Apriamo gli occhi di fronte alle conseguenze dei nostri pensieri

Non saranno le regole a rendere possibile un avvenire migliore, ma “noi, il popolo”, amico della verità e capace di gesti coraggiosi e umili.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Risulta sempre più preoccupante riconoscere lo smarrimento, lo strabismo con cui si valutano i fatti. C’è come una lente deformante che impedisce di cogliere la realtà, e l’accorgersi delle conseguenze delle azioni e dei pensieri. Il tutto unito a quella forma strisciante di censura che oltre a impedire il libero confronto delle idee invade le coscienze con stereotipi e pregiudizi che invalidano ogni posizione critica.

Abbiamo tutti letto il disappunto per l’«inverno demografico» che riguarda non solo l’Europa e l’Italia, ma anche la Repubblica di San Marino. Ma sembra che nessuno voglia fare il mea culpa rispetto a quanto affermato per sostenere il diritto all’aborto (tra l’altro la Repubblica di San Marino credo che sia l’unica realtà in cui NESSUNA forza politica abbia espresso pubblicamente il suo NO deciso all’aborto – ricordo bene, per averle ascoltate, tutte le dichiarazioni di voto). Eppure basterebbe solo un poco di ragionamento elementare per collegare causa ed effetti!

Ho letto il giusto richiamo del Dirigente della Scuola Media a proposito del pericolo legato all’uso diffusissimo dei telefonini da parte dei giovanissimi: bullismo, pornografia, dipendenze, adescamenti…
E credo che sia necessario non solo il prendere coscienza dei pericoli e dei danni, ma anche il cercare una soluzione, che non sia semplicemente il dettare regole, nuove od obsolete. Sarà per la mia formazione «cattolica», ma, seguendo san Paolo, non credo proprio che la salvezza venga dalle leggi. Esse sono sì necessarie, ma ci vuole una proposta d’amore, affascinante e liberante.

Leggendo il bel libro di Francesca Romana Poleggi, Per amore dei nostri figli, ho trovato il riferimento a un testo estremamente importante per comprendere il tempo in cui stiamo vivendo: «Da almeno una decina d’anni a questa parte i giovani subiscono un potente e pervasivo lavaggio del cervello operato da internet, dai social, dai telefonini.
Lo strapotere di big tech sulle nostre vite abusa in modo subdolo ed efficiente della libertà e della psiche di tutti gli utenti del web, anche degli adulti. Bisogna leggere il saggio della sociologa statunitense Shoshana Zuboff, che spiega il “capitalismo della sorveglianza”. Il GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) sa manipolarci in modo subliminale, sa cambiare i nostri comportamenti e persino le nostre emozioni, senza che ce ne rendiamo conto. Non si tratta semplicemente di vendere questo o quel prodotto: l’ignoranza del grande pubblico, l’inazione dei governi e l’opacità dei processi tecnici coinvolti hanno permesso a queste aziende di fare quello che vogliono, protette dall’illegalità intrinseca dei processi automatizzati che hanno messo in atto, dall’ignoranza favorita da questi processi e dal senso di inevitabilità che hanno alimentato.
E se funziona bene con i grandi, figuriamoci con i piccoli che sono ovviamente più fragili, manipolabili e “penetrabili” dagli algoritmi.» E vi è presente anche l’invito a vedere il docufilm The social dilemma: vi garantisco che dopo averlo visto (se ne trova anche una versione in italiano) saremo tutti meno ingenuamente tranquilli di fronte a questo fenomeno.

Abbiamo già in programma un incontro con l’autrice del libro Per amore dei nostri figli e credo che sia estremamente importante riprendere in mano la passione educativa, con la consapevolezza non solo che – per ricordare un articolo della Costituzione dell’Italia – «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli», ma che tutto questo non sarà possibile se non ci si mette insieme. Mai, come nel campo educativo, soprattutto in questo periodo storico, vale quanto ricorda la Bibbia: «Guai all’uomo solo»!

Come ricorda acutamente Shoshana Zuboff: «Di conseguenza il capitalismo della sorveglianza può essere descritto come una presa del potere dall’alto, attraverso un rovesciamento non dello Stato, ma della sovranità individuale: una forza preponderante nella pericolosa deriva antidemocratica che sta minacciando le democrazie liberali occidentali. Solo “noi, il popolo” possiamo cambiare il corso degli eventi, prima dando un nome a quel che non ha precedenti, poi mobilitandoci in nuove forme di cooperazione: è necessario uno scontro che rimetta al centro della civiltà dell’informazione il bene dell’umanità. Se il futuro digitale sarà casa nostra, allora spetta a noi renderlo abitabile.» (Il capitalismo della sorveglianza, p. 31)

Non saranno le regole a rendere possibile un avvenire migliore, ma “noi, il popolo”, amico della verità e capace di gesti coraggiosi e umili.

P. S.: Non perdetevi la lettura di questo articolo di Susanna Tamaro, sul Corriere della Sera, a proposito di quanto può accadere, nel cammino della crescita dei ragazzi, che ci richiede un impegno educativo sempre vigile, non prono alle ideologie dominanti, pensando certo che questo tema può essere strumentalizzato da chi vuole usare delle situazioni di difficoltà dei più giovani e quindi indifesi (come del resto, sappiamo, nel caso dei social ): «Eppure, … la società contemporanea si è abbandonata al sonno della ragione, il pensiero collettivo, astutamente e lungamente indottrinato, continua ad abbattersi con furore come un’onda contro una granitica scogliera e a indicare nella scogliera il grande limite che impedisce a quell’onda di conquistare la libertà del mare aperto. Questa scogliera è in realtà un altare, e su questo altare avviene il sacrificio di tutti i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze che, a causa di un momento di confusione e di fragilità nella crescita, vengono trasformati in vittime sacrificali, perché a qualsiasi persona di buon senso appare subito chiaro che la disforia di genere nell’infanzia è sintomo di qualche altro profondo disagio, primo tra tutti, forse, quello di vivere in un mondo che ti ripete continuamente che la vita non ha senso, che noi siamo soltanto figli del nulla e del caso e che non esiste alcuna realtà al di là di quella forgiata dai nostri desideri.»