Bambini usa e getta

«Quei bambini che giocano / un giorno perdoneranno / se presto ci togliamo di mezzo. / Perdoneranno. Un giorno. / Ma la distorsione del tempo / il corso della vita deviato su false piste / l’emorragia dei giorni / dal varco del corrotto intendimento: / questo no, non lo perdoneranno»
(Vittorio Sereni, Quei bambini che giocano)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Tre notizie, tutte di oggi.
Leggo di un neonato gettato dalla madre tra i rifiuti, nell’area del S. Camillo. Penso a quelle due mani di donna che avvolgono il corpicino del figlio in un lenzuolo, lo infilano in un sacco di plastica, lo nascondono nell’armadio. Il respiro si fa lieve, il cuore rallenta. Si spegne. Immagino il sacco dentro la borsa, mentre la madre è al bar per un aperitivo con l’amica – questo hanno scritto… Penso a quel fagotto di bimbo gettato in un secchio della spazzatura…
Poi vedo le immagini shock della “Campagna per gli animali”. Un manifesto con la foto di un bambolotto-bambino fatto a pezzi, cellophanato in una vaschetta di quelle che si usano per confezionare la carne. Accanto, la scritta «Gli animali non sono cose. Quando li mangi o li sfrutti, mangi qualcuno. Non qualcosa. Diventa vegan».
Ora guardo il video di Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), ideato e montato per la settimana delle sfilate. A ritmo di musica, a fare la passerella sono animali vestiti di pelle umana.
Tre notizie, tutte di oggi. Fotografano questo nostro mondo bestiale, in cui c’è da chiedersi cosa più ci differenzi dagli animali. Certo non i creativi (!) che han partorito queste pubblicità.
Ne ho parlato con i miei studenti, ed è stato un processo impietoso agli adulti.
Sono stati educati così, mi han detto. A non credere che ci sia differenza tra un cucciolo di cane e un cucciolo d’uomo (e infatti è sugli embrioni di gorilla che in Spagna sono vietate le sperimentazioni, mica sugli embrioni umani!). Gli insegnano che, prima di nascere, siamo solo un grumo di cellule. E che «qualcuno», non «qualcosa» è, invece, la carne che mangiamo.
Sono stati istruiti – come è giusto – a rispettare animali e ambiente, ma nessuno gli ha spiegato perché un bimbo, un malato, un anziano valgono di più. Infinitamente di più.
Loro che studiano filosofia e scienze umane hanno letto sui libri che non c’è verità e non c’è gerarchia, che tutto è relativo, che in democrazia c’è la libertà d’espressione, che l’arte-è-arte.
Gli han detto che Dio è in tutti e in tutto, e dunque che problema c’è ad inscatolare un bambolotto-bambino e a chiedere maggiori diritti per gli scimmioni?
Imparano dalle notizie solo tragiche dei telegiornali. Sfido che gli esseri umani gli fan schifo e che si son convinti, per esclusione, che è il cane l’amico più fedele.
La scuola mostra grafici ed esibisce statistiche. Siamo in troppi; tra qualche anno non ci sarà spazio, né cibo per tutti. Che la donna decida se portare a termine o no le gravidanze accidentali. Che gli anziani tolgano il disturbo. Se lo decide lo Stato, meglio ancora. Via anche gli ultimi sciocchi sensi di colpa.
Perché mangiare i poveri-animali-innocenti, mi han chiesto stamane. Gli adulti non dicono che poveri e innocenti son anche i bambini nel grembo materno, cercati o non cercati. E i bimbi “fuori”: bambini contesi, usati e abusati. Bambini da copertina, giocattoli di adulti annoiati. Non più dono: un diritto. Bambini usa e getta: li “facciamo” e li buttiamo nel mondo e non siamo più capaci di indicar loro la strada. Di dir loro di Chi sono immagine.
La risposta ai creativi (!): quelli della carne di piccoli d’uomo sottovuoto – ma solo per gioco –, quelli degli animali in passerella, arriva oggi dal grido silenzioso dell’ultimo degli ultimi: quel bimbo tra i rifiuti, rifiutato.
Notizia tra le tante, è finita nella raccolta indifferenziata. Questo mondo bestiale ci ha educati così.