’installazione Street Fighters chiama in causa il fenomeno delle morti bianche e degli infortuni sul lavoro, di cui il nostro Paese detiene tuttora il primato europeo. A cavallo tra denuncia sociale e narrazione privata, il suo lavoro coinvolge lo spettatore a confrontarsi con un tema tanto grave quanto abusato nella comunicazione mediatica. Francesco Jodice (Napoli, 1967) concentra da sempre la sua ricerca sull’interazione uomo-ambiente e sull’analisi del paesaggio sociale. Le immagini che compongono il progetto in mostra What We Want descrivono la geografia urbana di luoghi modificati di recente o in temporanea trasformazione, ridisegnati a propria immagine e somiglianza dai loro fruitori, che, come moderni pionieri, imprimono allo spazio la proiezione dei propri desideri. Interessato ai meccanismi mediali dell’immagine, Renato Leotta (Torino, 1982) utilizza la fotografia come strumento per portare alla luce tracce e isolare frammenti, eludendoli dal loro contesto iniziale per ricondurli a un discorso più ampio sul linguaggio visuale. Nella serie Pompei esamina i resti degli affreschi murari nelle due città romane, che diventano punto di partenza per una rilettura della pittura in chiave psicologica e sociale. Presentati sotto il titolo Hybris – nell’antica Grecia la “presunzione di forza” dell’uomo che sfida gli Dei - gli scatti di Pino Musi (Salerno, 1958) conducono all’interno di sale operatorie, immortalate nell’attimo immediatamente successivo all’intervento. Teatro dell’ostinata lotta dell’uomo contro l’ineluttabilità dei suoi limiti terreni, esse si caricano della tensione estrema dello sforzo umano, della speranza come della disperata determinazione. Infine, come un flusso ininterrotto di immagini sospese tra sogno, realtà e visione, l’ultimo lavoro di Carmelo Nicosia (Catania, 1960) esplora lo stato di alterazione percettiva ottenuto attraverso la prospettiva aerea. Una grossa nuvola oscurò il cielo… si relaziona con l’elemento aria e sovrappone continui piani di interpretazione, narrativi e visivi al contempo, per un viaggio immaginifico che travalica i confini spazio-temporali.

A Brescello (RE) si è aperta la mostra di Paolo Simonazzi (1961), dal titolo Mondo piccolo. Si tratta del Mondo piccolo di Giovannino Guareschi, quella piccola porzione della Bassa padana che ha ispirato i libri su Peppone e Don Camillo. L’esposizione presenterà 100 immagini a colori dell’artista reggiano, che documentano un percorso di ricerca, iniziato tre anni fa, sulle realtà segrete della Bassa parmense e reggiana. In questo lavoro, l'interesse e la sensibilità di Paolo Simonazzi indagano quei dettagli e quegli angoli poco visibili che appartengono alla memoria e alla storia minima di una zona e dei suoi abitanti, che costituivano le fondamenta del Mondo piccolo - da qui il titolo dell’esposizione - così ben ritratto dalla penna di Giovannino Guareschi. Un microcosmo che ha come scenario un'Italia semplice e profondamente legata alle sue radici contadine e che è legata a doppio filo con il Grande fiume, il Po, fonte di vita e di morte per i piccoli paesi che si affacciano sulle sue sponde. Simonazzi cattura col suo obiettivo tutto questo universo di tradizioni, di luoghi ammantati dalla nebbia padana, di persone semplici animate da buoni sentimenti, con lacerti del moderno che qua e là irrompono a fare da contrasto.

A conclusione una mostra dedicata ad uno dei maestri dell’architettura contemporanea, Pierluigi Nervi (1891-1979), a Sondrio sua città natale. La sapienza di coniugare arte e scienza, tecnica ed eleganza, senza mai perdere di vista funzione e costi, è la cifra che ha contribuito a fare di Pierluigi Nervi uno dei più grandi architetti del Novecento italiano e internazionale. La mostra mette in luce, attraverso fotografie e progetti, la complessa attività di Nervi che si manifesta in molteplici aspetti che vanno dall’ideazione alla realizzazione delle sue opere architettoniche. Da architetto-artista privilegiava materiali come il calcestruzzo e il ferro-cemento che riusciva a plasmare con grande abilità grazie alla sua profonda conoscenza delle tecniche costruttive. La mostra si sviluppa intorno a 120 riproduzioni, in alta definizione, di materiale documentario, fotografico, progettuale e grafico relativo alla figura dell’architetto e alle sue opere più significative. Tra le architetture fondamentali nel suo lungo percorso professionale non possono non essere citate lo Stadio di Firenze, il Palazzo del Lavoro per Italia ’61 a Torino, il Palazzetto dello Sport di Roma, la Cattedrale cattolica di San Francisco, la sede dell’UNESCO a Parigi, il grattacielo di Australia Square a Sidney e quello di Victoria Square a Montreal, l’Ambasciata d’Italia a Brasilia, il “Pirellone” a Milano (con Danusso e Ponti), le realizzazioni per le Olimpiadi romane del 1960, sino all’opera forse più famosa l’Aula Nervi in Vaticano voluta da Paolo VI per le udienze papali.

