Alto tradimento

Ricevo dall'amico Vincenzo Andraous questa riflessione drammatica sulla condizione giovanile e sulla irresponsabilità di troppi. E' necessaria la ripresa della responsabilità educativa delle famiglie, che deve ritornare al protagonismo di cui parla s. Giovanni: «Il profeta Malachia annunciava il ritorno di Elia che “convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri”. E nel vangelo secondo Luca, l’arcangelo Gabriele toglie provocatoriamente la seconda parte nell’annunciare a Zaccaria la nascita di suo figlio Giovanni, nuovo Elia, venuto per “ricondurre i cuori dei padri verso i figli”»
Autore:
Vincenzo Andraous
Fonte:
CulturaCattolica.it
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https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-02/bulli-e-bullizzati-dove-sono-gli-adulti-per-aiutare-i-giovani.html

Un altro e un altro ancora, adolescenti, ragazzini, giovanissimi, allo sbaraglio senza protezione, il salto nel vuoto, neppure un grido, il silenzio scomposto della morte. Come è possibile non tenere in debita considerazione il reato di bullismo, ciberbulling, come è possibile liquidare questa diaspora esistenziale con percentuali e tabelle variopinte che vorrebbero rassicurarci che il fenomeno della violenza adolescenziale sta calando, anzi, è calato drasticamente. Mentre queste risoluzioni strategiche vengono sbandierate a destra e a manca, il rumore sordo che ne deriva; è il maledetto tonfo a terra, l’inaccettabilità delle assenze che si sommano a quelle dei coetanei feriti ma almeno salvi per un qualche miracolo. Giovani abbandonano la lotta, si vestono dei colori della resa, come disperati alla deriva, e chi è disperato nella testa, nel cuore e nella pancia, è davvero senza più speranza. Ora si identificheranno i presunti autori dei messaggi di insulti e minacce inviati sul suo telefonino, nei loro confronti si cercherà di provare il reato di istigazione al suicidio, e una volta appurata la vigliaccheria di questo e di quell’altro, a terra rimarrà ugualmente la sconfitta più grande, il sangue degli innocenti, la smorfia dolorosa di quella famosa prevenzione, di quegli interventi roboanti con appresso le tante parole spese male. Offese, insulti, minacce, contro qualcuno inerme, indifeso, incolpevole, se non della propria educazione, gentilezza, tenerezza, fino al punto di augurare a chi non conosci, non sai nulla della sua storia, di togliersi di mezzo, di farla finita, di uccidersi. Messaggistica istantanea che non fa prigionieri, cela le armi improprie della irresponsabilità disumana, di quanti si sentono onnipotenti per un bicipite infingardo di chi tira il sasso e poi nasconde il braccio. Adolescenti accerchiati da una violenza miserabile, da un dolore così insopportabile da trovare naturale la morte più incomprensibile. Forse oltre alle commozioni degli addii, è tempo davvero di difendere a ogni costo la preziosità dei più giovani, la loro fragilità, proteggerli a tutti i costi per non continuare a vergognarci. Oltre agli interventi, ai progetti di contrasto del fenomeno, ci vuole un cambio di passo che muova da dentro. Questa cultura che buca il vetro degli smartphone la indossi pensando che non hai spesa di impegno ulteriore, invece non la tocchi, non senti profumi né sapori, introietti balzi in avanti di protagonisti che non posseggono coscienza. Le leggi, le norme, le regole, le ripetiamo come dischi incantati, lo facciamo così malamente che appaiono insufficienti, inefficaci, veri e propri pourparler. Ma forse più semplicemente senza incorrere in ulteriori raggiri intellettuali, la drammaticità di questi accadimenti scaturisce anche da una deresponsabilizzazione non più accettabile, da incuria e disattenzione, che invece dovrebbero risultare segnali importanti per rafforzare e confermare una sana costituzione interiore.