La clonazione Umana - Aspetti scientifici e clinici

Autore:
Colombo, Roberto
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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A sei anni dalla pubblicazione dei primi esperimenti che hanno consentito la nascita del primo mammifero clonato per trasferimento del nucleo di una cellula somatica di un animale adulto in un ovocita enucleato (Somatic Cell Nuclear Transfer, SCNT), la clonazione continua ad essere oggetto di una vivace riflessione filosofica, etica e giuridica con annesso acceso dibattito pubblico.
Il periodo iniziale di sperimentazione sull'animale ha consentito di perfezionare le tecnica di clonaggio, ma anche di iniziare a conoscere gli effetti che la clonazione provoca sullo sviluppo e la sopravvivenza dell'embrione e del feto, sul decorso della gestazione e sul quadro fisiopatologico perinatale e postnatale di alcuni mammiferi clonati.
"Un punto preliminare per la valutazione morale di tali tecniche è costituito dalla considerazione delle circostanze e delle conseguenze che esse comportano in ordine al rispetto dovuto all'embrione umano" (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum Vitae, II). Tra queste, rivestono particolare rilievo per un giudizio morale le elevate percentuali di insuccesso - quanto a nati vivi - sinora registrate nell'ambito della clonazione dei mammiferi e gli effetti del SCNT sulla integrità somatica e sulla salute dell'animale clonato.
Una prima conclusione che emerge dall'analisi dei dati sperimentali è la rilevante variabilità qualitativa e quantitativa dei risultati ottenuti applicando una medesima o simile tecnica di clonaggio a differenti specie di animali, anche ad opera della identica equipe di ricercatori. Inoltre, nonostante i ripetuti tentativi, non è stato ancora possibile ottenere dal trasferimento intraovocitario di nuclei di cellule postfetali la nascita di ratti, cani, cavalli e scimmie. E' necessaria pertanto una grande prudenza nell'estrapolare i risultati da una specie ad un'altra. L'esperimento sul modello animale più vicino all'uomo (la scimmia Macacus rhesus) ha dato esito negativo, pertanto non è scontato il risultato di riuscire a clonare la specie umana.

Dalla letteratura scientifica si possono ricavare dati sull'efficienza della procedura nei mammiferi sinora nati da clonazione per SCNT con l'impiego di nuclei di cellule postfetali: la pecora, il bovino, il topo, il suino, la capra e, recentemente, anche il coniglio e il gatto. Meno dell' 1% degli embrioni derivanti da SCNT e del 4% degli embrioni trasferiti in utero completa il proprio sviluppo prenatale e sopravvive al parto. L'esiguo numero di animali clonati che vede la luce non è dovuto .solo alla maggiore difficoltà di sviluppo dell'embrione agamico in vitro, la cui percentuale di sopravvivenza e di crescita regolare è comunque inferiore a quella dell'embrione generato per fertilizzazione, ma è anche legato ad un alto tasso di abortività dopo il trasferimento in utero e rimpianto. Nell'uomo, come nell'animale, l'aborto spontaneo ricorre anche in un numero di gravidanze conseguenti ad un concepimento naturale o alla fecondazione in vitro (FIV); tuttavia, mentre in queste gravidanze la perdita dell'embrione avviene per lo più in corrispondenza del primo trimestre, nel caso della clonazione il rischio di aborto è elevato per tutta il corso della gestazione, e ad esso si associa anche una consistente mortalità perinatale e neonatale (molti animali clonati muoiono entro 24 ore dal parto). Una patologia della placenta, compresa l'insufficienza vascolare, è la principale causa di perdita del feto clonato nei primi mesi di gravidanza della pecora e del bovino, mentre l'accumulo eccessivo di fluidi (idroallantoide e/o idramnios), un evento raro nelle gravidanze naturali, compare nelle gestazioni dei bovini clonati con una frequenza che può raggiungere il 40%.
Anche per le gestanti i rischi sono aumentati: uno studio riporta la morte di quattro delle 13 bovine gravide e dei loro feti a causa di complicanze gestazionali tardive. La considerazione che, nella donna, l'aborto nelle fasi più avanzate della gravidanza è associato ad una aumentata morbilità e mortalità materna, porta a ritenere che la clonazione umana "comporterebbe anch'essa un elevato rischio per la salute sia del feto e del bambino sia della madre"
Se è documentato che numerosi animali sinora donati "appaiono sani e normali" (lo sarebbero il 11% dei sopravvissuti alla prima settimana di vita extrauterina), tuttavia si riscontra "una elevata incidenza di anomalie congenite rispetto alla riproduzione normale", che si manifestano prima e dopo il parto, o anche solo in età più avanzata. Tra i difetti osservati sono da annoverare l'elevato peso alla nascita (frequente nel bovino e nella capra), alcune patologie polmonari (insufficienza respiratoria nella pecora, nel bovino e nel topo; ipertensione polmonare nel bovino), diverse anomalie cardiovascolari (per esempio, la cardiomiopatia dilatativa nel bovino) e urinarie (idronefrosi nella pecora; poliuria e polidipsia nel bovino), le deficienze del sistema immunitario e le infezioni (bovino, capra), le malattie delle articolazioni (artrite giovanile nella pecora; artrogrifosi nel bovino) e l'obesità non legata a fattori ereditari (topo).

La ricerca delle cause di una così elevata incidenza di morti intrauterine e di anomalie tra gli animali donati per SCNT è solo agli inizi, ma sono già state proposte alcune spiegazioni che appaiono congruenti con i dati sperimentali disponibili.

Al di là di ogni ulteriore e necessaria considerazione antropologica e morale sulla clonazione umana in riferimento alla originalità e dignità della procreazione, alle relazioni personali all'interno della famiglia e alla giustizia nella vita sociale, l'osservazione di uno sviluppo anomalo o interrotto e di alcune patologie in un numero di animali clonati per SCNT non potrà venire trascurata nel contesto di una valutazione etica della ricerca sperimentale sulla generazione di individui umani mediante tale procedura tecnica.
La stessa Dichiarazione, di Helsinki - che ispira la condotta degli studiosi di ogni cultura e posizione religiosa sin dal 1964 - dopo avere ricordato che "la ricerca medica che coinvolge soggetti umani [...] deve essere basata su una conoscenza completa della letteratura scientifica, su altre pertinenti fonti di informazione, e su un'adeguata sperimentazione di laboratorio e, ove appropriato, sull'animale", afferma che nella stessa ricerca "è dovere del medico proteggere la vita, la salute, la riservatezza e la dignità del soggetto umano. Nella ricerca su soggetti umani, le considerazioni correlate con il benessere del soggetto umano devono avere la precedenza sugli interessi della scienza e della società".

Ritroviamo lo stesso senso di responsabilità evocato dalla Dichiarazione nelle parole di alcuni tra gli stessi ricercatori. La clonazione "è un processo alquanto inefficiente e imprevedìbile" Il SCNT "è attualmente una tecnica inaffidabile. Perciò reputiamo che la tecnologia del trasferimento di nucleo non dovrebbe essere usata negli esseri umani, neppure per applicazioni terapeutiche, finché la sua sicurezza tecnica sia stata confermata" sarebbe infatti "non etico tentare di produrre e trasferire embrioni umani clonali quando si conosce che la stessa procedura negli animali presenta un alto rischio di causare un'anomalia fetale". "Noi consideriamo i tentativi di clonare esseri umani, in un momento nel quale gli aspetti scientifici del clonaggio per trasferimento di nucleo non sono stati chiariti, come pericolosi e irresponsabili".

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