Abbiamo imparato: «Di’ la verità, nel linguaggio della verità»

Nel 1981 il filosofo Norberto Bobbio, il padre della cultura laica e azionista italiana, scriveva: “Ci sono tre diritti. Il primo, quello del concepito, è fondamentale. Gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l’aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all’aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento il diritto del concepito può essere soddisfatto solo lasciandolo nascere”. E ancora: “Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.
Citato da Giulio Meotti, “La vita di un topo vale più della vita di un uomo?”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Guardando certe notizie sui social a volte si rimane sconcertati: sembra che la siccità, preannunciata per tempo dalla Commissione Europea e sperimentata drammaticamente in queste ore, sia una bufala che viene smentita da alcune immagini di fiumi colmi d’acqua. E così quanto i politici all’opposizione affermano viene bellamente messo da parte. Un quotidiano riporta: «La leader di Fratelli d’Italia ricorda che “il Paese è in emergenza siccità da settimane. La nostra agricoltura è seriamente minacciata e anche la produzione energetica è a rischio. Ma tutto ciò era previsto”».

Che sia questo il modo di spiegare la differenza tra il «caldo percepito» e il «caldo reale»?

Facevo queste considerazioni leggendo i commenti alla sentenza della Corte Suprema americana e vedendo le reazioni scomposte in America e in tante parti del mondo, facendo un paragone con una inchiesta – numericamente ridotta, ma seriamente condotta e significativa –, realizzata in USA, a proposito delle convinzioni del popolo americano sul tema della vita e dell’aborto. Ho letto: «Un sondaggio stupefacente ha rivelato ciò che, a detta delle reazioni avverse dei media dopo la sentenza sulla Roe, nessuno si aspetterebbe. Ovvero che quasi il 90% degli americani sia a favore dei diritti dei bambini non ancora nati. E una buona percentuale afferma anche che abortire significhi porre fine a una vita umana, alla faccia del my body my choice.
Americans United for Life (AUL), in collaborazione con YouGov [1], ha pubblicato i risultati di un sondaggio nazionale su 1.000 adulti americani intervistati riguardo al loro atteggiamento nei confronti dell’aborto e dei diritti legali. Il sondaggio si è svolto dal 6 al 13 maggio 2022 sulla scia della bozza trapelata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti sul caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization.
I risultati rivelano che ben l’89% degli americani sostiene i «diritti dei bambini non ancora nati». Una stragrande maggioranza (80%) afferma anche di sostenere il diritto dei bambini a nascere. Il sondaggio ha anche rilevato che la maggior parte degli americani crede che un feto sia una persona: il 31% afferma che diventi persona «nel momento in cui una donna rimane incinta», il 24% «quando si sviluppa il battito cardiaco» e il 10% quando si sviluppa il cervello.
[…] Una leggera maggioranza (51%) degli americani poi crede che l’aborto «metta fine alla vita di un essere umano prima della nascita», mentre il 20% afferma di no. Un quarto (28%) ha risposto «dipende». In particolare, alla luce dei risultati dell’AUL/YouGov National Survey, il 39% degli intervistati si è identificato come favorevole alla scelta, con il 32% che si identifica come pro-vita e il 29% che non si identifica in nessuna visione specifica.»

Sono cifre interessanti soprattutto se rapportate alle proposte di molte aziende che si impegnano a sostenere le spese delle dipendenti per praticare l’aborto: Disney, Warner, Comcast (Universal), Netflix, Sony, Meta (Facebook), il Sundance Festival, Patagonia, un numero grandissimo di personaggi di Hollywood. E se si leggono insieme alle esternazioni di coloro che vogliono solo affermare il diritto della donna di sbarazzarsi del frutto del concepimento si capiscono le motivazioni di tale loro posizione. Basterebbe qui rileggere le parole di Michelle Obama: «Ho il cuore spezzato oggi… Questa orribile decisione avrà conseguenze devastanti e deve essere un campanello d’allarme, soprattutto per i giovani che ne sopporteranno il peso. So che questo non è il futuro che hai scelto per la tua generazione, ma se ti arrendi ora, erediterai un paese che non ti assomiglia o nessuno dei valori in cui credi… Se sei come me e vuoi iniziare subito, ti incoraggio a incanalare la tua frustrazione e rabbia in azione coinvolgendoti. Organizzazioni come Planned Parenthood e The United State of Women, tra molte altre, hanno risorse a cui puoi rivolgerti se vuoi aiutare gli altri o se hai bisogno di aiuto.».

Il popolo contro lo strapotere dei ricchi e dei media, si potrebbe affermare. Quello strapotere che non rinuncia ad essere violento (naturalmente accusando di questo gli avversari, considerati nemici e tuttofobi, quando non clericofascisti, oscurantisti, medievali…) quando sono in presenza di posizioni culturali e politiche differenti. Anche i media nostrani non sono esenti da questo vezzo «criminalizzante» il diverso.

E fa impressione leggere le considerazioni di coloro che, sempre proni ai dictat del politicamente corretto, in questo caso si presentano come gli eversori, con ogni mezzo, di ciò che un istituto democratico ha stabilito. Ah, dimenticavo, ma ciò che non ha il loro imprimatur non è affatto democratico.

Certo, la sentenza della Corte Suprema può diventare un nuovo inizio nella difesa della vita senza se e senza ma, chiede però che proprio in difesa della vita si operi con tutte quegli aiuti e sostegni che coloro che la difendono cercano di mettere in atto, a partire dalla educazione e da una politica familiare degne di questo nome.

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[1] YouGov è una delle principali società di ricerche di mercato globali. Sin dall’inizio, siamo stati guidati da un’idea semplice: “Maggiore è il numero di persone che partecipa alle decisioni delle istituzioni e aziende che ci offrono beni e servizi, migliori saranno tali decisioni”. Il cuore della nostra azienda è una comunità online globale in cui milioni di persone e migliaia di organizzazioni commerciali e culturali condividono informazioni circa le proprie convinzioni e comportamenti personali e condividono opinioni sui brand. Uniamo questo flusso continuo di dati con la nostra vasta esperienza nella ricerca e una vasta esperienza nel settore, per sviluppare tecnologie e metodologie che consentano un processo decisionale più collaborativo.