Il Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente 2010 - 3 - La missione dei Francescani in Terra Santa

Fonte:
CulturaCattolica.it
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I vescovi sinodali hanno presentato al papa le loro conclusioni in un documento che segnerà per gli anni a venire il modello di comportamento delle chiese cattoliche del medio oriente. Questo documento è costituito da 44 proposizioni nelle quali sono indicate puntualmente le piste di lavoro per quelle comunità.
Però, quelle 44 proposizioni sono valide anche per noi che abbiamo a cuore la vita dei nostri fratelli nella fede, per noi che amiamo la Terra Santa quelle indicazioni sono preziose perché da sole costituiscono una chiave di lettura della situazione sociale e religiosa, e ci consentono di operare dall’Italia per il bene dei nostri fratelli nella sofferenza.
In particolare, per noi, operatori e collaboratori della Custodia Francescana di Terra Santa, c’è un ulteriore impegno.
Vedete, al sinodo hanno partecipato i vescovi delle chiese cattoliche, ma ha anche partecipato il nostro padre custode, fra Pierbattista Pizzaballa. Il ruolo della Custodia Francescana nella tessitura del dialogo tra Islam e Ebraismo è strategica ed essenziale.
È dal capitolo generale dei frati francescani del 1217 che Francesco ha eletto perla di tutte le province quella orientale.
È dal 1218 che i frati francescani sono su quelle terre per difendere la cristianità dei luoghi che hanno visto scorrere la vita di Gesù, dalla nascita a Betlemme, alla vita pubblica, dalla Galilea alla Samaria, dalla Giordania alla Giudea, dove sarà ucciso e dove risorgerà.
È Francesco che ha insegnato ai suoi frati e a noi tutti come ci si rapporta con i musulmani. La violenza genera violenza, solo la pace può provocare la pace. La storia di 2000 anni di cristianesimo ci insegna questo: i seguaci di Gesù saranno sempre perseguitati e anche uccisi, ma non c’è alternativa che quella di parlare ai cuori dei violenti per la loro conversione.
Dal papa Benedetto XVI abbiamo avuto un grande insegnamento qualche anno fa, quando all’università di Ratisbona ha affermato con decisione che non ci può essere un dio che ordini di uccidere il credente di un’altra religione.
Certo, questa affermazione ha fatto imbestialire i musulmani e ha fatto arrabbiare anche molti vescovi e pastori, abituati al quieto vivere. Però tra i responsabili politici dell’Islam, da quella lezione è iniziato un percorso di avvicinamento alle posizioni del papa.
In particolare il principe ereditario della Giordania e altri 137 esponenti di tutte le correnti musulmane hanno scritto una lunga lettera al papa , proclamando la loro disponibilità a cominciare un percorso di conoscenza reciproca in vista della convivenza pacifica.
Da due anni è attiva una commissione mista cattolica e musulmana che si ritrova per costruire ponti di dialogo.

Tutta la Chiesa è invitata a pregare per il successo di questa iniziativa, noi amici di Terra Santa, ancora di più, siamo sollecitati ad approfondire la dimensione storica e teologica di questi eventi, per essere i più solerti collaboratori del papa e del custode di Terra Santa, con la convinzione che solo la preghiera può unirci in questo sforzo di costruzione della pace tra le religioni e tra i popoli.
Emblematica è l’ultima “propositio” del sinodo, la 44.ma, dedicata alla Vergine Maria:

“Maria, la vergine di Nazareth, è modello perfetto di ascolto della parola di dio e figlia benedetta della nostra terra. Fin dall'inizio della storia cristiana la riflessione teologica nelle nostre chiese di oriente ha contribuito in maniera decisiva a definire Maria con il nome stupendo di Theotokos, Madre di Dio.
Nelle liturgie di tutte le nostre chiese la Vergine Maria occupa un posto di eccellenza ed è circondata dal singolare affetto di tutto il popolo di Dio.
Proprio questa figlia della nostra terra, che tutte le genti chiamano beata, viene giustamente invocata quale madre della chiesa, soprattutto a partire dal Concilio ecumenico Vaticano II.
Consapevoli degli speciali legami che per disegno di Dio ci uniscono alla Madre di Gesù, proponiamo che le nostre chiese, unite insieme e con atto comune, affidino tutto il Medio Oriente alla protezione della Vergine Maria.”

Ecco, cari amici di Terra Santa, il modo più semplice e più efficace di pregare, affidare alla Madonna le nostre comunità, lei Madre di misericordia ha a cuore la nostra salvezza.
Da almeno due secoli la Madonna ha deciso di farsi conoscere direttamente ai seguaci di Gesù, da Benedetta Rencourel sulle montagne del Laus in Francia, a Caterina Labouré a Parigi, da Massimino e Melania a La Salette, da Lucia e i suoi cugini a Fatima,alle nostre apparizioni italiane alle Ghiaie di Bonate, a Civitavecchia, fino a Medjugorje dove ancora la Madonna continua a sollecitarci a seguire Gesù e non il mondo, che alacremente sta lavorando per distruggere la memoria di suo Figlio.

