Gli altri sei giorni, etsi Deus non daretur

«Ecco, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».
(Mt 28, 20)

«Quel Dio di cui aveva sentito parlare […], gli pareva sentirlo gridar dentro di sé: Io sono però».
(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, capitolo 20).
Fonte:
CulturaCattolica.it
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… poi capita, un giorno, che sei a casa sola e suonano al citofono. Ti alzi, chiedi chi è. «C’è un pacco per lei...», ti dice. Ci pensi. No, non stai aspettando nessun pacco; non ti pare, almeno… Però ti incuriosisce, questa cosa.
Un pacco per me? Magari sarà uno dei tanti libri che ordinano i miei figli e che arrivano con il corriere… Strano, però. Mi avrebbero avvertita, da Padova: di solito lo fanno sempre. E poi quella voce al citofono. C’è un pacco per lei, signora. Ha detto proprio «per lei».
Frulla la mente, intanto che il signore in divisa sale le scale.
C’è da pagare? gli chiedo titubante. Nel caso non pago, penso. Non ho ordinato niente. Sarà una bidonata per spillare quattrini.
No, signora. A posto così. E’ lei, Luisella Saro? Una firma qui, prego.

E’ proprio per me, allora. Firmo e sorrido: a lui che non c’entra niente, a questo dono inaspettato.
Mi chiudo la porta dietro le spalle e, con questa piccola scatola tra le mani, mi siedo.
Non è un libro: lo capisco dalle dimensioni della confezione, e dal peso. Provo ad indovinare, con la curiosità delle bambine curiose (credo sia scritta nel DNA degli umani, la curiosità… delle femmine di più…)
Strappo lo scotch, apro. Un’altra confezione. (Che sia uno scherzo? Il gioco delle matrioske?…)
C’è un bel nastro arancione, attorno alla confezione. Lo sfilo ed alzo il coperchio. Protetto da gommapiuma, un crocifisso di vetro soffiato.
E’ vero! Mesi fa un amico su Twitter (forse lui non lo sa, ma io lo considero amico anche se – ancora – non ci siamo mai visti) mi aveva anticipato che mi sarebbe arrivato «un piccolo ma significativo regalo». E’ passato un po’ di tempo e, presa da tante cose, francamente me l’ero scordato.
Lo tolgo dalla confezione e mi incanto a guardarlo. Come è possibile, da un tubo di vetro, ricavare una meraviglia così!? Poi cerco un posticino per questo nuovo, graditissimo ospite: un luogo di passaggio in cui lo possa vedere… sempre, e con questa gioia nuova nel cuore riprendo le cose di tutti i giorni: la correzione dei compiti, le pulizie di casa, la mia vita di figlia di moglie di mamma di amica di insegnante.
E mentre il tempo si dipana tra occupazioni vecchie e nuove, penso che è proprio così, la vita. A Cristo apri tu, quando bussa, altrimenti non entra nella tua casa, nella tua vita; nel cuore.
Ed è fragile, Gesù, proprio come questa piccola scultura in vetro soffiato: nei suoi primi vagiti di bambino in quella mangiatoia a Betlemme; nei dolori lancinanti sulla croce o, prima, flagellato alla colonna, coronato di spine.
Tenuto fra le mani o appoggiato su un mobile, il vetro lascia intravedere le mie dita, le venature del legno del comò antico, in salotto.
Nel volto dei più piccoli, degli ultimi, del prossimo (quello lontano, di cui non ti cureresti, quello vicinissimo che spesso dai per scontato) c’è il Suo, di volto. L’ha detto Lui: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Deve essere per questo che i fratelli Marchesi, artefici di queste meravigliose opere in vetro, hanno pensato a un crocifisso senza un volto ben definito. Nella sua trasparenza c’è ciascuno di noi, a immagine e somiglianza Sua, che è compagnia fedele nella nostra vita, presenza discreta eppure potentissima: «scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani». Struggente e umanissimo nella sua sofferenza, dolcissimo in quelle braccia aperte e pronte, sempre, ad abbracciarci. Ad abbracciare me, te, che a volte siamo come Marcellino pane e vino, a volte (spesso!) pecorelle smarrite, figlioli prodighi…
E quante volte al giorno, con i nostri tradimenti, lo scagliamo al suolo frantumandolo in mille pezzi (e sono schegge che lacerano il cuore…); quante volte ne raccattiamo i frammenti e piangiamo straziati per il male che Gli abbiamo fatto, perché non abbiamo saputo, una volta ancora, corrispondere al Suo amore infinito…
Quante volte è trasparente davvero, proprio come questa immagine, il Cristo in cui diciamo di credere! Ed è solo soprammobile, in casa e nella vita. Ci passiamo accanto e nemmeno lo vediamo più. O lo riscopriamo la domenica. Una spolverata per la giornata di festa, un segno di croce e via. Gli altri sei giorni, etsi Deus non daretur.

Oggi hanno suonato alla porta. Ho aperto. Ho ricevuto un dono inaspettato, immeritato. Gli ho fatto spazio nella mia casa, nella mia vita.
E’ solo un oggetto di vetro, lo so. Ma non è un oggetto qualsiasi: si chiama “segno”. Quando ci passo accanto sento toc-toc nel cuore.