Roveto ardente

«Da quattordici anni sono sacerdote presso le due case di riposo a Corvetto (RSA).
Quella dei Coniugi, in via dei Cinquecento, è diventata tristemente famosa per l’incendio, le morti e la dispersione degli altri ospiti in molte altre strutture.»
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Di Vincent van Gogh - scan by user:Mefusbren69, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9517164

Penso spesso al disorientamento di questi anziani messi di colpo in ambienti nuovi, con personale che non li conosce... perché nella mia esperienza ho incontrato tanti operatori con un cuore grandioso, capaci di accompagnare e amare con attenzione personale queste donne e uomini al tramonto della nostra vita terrena.

In questi anni ho imparato che il nostro fisico invecchia, non risponde come vorremmo, e la nostra testa si disorienta, perché siamo profondamente uniti: anima e corpo.
Parole antiche, da anziani, e vere.

Ci si può rassegnare a invecchiare e diventare vecchi, oppure si può imparare a diventare anziani. Non è la stessa cosa e dipende da noi.

Bisogna scegliere di diventare anziani, non è automatico.

Come insegnante colgo che è lo stesso passaggio dell’adolescenza: il fisico cambia e la testa esplode in un grande e disorientato desiderio di vita. Si tratta di scegliere di diventare grandi. Viceversa diventiamo schiavi del sentimento che ci assale (esaltazione e depressione).
Per questo abbiamo bisogno di grandi “veri”, anziani appunto.

Bisogna diventare anziani prima che la testa se ne vada. Poi torniamo bambini.
E il nostro mondo non ama i bambini, a meno che non siano un nostro progetto, come e quando vogliamo noi.
Ma un anziano ritornato bambino è solo un peso, sembra dire il nostro mondo, la sua vita non ha che un senso: la morte.
E della morte non bisogna parlare perché risveglia la domanda sul senso della vita.

Diventare anziani è proprio questo: arrivare alla certezza rispetto al senso della vita.
Se questa domanda ci ha accompagnato negli anni della forza fisica allora diventiamo certi che il senso della vita non è l’attimo fuggente, da consumare rapacemente perché poi tutto finisce, ma l’eternità.

Per questo anziano è colui che può testimoniare la verità dell’esistenza a chi viene dopo di lui, per esperienza non per sentito dire.

Se questa domanda non ci ha accompagnato negli anni della forza fisica allora l’invecchiare è l’ultimo aiuto che il nostro fisico ci da per scoprire il segreto della vita.

Certo bisogna superare il bilancio amaro delle colpe, degli errori passati, delle scelte che non puoi più cambiare, viceversa diventiamo depressi e a tratti disperati.
Oppure bisogna superare la rabbia di ciò che non possiamo più fare, immaginando che la vita sia un sadico scherzo di un destino crudele, viceversa rischiamo di vivere di rabbia e risentimento.
E così si diventa solo vecchi.

Ma non è l’ultima parola. Può accadere che il cuore si apra a comprendere che il segreto della vita è essere amati e, umilmente, cercare di amare.
Può accadere che si accenda in noi la percezione del nostro Destino Eterno.
Parole antiche, da anziani, e vere.

Già: il Creatore ci muore dietro. L’Eterno entra nel nostro tempo per amarci prendendoci in braccio nella Sua e nostra croce.
La morte non è l’ultima parola, non è il beffardo senso della vita.

Capisco che il nostro mondo non vuole anziani ma vecchietti da commiserare e compatire, magari da invogliare a farsi fare una iniezione liberatoria (per noi).
Perché stare con loro accende in noi una domanda sul Destino Eterno di ognuno, sul senso della vita, sugli idoli che seguiamo facendoci dominare.
Gli anziani veri possono essere il nostro Roveto Ardente, spingendoci a scoprire che solo il Signore è Vita, già ora e per sempre (eterna, appunto).
Ma è necessario accoglierlo ora, implorare ora la Sua Misericordia.
La Misericordia è per l’oggi. “Dio è Misericordia” non è l’alibi per vivere come vogliamo e poi... “Dio avrà misericordia”. La Misericordia è Dio stesso che vuole vivere con me.
La vita è sperimentare ora la Sua Misericordia, dunque la Sua presenza da seguire: la conversione è l’unica strada, la strada dei “grandi”, degli adulti, degli anziani.
E la vita diventa seguirLo, non andare a tentoni verso il nulla: la morte non è il senso della vita. Desiderare di accoglierLo è il senso della vita. Essere “in grazia di Dio”.
Parole antiche, da anziani, e vere.

La liturgia usa la parola “pace”.
“Accogli nel tuo regno tutti coloro che, in pace con Te, hanno lasciato questo mondo”.

Posso testimoniare che almeno 5 delle 6 persone morte erano in pace con Dio (la 6 era entrata da poco e non la conoscevo ancora). Facevano la Comunione e si erano confessate. Se apriamo il nostro cuore il Signore ci chiama quando siamo pronti, in pace.

Questa vicenda potrebbe insegnarci a stare attaccati a Colui che rende vera la nostra vita, attimo per attimo, negli anni della forza, e non ci tradisce nell’ora della nostra morte.
Parole antiche, da anziani, e vere.