Che cos’è una setta?

Una parola scomoda, una scusa pronta.
Autore:
Morganti, Adolfo
Fonte:
www.grisrimini.org
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Tutte le volte che la cronaca ci consegna un episodio di malcostume legato al mondo "dei professionisti dell'occulto" o della religiosità fai-da-te, scatta il dibattito attorno al termine "setta". Che cos'è una setta? Cosa non lo è? Un dibattito che dalle colonne dei quotidiani si innalza rapido verso le vette della filologia, della difesa dei diritti dell'uomo, e che in concreto rischia di far dimenticare i drammi umani che l'abuso del bisogno religioso dell'uomo provoca, sia a livello personale che sociale.
Si deve partire dai dati di fatto, con pochi sofismi. E i dati di fatto sono drammatici. Un'intera cultura che aveva preteso di demolire la religiosità umana, in nome di un'ideologia (e non solo quella comunista, ma anche quella liberal-massonica) ha dimostrato in modo palese il proprio fallimento: nel 2000 le illusioni di chi predicava la costruzione di un paradiso in terra costruito sulle fondamenta dell'abbandono della religione tradizionale europea, il cristianesimo, appaiono giustamente ridicole. Ma queste ideologie hanno ottenuto almeno il risultato di far diventare completamente ignoranti in materia di cultura religiosa i nostri concittadini, e non esiste nulla di più pericoloso di un eterno adolescente sotto il peso di un bisogno religioso insoddisfatto, ma privo delle risorse culturali per disciplinarlo e condurlo a soddisfazione.
Il proliferare delle sette, dei maghetti di provincia, delle galassie del supermarket delle sensazioni new age, con tutti i suoi riflessi farseschi, non si comprenderebbe aldifuori di questo panorama di profonda e generalizzata ignoranza attorno all'esperienza religiosa dell'umanità. Un'ignoranza che esige da parte di tutti gli operatori del settore, fra i quali il GRIS, un grosso sforzo propedeutico di informazione a 360 gradi.
Ad esempio: come si fa a distinguere tra una setta ed una grande religione? Sulla base di un criterio oramai accettato dalle scienze umane: il rispetto dell'autocomprensione delle religioni stesse. Il nostro scopo, cioè, non è quello di giudicare l'induismo o l'Islam partendo dall'immaginaria superiorità della nostra cultura occidentale secolarizzata, del suo diritto, delle sue consuetudini. Ad esempio, l'Induismo (così chiamato per mera comodità) è concorde nel considerare appartenente alla propria tradizione religiosa solamente i figli di padre Indù nati in una casta precisa: il che significa che tutti i tentativi di mettere in piedi gruppi, scuole o sette che si definiscono induiste tra gli occidentali è del tutto fraudolento e falso. Altro esempio, i gruppi pseudocristiani. È comune tradizione di tutte le Chiese e le confessioni cristiane del mondo la coscienza comune che il cristiano è colui che ritiene Gesù Cristo il Messia, ovvero figlio di Dio ed unico salvatore del mondo: ne deriva che la pretesa di definirsi cristiani da parte di gruppi più o meno organizzati che non condividono questa concezione di Gesù è falsa e fraudolenta: ed è il caso dei Testimoni di Geova.
Un altro criterio di giudizio è di tipo storico: ad esempio, il neopaganesimo contemporaneo sostiene la trasmissione occulta di insegnamenti sapienziali segreti di tradizione celtica o germanica o greco-latina: siccome la storia delle religioni contemporanea è concorde nell'individuare la data di morte di queste antiche religioni molti secoli addietro, ogni pretesa di resuscitarle è falsa e fraudolenta.
Infine, un caso tipicamente moderno è il neospiritualismo new age, ancora di moda in quella periferia dell'impero americano che è l'Italia, mentre negli Stati Uniti oramai è vecchiume. Il fondamento di questa corrente di pensiero (che non è una setta, ma una costellazione di realtà diverse – fra le quali molte sette organizzate) è la pretesa da parte di ogni guru di costruire da sé la propria religiosità: peccato che si continui a dimenticare la lezione di Carlo Marx, che ha ben illustrato come una religiosità che si limiti ad essere la proiezione di esigenze e bisogni individuali sia in realtà falsa, una mera nevrosi. Egualmente, come ha illustrato magnificamente il grande storico delle religioni romeno Mircea Eliade recentemente scomparso, i miti individuali, quelli che ognuno di noi è capace di costruirsi da solo, possono assomigliare ai miti autentici, ma sono privi dell'unica caratteristica che li rende degni di essere vissuti: la capacità salvifica.

Lo scenario del neo-spiritualismo contemporaneo è quindi ben più complesso di quanto le ricorrenti discussioni attorno al termine "setta" lasciano comprendere. Chi scrive si è convinto che si tratti di uno pseudo-problema agitato per coprire il problema vero: l'uomo contemporaneo cerca la quadratura del cerchio inseguendo l'assoluto cercando di non compromettere il proprio individualismo, la propria illusione di autosufficienza. Missione impossibile.