Il passo avanti verso il niente da Charlie ad Alfie

Autore:
Pietro Gargiulo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Se con l'assassinio di Stato di Charlie Gard si è inaugurato il totalitarismo relativista, con Alfie Evans il totalitarismo relativista pretende di assorbire in sé oltre che i corpi, anche le anime.

Il giudice Hayden, inserendo in una sentenza legittimata dal potere politico il riferimento ad una delle più importanti autorità religiose del pianeta (se non la più importante), ha di fatto affermato l'assolutezza dell'autorità politica su qualsiasi altra istanza comunitaria e personale. Tutto rientrerebbe sotto la sua giurisdizione. Non ci sarebbe luogo abbastanza profondo dove nascondersi alla sua vista.

Non è un novità. Da quando Gesù di Nazareth ha pronunciato le parole "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" nel mondo si sono fatte strada la libertà, la libertà di coscienza e riconosciuti i limiti del potere politico e religioso.
Da quel giorno una nuova civiltà ha avuto inizio. Il medioevo cristiano ha sintetizzato nella teoria dei due soli di Dante la distinzione fra potere temporale e potere spirituale.
Quel falso dio che è il potere non si è mai rassegnato a quelle parole del Cristo.
Così, nelle storie personali come nella storia di tutti i popoli, continuamente è stata e viene mossa guerra a quelle parole.

A Ratisbona Benedetto XVI ha dato l'ultimo allarme, prima che la cittadella Europa fosse presa. Oggi vediamo come la pretesa dell'Islam radicale di "dare tutto a dio" coincida con la pretesa della dittatura del relativismo di "dare tutto Cesare": Teo-crazia=Crato-teia.

Ognuno si prepari alla difesa della cittadella della propria coscienza, per la quale è sempre lecito brindare! Ognuno "guardi di non cadere" e non si insuperbisca, consapevole che non aver provato a difendere gli indifesi sarà un carico veramente pesante. Quanto "una macina da mulino."
L'imperatore di Solov'ëv ad un certo punto esclama: "Cari fratelli cattolici! Oh, come capisco il vostro modo di vedere e come vorrei appoggiare la mia potenza sull'autorità del vostro capo spirituale!"

Nella confusione, senza particolare clamore, quasi per caso, parlando d'altro, per bocca di un giudice qualunque: l'imperatore ha fatto la sua mossa.

Non praevalebunt.