Stato vegetativo

Si ritorna a parlare di eutanasia dopo che la Congregazione per la dottrina della Fede ha risposto a due quesiti posti dai Vescovi statunitensi in seguito al caso Terry Schiavo.
Ecco il testo:
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Eutanasia"

Congregazione per la Dottrina della Fede - Risposte a Quesiti della Conferenza Episcopale Statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali

Primo quesito: È moralmente obbligatoria la somministrazione di cibo e acqua (per vie naturali oppure artificiali) al paziente in “stato vegetativo”, a meno che questi alimenti non possano essere assimilati dal corpo del paziente oppure non gli possano essere somministrati senza causare un rilevante disagio fisico?
Risposta: Sì. La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’inanizione e alla disidratazione.

Secondo quesito: Se il nutrimento e l’idratazione vengono forniti per vie artificiali a un paziente in “stato vegetativo permanente”, possono essere interrotti quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza?

Risposta: No. Un paziente in “stato vegetativo permanente” è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali.

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato le presenti Risposte, decise nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, Congregazione per la Dottrina Fede, 1/08/07.

Le reazioni non si sono fatte attendere, tra tutte spicca la conclusione cui è giunta un’anestesista secondo la quale anche papa Wojtila negli ultimi tempi fu oggetto della “dolce morte”, ipotesi smentita dal suo medico personale prof. Buzzonetti ma che parecchio scalpore ha suscitato; la più originale è invece quella di una prima pagina de il Manifesto (15 settembre) dove campeggiava una foto di alcuni cavolfiori intitolata “E’ tutta vita” e poi: “L’ennesimo inno all’accanimento terapeutico e anche un attacco alla legge sul testamento biologico in discussione in Italia…”.
Il riferimento era appunto a quei malati a prima vista più simili a vegetali che ad esseri umani e al documento sopra riportato.
Ma chi sono realmente questi malati classificati “SVP” (stato vegetativo permanente)?

Lo spiega chiaramente su Avvenire il teologo Michele Aramini “…respirano spontaneamente, digeriscono naturalmente gli alimenti, svolgono altre funzioni metaboliche, e si trovano in una situazione stabile. Non riescono però ad alimentarsi da soli”.

E’ evidente che se non vengono aiutati ad assumere cibi e acqua muoiono non a causa della loro condizione ma di fame e di sete, spesso con disumane sofferenze e dopo tanto tempo, proprio come accadde alla Schiavo; quindi bere e nutrirsi sono: “…un mezzo naturale di conservazione della vita e non un trattamento terapeutico” indipendente dal fatto che vengano impiegati metodi artificiali (sondini o mezzi simili) o meno.

L’inganno sta proprio qui: far passare con il cosiddetto testamento biologico quelli che sono “sostegni vitali” (da cui tutti dipendiamo), come terapie cui si può anche rinunciare con un’esplicita disposizione proprio in nome dell’inutilità’ dell’accanimento terapeutico (ormai disapprovato da Ordini dei medici, codici deontologici e dalla Chiesa stessa) che e’ tutt’ altra realtà.

Questi pazienti come spiega il dott. Guizzetti del Don Orione di Bergamo in “Terry Schiavo e l’umano nascosto” (vedi la recensione sul nostro sito) dunque non vanno considerati “terminali” (solo alcuni di essi lo sono), proprio perché se viene loro offerta una adeguata assistenza possono vivere ancora a lungo.

Si potrebbero definire portatori di disabilità grave, ma se tali fossero considerati dalla sanità pubblica spetterebbero loro strutture, personale sanitario, protocolli di assistenza ecc. con relativi aumenti dei costi: meglio perciò considerarli terminali.

Sul sito www.medicinaepersona.org dell’Associazione Medicina e Persona dopo un interessante editoriale, dove è riportata la citata foto de il Manifesto, si legge di “… «casi umani» diventati puramente «casi-bandiera» di un’ideologia, quella del diritto a morire, che ha trovato spazio nella società americana, e non solo, attraverso la legge sul testamento biologico. Rileggendo le storie di ciascuno di essi, balza all’occhio che più che di diritto, si è trattato di imposizione di morte, a chi non si è potuto esprimere…” e si conoscono “… i risvolti di alcune delle storie, non citati sui quotidiani, sottaciuti. I risvolti affettivi delle famiglie, pur dopo una morte da loro richiesta e provocata, a uno di loro, uno della famiglia, sangue del proprio sangue. E’ stato l’inizio dell’eutanasia per omissione. Dopo queste morti decretate, le relative famiglie non hanno avuto una vita migliore”.



E per finire l’imperdibile articolo: “ Stato vegetativo: persone, non sacchi di patate “sul sito di Avvenire (www.avvenireonline.it/Vita)con le appassionate testimonianze di Guizzetti e dello staff del suo centro Don Orione: una ventina di posto letto esclusivamente per malati in stato vegetativo.

Lì non servono grandi tecnologie e terapie particolari perche’ il compito da svolgere e’ ad “altissimo valore umano “ dare dignita’ ai malati e ai loro famigliari. Per farlo ci sono 24 infermieri, ragazzi e ragazze molto giovani che hanno proprio scelto di lavorare con questo tipo di pazienti: che chiamano ospiti; non solo li accudiscono ma parlano con loro,li accarezzano, li baciano perche’ come racconta l’infermiera Erica:” …ti danno molto…è impossibile non affezionarti.”