Il Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente 2010 - 2 - Esodo di massa dei cristiani

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il quadro che ho evidenziato lo dovete applicare alle comunità cristiane e cattoliche dei paesi del Medio Oriente, e allora, forse, riuscirete a percepire quali sono le loro difficoltà, le loro sofferenze nella vita quotidiana. Forse riuscite a comprendere perché i nostri fratelli nella fede, appena possono fuggono verso paesi più ospitali dove rifarsi una vita senza l’incubo della persecuzione e dell’esclusione sociale.
I fedeli sono le pietre vive di quelle comunità, ma se le pietre vive se ne vanno rimangono le pietre morte, e non si costruisce più niente in quelle terre.
I nostri fratelli nella fede se ne sono andati a milioni, se facciamo i conti, da quando si sono scatenate le guerre contro lo stato di Israele e quelle successive fino alle più recenti.
Dal Libano, dalla Palestina, dalla Siria, dalla Giordania, dall’Iraq, dall’Iran e dall’Egitto. Hanno fondato città nuove in Canada, negli USA, in Australia, in America del Sud con i nomi di Nuova Betlemme, Nuova Nazareth, Nuova Gerico, Nuova Hebron,e così via giusto per citare le più famose.
Ecco perché il papa Benedetto XVI ha indetto il sinodo delle chiese del Medio Oriente, proprio per mettere a punto insieme con i vescovi delle linee operative di lavoro per fermare l’esodo e per sviluppare un dialogo che appare sempre più difficile, sia con le autorità islamiche sia con quelle ebraiche.
I cristiani sono gli unici fedeli in grado di dialogare con tutti, perché Cristo stesso e la sua dottrina forgiano quella cultura dialogante che è l’unico strumento di convivenza.
I cristiani, grazie alle loro scuole e alla loro università, frequentate anche dai fedeli di altre religioni, formano una classe dirigente di altissimo livello che se viene a mancare, tutta la comunità si impoverisce. Questo lo sanno sia lo stato di Israele che l’Autorità Palestinese, come gli altri stati.
Ma l’odio contro Cristo e i suoi fedeli è talmente violento, che i fondamentalisti di queste riflessioni ne fanno volentieri a meno.
Il papa ha voluto questo sinodo per manifestare nel modo più forte possibile la vicinanza della Chiesa di Roma alle chiese sorelle nel martirio e nella sofferenza.
Il sinodo ha portato un messaggio di incoraggiamento a quelle popolazioni così provate: siate pietre vive per la vostra terra, la Chiesa di Roma vi aiuta e non vi dimentica!
Gerusalemme, Gerusalemme, chi salirà sul tuo monte santo?
questa è la domanda del salmista, ed è da questa domanda che bisogna partire per comprendere da dove bisogna iniziare il dialogo tra le tre religioni che in Gerusalemme hanno eletto la loro sede santa.
Gli ebrei, perché a Gerusalemme c’era il tempio di Dio, i cristiani, perché a Gerusalemme si è compiuta la redenzione dell’umanità, i musulmani, perché ricordano la salita notturna di Maometto al cielo per incontrare i profeti.
È noto a chi si occupa di politica e di religione che la soluzione del problema della configurazione giuridica di Gerusalemme è la chiave di volta della convivenza nella pace tra le religioni di quella terra.
Tempo fa ho scritto questa poesia, sotto forma di preghiera:

Gerusalemme Gerusalemme
chi salirà sul tuo monte santo?
da dove arriveranno le tribù di Israele,
le genti della stirpe di Davide,
i popoli della progenie di Ismaele?
Là sul tuo monte santo
tutti i popoli canteranno le tue lodi.
ma quando Signore?
Quanto ancora dovremo patire
per poter insieme pregare?

Tu mandi il tuo figlio
ma nessuno lo accoglie
e parla di pace
e parla di amore
e parla di perdono
ma noi siamo sordi
nessuno lo ascolta.

Gesù per questo Natale
ritorna nella tua terra
nella grotta a Betlemme
manda ancora i tuoi angeli
messaggeri di pace
a noi popoli erranti
che si convertano i cuori
che germini la speranza
tutti aspettiamo il tuo amore.