Fare un’eccezione alle regole generali

Nella Repubblica di San Marino è in gioco la libertà di affermare la vita, dal suo primo istante. L'impegno di salvaguardare una identità – le cui radici sono nel riconoscimento di un santo come fondatore – a dispetto di coloro che vorrebbero un appiattimento sulle pratiche e legislazioni straniere, costituisce la responsabilità di quest'ora
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Devo ringraziare Giuseppe Marzi per avermi regalato questo libro (AA.VV., La meravigliosa bugia, Giuntina) che racconta quanto fatto in San Marino in difesa degli ebrei durante il terribile periodo della Shoah. E l’introduzione di Massimo Ferdinandi, allora Ambasciatore della Repubblica, «L’eccezione alle regole generali» costituisce l’indicazione più grande e suggestiva per riscoprire il volto della «Antica terra della libertà».

Così iniziano queste bellissime pagine: «Ragione di interessamento per il caso di San Marino è stato, durante molti secoli, il fatto che la storia della piccola comunità sembrava fare eccezione alle regole generali dello sviluppo storico, conservando un’originaria condizione di libertà e innocenza che andava perduta dappertutto altrove».
Le semplici, ma chiare, parole del celebre pubblicista Aldo Garosci offrono lo spunto per comprendere come questa Repubblica abbia saputo preservare nei secoli quanto di più prezioso in suo possesso, i propri secolari valori. È bene non dimenticarlo, San Marino ha rappresentato – come ha recentemente dichiarato l’UNESCO – una tappa importante dello sviluppo dei modelli democratici in Europa e ciò che tuttora, più di ogni altra cosa, la rende peculiare sono il suo passato, le sue tradizioni, la sua libertà: unicità, proprio perché sopravvissute ai terremoti politici che hanno circondato il Titano, da continuare a tramandare alle future generazioni e da far conoscere fuori dai confini.
Troppe volte durante il secolo scorso l’innocenza è stata perduta. Il Novecento sarà da tutti ricordato come uno dei secoli più crudeli nella storia dell’uomo. Dittature e guerre hanno seminato odio, terrore e morte. Nel mondo, in Europa e nella nostra Penisola. Questo periodo storico, contraddistinto dal sonno della ragione, ci ha riservato tuttavia alcune inaspettate sorprese, a testimonianza di come possano essere istintivi nel carattere degli uomini il coraggio e la forza di «fare un’eccezione alle regole generali».

Credo che dobbiamo donare ai nostri giovani la fierezza di appartenere a un popolo che ha, nel suo DNA, questo tesoro prezioso, una diversità che può suggerire la speranza nel nostro oggi, così tentato, forse a causa di cattivi maestri, di cancellare quanto di peculiare possiede, per allinearsi a usi e costumi che non rappresentano quanto di meglio l’uomo ha saputo generare e vivere.
Quest’anno prezioso ci consegna la memoria di tanti giganti che hanno testimoniato la grandezza dell’uomo. E non posso non ricordare, in particolare, oltre a Dante Alighieri, la figura eroica di san Massimiliano Maria Kolbe, che ha vissuto qualche tempo tra noi. E voglio pensare che la grandezza del gesto con cui ha sacrificato la sua vita per un padre di famiglia che, ad Auschwitz, era destinato a morire per la fuga di un prigioniero, ha potuto ispirarsi anche a quanto vissuto, seppur per breve tempo, in questa nostra Repubblica, già nei primi anni del ’900, luogo di accoglienza e di rispetto.
Che l’educazione dei giovani sappia trarre dalla «meravigliosa bugia» la linfa per educare un popolo alla bellezza e dignità della vita, quella bellezza e dignità che ha bisogno di testimonianze eroiche per non venire sopraffatta dall’egoismo e dai calcoli del potere.