"Memorie di un soldato bambino" 6 - Nell'abisso della violenza

Fonte:
CulturaCattolica.it
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La trasformazione. I bambini coinvolti
Così si compie la tragica trasformazione di Ishmael e di tanti bambini e ragazzi come lui in soldati, in feroci omicidi, strumenti sanguinari istigati all’odio e alla violenza fratricida con parole menzognere. Sarà considerato coraggioso, e oggetto di ammirazione, invidia e gloria chi inconsapevolmente accetta di essere manipolato da adulti assassini, privi di scrupoli morali, rei di una delle più gravi violazioni dei diritti umani nel mondo, riguardanti i minori. (7)
Ma prima degli scontri ai giovani arruolati Jabati concede un giorno di libertà dalle esercitazioni, in cui possono tornare ai loro giochi, scherzare, tuffarsi nel fiume, immemori della promessa fatta.
L’indomani il caporale appare in uniforme armato di fucile e con l’elmetto in mano. In piedi soldati ordina e uomini e ragazzi si mettono in fila, si armano, legano fasce verdi di stoffa alla testa per farsi riconoscere e si incamminano. Musa e Josiah terrorizzati si avvicinano a Ishmael e giurano, qualunque cosa succeda, di restare uniti. Il massacro inizia e dopo i primi istanti di sgomento, gli scontri ravvicinati coinvolgono i ragazzi. Ishmael è travolto dall’atmosfera di incubo che lo circonda, vede i primi schizzi di sangue sul volto di chi gli è vicino, sente le urla degli assalitori e dei soldati colpiti, vede i suoi due amici barbaramente trapassati dalle armi dei ribelli e in preda a follia omicida solleva il fucile e colpisce all’impazzata, uccidendo tutti quelli che gli si parano di fronte. Sparai a tutto ciò che si muoveva, finché non arrivò l’ordine di ritirarci. (pag.130)
Scesa la notte, tornano al campo, dove nessuno riesce a mangiare.
Le immagini di morte invadono il sonno di Ishmael e messosi a sparare nel cuore della notte, viene svegliato dal caporale che gli bagna la testa e gli somministra altre pasticche e morfina.
Per più di due anni, dai 13 ai 15 anni fino al 1996 la vita di Ishmael procede immutata segnata dalle feroci uccisioni durante il giorno e dalla continua somministrazione di droghe tornati al campo-base. Ricorda: I villaggi conquistati e trasformati in basi e le foreste in cui dormivamo, diventarono la mia casa. La squadra era una famiglia, il fucile il mio custode e protettore, l’unica regola era uccidere o restare uccisi. I miei pensieri non andavano oltre. Combattevamo da più di due anni, ammazzare era ormai diventato un gesto quotidiano. Non provavo pietà per nessuno (pag.139).
Improvvisamente una mattina, scrive l’autore, arriva un camion nel villaggio e quattro uomini con jeans puliti e magliette con la scritta Unicef sono condotti alla casa di Jabati. Poco dopo giunge l’ordine ai soldati più giovani di radunarsi.
Quindici ragazzi fra i quali Ishmael vengono scelti e preparati ad abbandonare il campo, con queste parole di congedo del tenente: ”Siete stati ottimi soldati, e questi sono ormai i fratelli a cui appartenete. Sono molto orgoglioso di aver servito la patria assieme a voi, ragazzi, ma ormai la vostra missione è terminata ed è giunto il momento di congedarvi. Questi uomini vi faranno tornare a scuola e vi aiuteranno a trovare una nuova vita”. Non aggiunse altro, sorrise e se ne andò. (pag.142)

NOTE
7. Se l’Africa è considerata l’epicentro del fenomeno, esso è presente e diffuso più di quanto non si pensi in Medio Oriente, Sud America, Asia, Africa (le stime riportate da Amnesty International parlano di 300.000 bambini coinvolti in conflitti armati nel mondo, il 40% dei quali sarebbero bambine. In Africa i paesi interessati sono: Angola, Burundi, Costa d'Avorio, Liberia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Somalia, Sudan Nigeria e Camerun).