La FIVET

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CulturaCattolica.it ©
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Parlare di FIVET oggi significa parlare di un argomento di grande attualità.
I mass – media sono pieni di notizie riguardanti la fecondazione artificiale, soprattutto dopo l’approvazione della Legge che la riguarda. Vengono esaltate le nuove metodiche adottate senza però dire molto sullo spreco di vite umane, e sul loro “uso” in laboratorio, perché solo una possa arrivare alla nascita.
La FIVET è la fecondazione artificiale umana in vitro; la sigla si ha dalle iniziali Fecondazione in Vitro con Embryo transfer. Essa è una tecnica di fecondazione artificiale molto più complessa rispetto all’inseminazione artificiale.
Nella donna viene provocata una crescita follicolare multipla ed in seguito, tramite laparoscopia, vengono prelevati degli ovociti maturi. Gli ovuli vengono quindi trasferiti in un terreno di coltura particolare. Sempre qui viene messo anche il liquido seminale, preparato precedentemente con un procedimento particolare, ed avviene così il concepimento di un essere umano al di fuori sia del corpo materno che dell’atto sessuale: è la fecondazione in vitro!
La crescita dell’embrione, così ottenuto, viene controllata e seguita con il microscopio e, quando ha raggiunto lo stadio di 4-6 cellule, può essere trasferito in utero per continuare il suo sviluppo.
L’ embryo – transfer è il momento più delicato della fecondazione artificiale in quanto è quello in cui si hanno le maggiori possibilità di perdita dell’embrione.
Le statistiche dicono che solo il 15-20 % degli embrioni ottenuti in vitro riuscirà ad arrivare al termine della gravidanza. Proprio perché c’è questa percentuale così bassa di successo si ricorre alla pluriovulazione, fecondando più ovuli e trasferendone altrettanti in utero, in modo da far aumentare le possibilità che almeno un embrione riesca a svilupparsi completamente.
Nella maggior parte dei casi, purtroppo, il numero di embrioni così ottenuti supera di gran lunga quelli che poi vengono effettivamente trasferiti nel grembo materno.
Si ha un surplus di embrioni che pone il problema etico sul loro destino. Due, di solito, sono le possibili sorti di questi embrioni soprannumerari: congelamento, in attesa di un eventuale impianto, oppure eliminazione.
La metodica della FIVET ha due varianti costituite dallo ZIFT, Zigote Intra Fallopian Transfer, in cui l’embryo – transfer avviene dopo 24 ore; e dal TET, Tubal Embryo Transfer, in cui il trasferimento avviene invece dopo 48 ore.
Quando la FIVET viene effettuata utilizzando i gameti di una coppia di coniugi, si chiama omologa, mentre quando uno dei gameti utilizzati, o a volte pure entrambi, sono esterni alla coppia, abbiamo la FIVET eterologa.