Basta gender a scuola. Nuove linee guida

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Fa un certo effetto leggere questa notizia riportata da Avvenire del 5 giugno 2014, con l’impegno del Ministro della Pubblica Istruzione a coinvolgere i genitori nella elaborazione di strategie educative. Di che si tratta? Ecco quanto riporta il Quotidiano dei cattolici: «Mai più casi come quello del Liceo classico “Giulio Cesare” di Roma (dove ai ginnasiali di 15 anni è stato fatto leggere un romanzo i cui contenuti sono stati giudicati «inopportuni » e «sconvenienti» dalla Presidenza del Senato, che ha impedito fossero inseriti stralci del testo in un’interrogazione) o come quello del Liceo ginnasio “Muratori” di Modena, dove è stata organizzata una conferenza del transessuale Luxuria, senza prevedere il contraddittorio e, soprattutto, senza avvertire i genitori degli studenti, che infatti hanno molto protestato. Proprio per evitare il ripetersi di situazioni simili, conseguenza dell’applicazione, nelle scuole, della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, predisposta dall’Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) in collaborazione con 29 associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), entro settembre il Ministero dell’Istruzione emanerà delle nuove Linee guida (che aggiorneranno quelle a suo tempo predisposte dal ministro Fioroni) a cui le istituzioni scolastiche dovranno attenersi nella programmazione di iniziative per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo.
L’annuncio è stato dato dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, rispondendo, ieri pomeriggio alla Camera, a un question time del deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli. Confermando la «totale estraneità» del Miur alla redazione e diffusione nelle scuole degli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola”, commissionati all’Istituto A.T. Beck, (l’intera Strategia è costata 300mila euro), Giannini ha ribadito che «il Ministero proseguirà i progetti contro ogni forma di discriminazione nelle scuole», sottolineando che, nella predisposizione delle iniziative, sarà prioritario il coinvolgimento delle associazioni dei genitori. Anche i contenuti delle nuove Linee guida in vigore da settembre, saranno stabiliti attraverso il confronto diretto e costante con i genitori. Che, invece, erano stati completamente esclusi dalla Strategia dell’Unar.»

Una domanda sorge spontanea. «E se non ci fossero state le denunce (non sempre apprezzate da molti, anche cattolici) ci sarebbe stato lo stesso risultato?» Sinceramente credo di no. Come sempre è solo la mobilitazione seria e non settaria e non violenta che ottiene risultati positivi. Solo muovendosi compatti si può ottenere ascolto anche dalle istituzioni. Solo facendo sentire con fermezza la propria voce certe aberrazioni vengono fermate. È pur vero che l’esito positivo non è mai garantito. È pur vero che si possono avere effetti collaterali (pubblicità gratuita ad opere e situazioni che non la meritano, accuse di «rozzezza» e «oscurantismo» dei soliti bigotti e retrivi…). Ma resta il fatto che queste azioni hanno potuto portare ad effetti positivi e insperati, e che in questo modo si potrà ottenere che la scuola sia spazio più adeguato per l’educazione dei giovani.
Non è invano che molti di noi hanno fatto proprio con passione il grido accorato di Don Giussani: «Fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la possibilità di educare!»

Due riflessioni, allora.

1. È sempre più evidente che i frutti nascono da una consapevolezza matura dei fattori in gioco, da una chiara identità e capacità di giudizio, da una unità effettiva tra le varie realtà, che ha come presupposto essenziale la stima nei confronti degli amici con cui si lavora insieme. Da questo punto di vista schematismo e rigidità non portano ad alcun frutto, e purismi di chi crede che solo la propria posizione sia corretta e adeguata sono da bandire (e qui è evidente che la nostra mancanza di unità è la forza degli avversari).

2. «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta». Questo richiede che ci si interroghi sul significato della Dottrina sociale cristiana. Non è in particolare l’illusione di riproporre valori al posto della fede, ma l’annuncio di Cristo e il giudizio sulla realtà che proprio la fede esige per potere essere vissuta compiutamente.
E qui non posso che ricordare il lucido giudizio di Don Giussani che ricordava: «Il potere mondano tende a risucchiarci: allora la nostra presenza deve fare la fatica di non lasciarsi invadere, e questo avviene non solo ricordando e visibilizzando l’unità tra noi, ma anche attraverso un contrattacco. Se il nostro non è un contrattacco (e per esserlo deve diventare espressione dell’autocoscienza di sé), se non è un gusto nuovo che muove l’energia di libertà, se non è un’azione culturale che raggiunge il livello dignitoso della cultura, allora l’attaccamento al movimento è volontaristico, e l’esito è l’intimismo»