Giorgio De Chirico. La suggestione del classico
6 marzo 2010 – 2 giugno 2010
Orari: lunedì - venerdì: 10.00 – 13.00/ 15.00 – 18.00; martedì: 10.00 – 13.00 / 15.00 – 20.00; sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00 /14.00 - 19.00
Biglietti: 8€ intero, 7€ ridotto, 5€ scuole
Informazioni: www.scuderiepavia.com

Da Braque a Kandinsky a Chagall. Aimé Maeght e i suoi artisti

Ferrara – Palazzo dei Diamanti
28 febbraio 2010 – 2 giugno 2010
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Peggy e Solomon Guggenheim: le avanguardie dell’astrattismo
Vercelli – Chiesa San Marco
20 febbraio 2010 – 31 maggio 2010
Orari: lunedì- venerdì: 14.00 - 19.00, sabato e domenica 10.00-20.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.guggenheimvercelli.it

Timoncini. Cronache e Miti
Milano -Museo Diocesano
16 aprile 2010 – 23 maggio 2010
Orari martedì – domenica 10.00-18.00
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto, 2€ scuole
Informazioni: www.museodiocesano.it

Timoncini. Disegni e incisioni
Milano – Castello Sforzesco (Cortile della Rocchetta)
12 aprile 2010 – 9 maggio 2010
Orari: martedì – domenica 9.00-13.00/14.00-17.30
Ingresso libero
Informazioni: www.milanocastello.it

Passeggiata per Milano. Dipinti e acquarelli di Constanza Lòpez Schlichting

Milano – Spazio Lumera (Via Abbondio Sangiorgio 6)
8 maggio 2010 – 29 maggio 2010
Orari: lunedì – martedì – giovedì – venerdì 16.00-19.30; sabato 10.30-12.30/16.00-19.30
Ingresso libero
Informazioni: www.lumera.it

Elio Ciol. Il fascino del vero
Milano – Centro Culturale di Milano (Via Zebedia 2)
15 aprile 2010- 16 maggio 2010 Orari: lunedì – venerdì 10.00-13.00/15.00-18.00; domenica 15.00-18.00
Ingresso libero
Informazioni: www.cmc.milano.it

Memorie di Bruno Cattani
Correggio (Re) – Palazzo dei Principi
17 aprile 2010 – 23 maggio 2010
Orari: sabato 15.30-18.30; festivi 10.00-12.30/15.30-18.30, gli altri giorni su appuntamento
Ingresso libero
Informazioni: www.museoilcorreggio.org

Tre. Casali, De Pietri, Frapiccini, Jodice, Leotta, Musi, Nicosia. Fotografia contemporanea dall’Est Europa
Modena – Ex-Ospedale Sant’Agostino
9 aprile 2010 – 30 maggio 2010
Orari: tutti i giorni 11.00-19.00, chiuso il martedì
Ingresso libero
Informazioni: www.mostre.fondazione-crmo.it

Mondo piccolo. Fotografie di Paolo Simonazzi
Brescello (RE) – Museo Brescello e Guareschi
2 maggio 2010 – 13 giugno 2010
Orari: martedì – venerdì 10.00-12.00; sabato e festivi 9.30-12.30/16.00-18.30
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.brescello.re.it

Pierluigi Nervi. L’architettura molecolare
Sondrio – Galleria Credito Valtellinese
15 aprile 2010 – 20 giugno 2010
Orari: martedì – venerdì 9.00-12.00/15.00-17.00; sabato e domenica 10.00-12.00/14.00-17.00
Ingresso libero
Informazioni: www.creval.it