Cambiamo i dogmi?

Autore:
Mondinelli, Andrea
Fonte:
CulturaCattolica.it
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“Baldisseri, prosegue Voice of the Family, in risposta a un sostenitore pro-famiglia preoccupato, ha comunicato ai delegati che non dovremmo essere “scioccati” dai teologi che contraddicono l’insegnamento della Chiesa. Il Cardinale ha affermato che i dogmi possono evolvere e che sarebbe inutile tenere un Sinodo semplicemente per ripetere quello che è stato sostenuto; ha inoltre suggerito che, per il semplice fatto di essere stato posto 2000 anni fa, non significa che un paradigma non possa essere posto in discussione”.


L’affermazione di Baldisseri è molto forte, ma è vera? Per prima cosa vediamo il significato della parola dogma:
• Vocabolario Treccani: “Nella teologia cattolica, dogma di fede, o assol. dogma, verità soprannaturale contenuta, in modo implicito e esplicito, nella Rivelazione, e proposta dalla Chiesa come verità di fede, oggettiva e immutabile”.
• Vocabolario online del Corriere: “ Proposizione accettata come vera in assoluto e quindi non soggetta a discussione”
L’altra parola chiave è paradigma, che nel linguaggio comune significa modello di riferimento, termine di paragone. La definizione esatta del vocabolario:
• Vocabolario Treccani: 1. Esempio, modello; 3.Nel linguaggio filos., termine usato da Platone per designare le realtà ideali concepite come eterni modelli delle transeunti realtà sensibili, e da Aristotele per indicare l’argomento, basato su un caso noto, a cui si ricorre per illustrare uno meno noto o del tutto ignoto. Con altro sign., il termine è stato recentemente introdotto nella sociologia e filosofia della scienza per indicare quel complesso di regole metodologiche, modelli esplicativi, criterî di soluzione di problemi che caratterizza una comunità di scienziati in una fase determinata dell’evoluzione storica della loro disciplina: a mutamenti di paradigma sarebbero in tal senso riconducibili le cosiddette «rivoluzioni scientifiche».
Questo, giusto per intendersi sul significato delle parole. Vediamo, ora, quali sono i 10 dogmi espliciti della Chiesa Cattolica:

1. Unità e Trinità di Dio in Tre Persone Divine (Concilio di Nicea, 325);
2. Gesù è la seconda Persona Divina, incarnato, morto e risorto (Concilio di Nicea, 325);
3. Maria è Madre di Dio perché madre di Gesù che è Dio (Concilio di Efeso, 431);
4. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo (Concilio di Efeso, 431);
5. Nascita verginale di Gesù (Secondo Concilio di Costantinopoli, 553);
6. Esistenza del Purgatorio, Inferno e Paradiso (per il solo Purgatorio, Concilio di Lione, 1274);
7. Transustanziazione (Concilio di Trento, 1545-1563);
8. Infallibilità papale, quando parla ex cathedra in materia di fede e di costumi Concilio Vaticano I, 1870);
9. Immacolata Concezione di Maria (Enciclica di Papa Pio IX, 1854);
10. Assunzione di Maria in anima e corpo (Costituzione apostolica di Papa Pio XII, 1950).

Detto questo, l’affermazione di Baldisseri è vera? Da un punto di vista meramente linguistico, la frase di Baldisseri è contraddittoria, una sorta di ossimoro come dire “ghiaccio bollente”. In particolare, l’ossimoro baldisseriano è il seguente “l’immutabile che evolve”…
Ma dal punto di vista del Magistero, che è quello che conta, cosa si può dire? Mi sono preso la briga di leggere un documento della COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE dal titolo L’INTERPRETAZIONE DEI DOGMI (1990), alla cui direzione, per una sorta d’ironia della sorte, vi era il Card. Kasper. Il documento è stato pubblicato con l’autorizzazione di S. Em. il Card. Joseph Ratzinger, presidente della Commissione. Eccone alcuni stralci molto significativi:

