La finestra di Overton anche a San Marino?

Ci si può interrogare sul motivo per cui certe idee, che sono sempre sembrate prive di valore, a un certo momento acquistano vitalità e consenso inimmaginabili. Come è possibile pensare che la «coscienza» vada esclusa dal comportamento dei politici? O ritenere che la vita non sia umana fin dal suo inizio?
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Una volta si diceva: «Quos vult Iupiter perdere dementat prius», e il buon Padre Dante ricorda: «Noi siam venuti al loco ov’io t’ho detto / che tu vedrai le genti dolorose / c’hanno perduto il ben dell’intelletto» (e i social ci ricordano che hanno perso «la verità, Dio, il bene supremo dell’intelligenza umana. Oggi perdere il ben dell’intelletto ha il significato di impazzire, di perdere lucidità mentale»).
È questa l’impressione che si ha leggendo certi commenti sull’esito del lavoro della IV Commissione a proposito della regolamentazione dell’IVG, l’aborto, per intenderci.

San Marino castello 2

Che pensare di fronte a queste affermazioni dell’UDS [Unione Donne Sammarinesi]? «Crediamo invece che ci siano delle criticità - ci auguriamo superabili in seconda lettura - nei primi due articoli.
Il primo [articolo] afferma il principio di “tutela della vita umana dal suo inizio” che ad oggi non trova un’interpretazione scientifica, giuridica ed etica univoca e che potrebbe rappresentare l’espediente di futuri governi ultraconservatori per annullare questo diritto duramente conquistato; è sufficiente vedere cosa è successo negli USA».

Questo è l’oscurantismo di coloro che vogliono essere «illuministi». Ci risulta che l’ecografia c’è da oltre 40 anni, e mostra la vita, umana, fin dall’inizio, indiscutibilmente. Bastano occhi per vedere (e forse sta qui la ragione per cui si è contrari a mostrare l’ecografia a coloro che chiedono l’aborto).

Poi abbiamo letto questa chicca dei sindacati (CSDL [Confederazione Sammarinese del Lavoro]): «Pdl “Regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza”: la “coscienza” non deve prevalere sul risultato referendario.» Ci domandiamo se vogliamo tornare all’oscuro totalitarismo nazista e comunista, con l’odio proprio alla coscienza come principio di azione sociale e politica. Ma non è forse perché proprio la “coscienza” non è più regola dei nostri comportamenti che stiamo vivendo in questa situazione di crisi dei valori, delle scelte, dei rapporti? L’impegno in politica non può e non deve essere l’arengo dei funzionari. La storia gloriosa della Repubblica ci ricorda che gli uomini di coscienza hanno generato un bene per tutti. Se il «relinquo liberos ab utroque» per molti è considerato un invito a mettere da parte la voce della Chiesa, non dimentichiamo che è anche il rifiuto dell’asservimento al potere (economico, politico, culturale, mediatico…) che costituisce la nostra forza. Noi ci riteniamo eredi di quei grandi che hanno saputo obbedire alla coscienza, rischiando la vita e andando contro corrente. È la nostra fierezza, e non ci piace l’elogio del conformismo, di quello che si chiama politically correct e che un laico di formazione marxista chiamava «l’uomo a una dimensione».

Amiamo la ragione e la libertà, e sappiamo che il fondamento è la ricerca appassionata della verità. Amiamo il confronto, e sappiamo che non è compromesso. Amiamo la vita, dal primo istante al suo termine naturale, e sappiamo che non è disponibile, e ha un valore infinito.

Di fronte a queste affermazioni (dell’UDS e della CSDL) ci chiediamo perché sembra così difficile reagire, cosa che avremmo fatto tempo fa. Che la vita umana abbia il suo inizio dal concepimento e che la coscienza, seppure tra virgolette, abbia un primato anche nella azione politica fino a tempo fa sembravano verità evidenti. Ora sembra che affermare il contrario sia una posizione non solo accettabile, ma sicuramente più avanzata rispetto alle posizioni tradizionali.

Che cosa è successo in questo frangente?
Mi pare che quella che viene chiamata «finestra di Overton» sia la spiegazione più convincente. Essa mostra come si può passare dal rifiuto alla accettazione di concezioni contrapposte, con un cammino in cui non ci si rende conto delle ragioni del cambiamento.

Ecco come tale processo (ci aiuta il web) può accadere anche tra noi:

«Le idee passano dalle seguenti fasi;
1 impensabili (inaccettabile, vietato);
2 radicali (vietato ma con eccezioni);
3 accettabili;
4 sensate (razionalmente difendibili);
5 diffuse (socialmente accettabili);
6 legalizzate (introdotte a pieno titolo)
Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi…»

«…La persuasione graduale sposta la finestra poco alla volta cosicché le persone neppure si rendono conto che la loro idea è stata cambiata.
Questo fenomeno si osserva spesso quando un gruppo di persone possiede un’idea che vuole venga accettata dal resto della popolazione e propone l’idea per stadi. Ad esempio, per i primi gruppi per i diritti gay era impensabile proporre l’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, perché prima era necessario far accettare l’idea dell’omosessualità, poi convincere le persone che l’omosessualità non era una minaccia per la società e via dicendo.
Da notare come questi fenomeni sono indipendenti dal valore “morale” dell’idea, né è importante che tu personalmente approvi l’idea. Non è un fenomeno né “buono” né “cattivo”, è semplicemente il modo in cui proposte sociali e politiche vengono ad essere accettate o rigettate. Che queste proposte siano “buone” o “cattive” non importa». [https://blog.inbreve.biz/finestra-di-overton/]

Vogliamo imparare a ragionare con la nostra testa? E reagire alla omologazione che surrettiziamente si impone?

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