La nostra fede sarà forte se continueremo a pregare per le pietre vive della terra di Gesù, i segni non mancano.
Pensiamo solo a quanto stanno realizzando in quelle terre i famosi movimenti ecclesiali, dai Focolarini, a Comunione e Liberazione, al Rinnovamento nello Spirito, all’Unitalsi, ai Neocatecumenali.

Tutte queste realtà ecclesiali stanno lavorando intensamente per testimoniare cosa significhi essere cristiani oggi nella terra di Gesù.
E qui oggi non possiamo fare a meno di ricordare l’artefice di questa nuova pentecoste: il beato Giovanni Paolo II.
È grazie alla sua santità e al suo discernimento se lo Spirito Santo, oggi, sta lavorando con la freschezza dell’entusiasmo dei giovani dentro ai movimenti ecclesiali per far crescere nuove gemme di fede in Terra Santa.

Ricordiamolo bene che non saranno i nostri programmi a salvare la Chiesa ma innanzitutto l’opera di Dio che passa attraverso la preghiera, la vita e la passione di tante persone.
La missione della Custodia francescana di Terra Santa è sempre quella: badare ai luoghi santi – le pietre della memoria – e alle pietre vive – la comunità cristiana. Stare nei luoghi santi oggi non è popolare, perché si parla molto di comunità, di assemblea, mentre marcare il territorio ha un’importanza che soprattutto in Medio Oriente è capitale. Quindi stare in quei luoghi anche se non ci va nessuno, anche se sono isolati, anche se non è gratificante. Semplicemente stare lì e celebrarne la memoria con la preghiera, innanzitutto. E poi c’è lo stare con la comunità cristiana, con le pietre vive perché la società sta cambiando.


In questi giorni a Rimini si tiene l’incontro annuale del Rinnovamento nello Spirito italiano, e a Rimini il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha tenuto una testimonianza commovente venerdì 3 giugno davanti a 20.000 fedeli. Ha spiegato come vivono i nostri fratelli nella fede in quei territori, ha partecipato le sofferenze, le violenze e le umiliazioni di chi si trova a vivere nei territori occupati della Palestina.

Le sfide che si aprono oggi sono enormi e di lunga portata per le conseguenze possibili. Il mondo è in perenne movimento, l’economia e gli uomini sono coinvolti in tanti processi di cambiamento e il Medio Oriente rappresenta l’incubatore del nostro futuro.

Solo un esempio per capire le potenzialità del cambiamento: nella Penisola Arabica c’è la diocesi più grande del mondo che raccoglie un milione e trecentomila cattolici, in gran parte immigrati indiani e filippini. Ebbene a capo di questa diocesi c’è il vescovo Paul Hinder, frate francescano cappuccino, e risiede ad Abu Dhabi, capitale degli emirati arabi uniti.

Questo è solo un segnale per farci capire che la storia è in movimento e che il Signore della storia lavora con i tempi che non sono i nostri tempi, ma ci fa capire che il percorso è segnato e che tutti noi siamo convocati a partecipare su questo cammino che richiede la riscoperta della vocazione della Chiesa.

Cari amici di Terra Santa, oggi è la festa dell’Ascensione, Gesù lascia nello sconforto i suoi discepoli che rimarranno soli e increduli per la sua dipartita, non hanno capito molto bene chi sarebbe stato quel consolatore che il maestro aveva loro promesso.
Ebbene, tra sette giorni sarà Pentecoste, ricordiamo lo Spirito Santo che scenderà sui discepoli e provocherà la rivoluzione più importante e lunga della storia dell’uomo.
Iinvochiamo lo Spirito Santo su di noi tutti, sul nostro movimento, sulle nostre comunità.
Preghiamo per avere l’effusione abbondante dello Spirito di fortezza, di sapienza, di temperanza.
Non perdiamo l’occasione, quando ci sarà offerta, di partecipare con la preparazione necessaria alle cerimonie di effusione dello Spirito Santo. Tutti abbiamo bisogno di una nuova Pentecoste nella nostra vita.
Il nostro impegno per la Terra Santa richiede che tutti noi siamo animati da questa novella Pentecoste.


A questo proposito vorrei terminare con un pensiero di fra Pierbattista Pizzaballa, padre custode.

“Essere minoranza non deve impedirci di dare vibrante testimonianza di fede e di appartenenza, di fare proposte culturali attente e forti, unico spazio di confronto nella nostra terra. essere minoranza non ci deve chiudere, ma aprirci a nuove forme di creatività, che non solo sono permesse, ma a volte addirittura attese dai fratelli delle alte fedi.
Per quanto riguarda il delicato e sofferto scenario politico, senza entrare in questioni delicate e già fin troppo discusse anche tra noi, desidero sottolineare quanto anche a noi stessi non è sempre chiaro, e cioè che spetta a noi cristiani di Terra Santa, che non rivendichiamo territori e posizioni di privilegio, di custodire, mantenere visibile e gelosamente difendere in tutte le forme possibili e in tutte le sedi pubbliche il carattere anche cristiano della Terra Santa e di Gerusalemme, che non è sempre scontato e che forse non è sempre accolto.”