1. Le dichiarazioni del Magistero circa l’interpretazione dei dogmi
Il cammino storico percorso dal primo Concilio di Nicea (325) sino al Costantinopolitano I (381), Efeso (431), Calcedonia (451), Costantinopolitano II (553) e ai Concili successivi della Chiesa antica, mostra che la storia dei dogmi è il processo di un’interpretazione ininterrotta e viva della Tradizione. Il secondo Concilio di Nicea riassumeva la dottrina illuminante dei Padri, secondo la quale il Vangelo è trasmesso nella Paradosis della Chiesa cattolica guidata dallo Spirito Santo [27].
Il Concilio di Trento (1545-1563) ha difeso tale dottrina; esso mette in guardia i credenti contro un’interpretazione privata della Sacra Scrittura e aggiunge che spetta alla Chiesa giudicare il senso autentico della Scrittura e la sua interpretazione [28]. Il Concilio Vaticano I (1869-1870) ha riaffermato la dottrina di Trento [29]. Andando oltre, ha riconosciuto uno sviluppo dei dogmi, purché esso si compia nel medesimo senso e secondo lo stesso significato (eodem sensu eademque sententia). In tal modo, il Concilio insegna che, per ciò che riguarda i dogmi, si deve mantenere il senso definito una volta per tutte dalla Chiesa. Per questa ragione, esso condanna chiunque si discosti da tale senso con il pretesto e in nome di una conoscenza superiore, o del progresso delle scienze, o di una pretesa interpretazione più profonda della formulazione dogmatica, o di un progresso scientifico [30]. Tale irreversibilità e irriformabilità sono implicite nell’infallibilità della Chiesa guidata dallo Spirito Santo, particolarmente quella che il Papa esercita in materia di fede e di costumi [31]. Essa trova il suo fondamento nel fatto che, nello Spirito Santo, la Chiesa partecipa alla veracità di Dio che non può né errare né ingannare (qui nec falli nec fallere potest)[32].
Il Magistero della Chiesa ha difeso questa dottrina contro l’interpretazione meramente simbolica e pragmatica dei dogmi che è quella dei modernisti [33]. Nell’enciclica Humani generis Pio XII ha dato un nuovo avvertimento contro un relativismo dogmatico che abbandona il modo di parlare recepito nella Chiesa per esprimere il contenuto della fede in termini che mutano lungo il corso della storia [34]. In maniera analoga, Paolo VI, nell’enciclica Mysterium Fidei (1965), ha insistito sul fatto che si devono conservare le espressioni esatte dei dogmi fissate dalla Tradizione.

5. I sette criteri di J.H. Newman

J.H. Newman ha elaborato una criteriologia dello sviluppo dei dogmi, che prepara e completa quanto abbiamo esposto. Essa può essere applicata proporzionalmente all’interpretazione dei dogmi più approfondita che li attualizza. Newman enumera sette principi, cioè i seguenti criteri:
1) Preservazione del tipo, cioè della forma fondamentale, delle proporzioni e dei rapporti tra le parti e il tutto. Quando la struttura d’insieme permane, pure il tipo è mantenuto, anche se certi concetti particolari cambiano. Ma tale struttura d’insieme può venire corrotta, anche nei casi in cui i concetti rimangono gli stessi, se essi sono inseriti in un contesto o in un sistema di coordinate totalmente diverso.
2) Continuità dei principi: le diverse dottrine ripresentano i princìpi più profondamente soggiacenti, anche se spesso potranno essere conosciuti solo più tardi. Una stessa dottrina, se è avulsa dal principio che la fonda, può essere interpretata in varie maniere e condurre a conclusioni opposte. La continuità dei princìpi è dunque un criterio che permette di distinguere uno sviluppo corretto e legittimo da un’evoluzione erronea.
3) Potere di assimilazione: un’idea viva mostra la propria forza attraverso la sua capacità di penetrare il reale, di assimilare altre idee, di stimolare il pensiero e di svilupparsi senza perdere la propria unità interiore. Un simile potere d’integrazione è un criterio di sviluppo legittimo.
4) Conseguenza logica: lo sviluppo dei dogmi è un processo vitale troppo comprensivo per essere considerato solo come una spiegazione logica e una deduzione a partire da determinate premesse. Tuttavia bisogna che le sue conclusioni siano logicamente coerenti con i dati iniziali. Inversamente, si può giudicare uno sviluppo dalle sue conseguenze e riconoscerlo dai suoi frutti come legittimo o illegittimo.
5) Anticipazione del futuro: tendenze, che si realizzano e giungono a conclusione piena solo più tardi, possono divenire rimarchevoli presto isolatamente e imprecisamente. Tali anticipazioni sono segni dell’accordo dello sviluppo posteriore con l’idea originaria.
6) Influsso preservatore del passato: uno sviluppo diventa una corruzione quando contraddice la dottrina originaria o sviluppi anteriori. Uno sviluppo autentico conserva e tutela gli sviluppi e le formulazioni che lo hanno preceduto.
7) Vigore duraturo: la corruzione conduce alla disintegrazione. Ciò che si corrompe non può durare a lungo. Una forza vitale è invece criterio di uno sviluppo fedele.

6. L’importanza del Magistero per l’interpretazione attuale


I criteri ora elencati non sarebbero completi se tralasciassimo di ricordare la funzione del Magistero della Chiesa, al quale è stata affidata l’interpretazione autentica della parola di Dio, scritta e trasmessa dalla Tradizione, e che esercita il proprio mandato in nome di Gesù Cristo e con l’assistenza dello Spirito Santo [128]. La sua missione non consiste solamente nel ratificare e rendere definitivo, come un «notaio» supremo, il processo d’interpretazione nella Chiesa. Deve anche stimolarlo, accompagnarlo, dirigerlo e, fino a che tale processo non abbia raggiunto un termine positivo, mediante la sua convalida dargli un’autorità oggettiva e universalmente vincolante. In tal modo il Magistero darà orientamento e certezza ai fedeli che si trovano alle prese con la confusione delle opinioni e con una interminabile disputa teologica; lo può fare in modi diversi e secondo gradi differenti di obbligazione, dalla predicazione quotidiana, dall’esortazione o incoraggiamento, sino alle dichiarazioni dottrinali autentiche o anche infallibili.
«Di fronte a presentazioni della dottrina gravemente ambigue, addirittura incompatibili con la fede della Chiesa, questa ha la possibilità d’individuare l’errore e l’obbligo di rimuoverlo, fino al rigetto formale dell’eresia come rimedio estremo per tutelare la fede del popolo di Dio» [129]. «Un cristianesimo che non potesse più dire ciò che è e ciò che non è, né attraverso dove passano le sue frontiere, non avrebbe più nulla da dire» [130]. La funzione apostolica di colpire con l’anatema fa parte, anche oggi, dei diritti del Magistero della Chiesa; e l’esercitarlo può diventare un obbligo per esso [131].
Ogni interpretazione dei dogmi deve servire a quest’unico fine: che nella Chiesa e in ogni credente «lo spirito e la vita» nascano dalla lettera dei dogmi. Nell’oggi sempre rinnovato, la speranza deve germogliare dalla memoria della Tradizione della Chiesa; nella diversità delle situazioni umane, culturali, economiche, politiche, nella pluralità delle razze, l’unità e la cattolicità della fede devono essere rafforzate e promosse come il segno e lo strumento dell’unità e della pace nel mondo. Tutto sta in questo: che gli uomini abbiano la vita eterna, «conoscendo l’unico vero Dio e suo Figlio Gesù Cristo» [132].

Sono un semplice pecorella, priva di studi teologici, ma a me pare evidente, che l’affermazione di Baldisseri è in contrasto con il Magistero della Chiesa ed in contrasto con i criteri del Beato Card. Newmann, riportati nel testo della Commisione Teologica, in particolare il criterio 4 e 6. Infatti, Baldisseri contrappone l’evoluzione del dogma all’insegnamento della Chiesa. Inoltre, il paradigma non può essere messo in discussione, perché il modello in questione è proprio il dogma in se stesso. Interessante questione si apre, se il paradigma lo s’intende in ambito epistemologico – scientifico: a cambio di paradigma corrisponde una “rivoluzione scientifica”. Per rivoluzionare s’intende “modificare e rinnovare in modo radicale”. Che si voglia instaurare nella Santa Chiesa Cattolica l’ossimoro della “rivoluzione dogmatica”?