"Memorie di un soldato bambino" 5 - Arruolati tra i soldati

Fonte:
CulturaCattolica.it
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La festa per il nome
A Ishmael capitava talvolta nelle veglie notturne di ritornare col pensiero al racconto che la nonna gli faceva del giorno dell'imposizione del suo nome e dei festeggiamenti nella sua tribù: rivedeva la scena con le immagini e le parole della nonna. La comunità si era radunata al completo: le donne avevano cucinato per la festa tutta la notte e le ragazze cantavano e attizzavano il fuoco sotto le grandi pentole ricolme di cibo.
La mamma si era preparata a presentarlo appena nato all’imam per la proclamazione del nome e dopo che l’imam aveva svolto il suo cerimoniale preparatorio, aveva pronunciato ad alta voce il nome di Ishmael e tutti avevano applaudito, mentre il padre lo sollevava alto con le braccia per mostrarlo a tutta la comunità in festa.

La seconda parte del libro
Qui possiamo dire che si chiude la prima parte del libro e si apre la seconda in cui Ishmael e i suoi compagni sono accolti in un campo di militari e vivono esperienze tanto tragiche e drammatiche da distruggere in loro qualsiasi sentimento di umanità e di pietà.
E a loro come a tutti i bambini e le bambine arruolati da adulti aguzzini per le loro guerre, non sarà mai restituita l’infanzia di cui sono stati defraudati né potranno mai dimenticare quello che hanno vissuto.

(L'iniziazione alla vita militare quale risulta dalle testimonianze di tanti soldati-bambini può prevedere riti orribili e macabri: in alcuni casi le nuove reclute sono indotte a uccidere o torturare anche membri della propria famiglia o della propria comunità per essere trasformate in macchine da guerra. E la violenza e l’omicidio rischiano in questo modo di diventare il loro unico destino dal momento che la distruzione dei legami affettivi e sociali impedisce il ritorno alla vita civile).

Ma vediamo ora nei particolari come si è svolto questo arruolamento.
Dopo aver camminato per parecchi giorni, all’improvviso due militari dell’esercito regolare puntano contro i ragazzi le armi e li fanno avvicinare per controllare se portano coltelli o bastoni.
Vengono fatti passare fra due schiere di militari armati di mitra, con le divise intrise di sangue e i visi induriti dalla guerra. Imbarcati, percorrono le acque del fiume e arrivano a Yele, un villaggio del Nord occupato dall’esercito e lontano dalle zone controllate dai ribelli.
All’inizio- scrive Ishmael - ci parve di avere finalmente trovato un riparo (pag.112)
Nel campo abitato da civili e militari non si parla solo della guerra e la vita sembra scorrere con i normali problemi della vita quotidiana, e lì vengono raccolti bambini e ragazzi orfani fra i 10 e i 16 anni, che vivono assieme, giocano a pallone, vedono film e ricevono cibo e cure.
Ishmael si sente rinascere, anche se il mal di testa e gli incubi notturni di ciò che ha visto lo tormentano.
Il tenente Jabati alto, con gli occhi grandi, di poche parole e amante di Shakespeare, lo prende sotto la sua protezione e Ishmael prova per lui un affetto che da mesi non conosceva più.
Gli spari e il rumore delle mine esplose si fanno però sempre più minacciosi. Jabati una mattina riunisce gli uomini e i ragazzi più grandi perché prendano una decisione: la terra che calpestano deve essere difesa, non possono permettere che i ribelli avanzino, che la morte dei loro genitori, fratelli e sorelle rimanga impunita e invendicata. (I ribelli) hanno perso ciò che li rende umani- dice - Non meritano di vivere. E noi dobbiamo ucciderli tutti, dal primo all’ultimo. E’ come distruggere un grande male. E’ il favore più grande che potete fare al vostro Paese.(pag.119)
Accesi da queste parole, nessuno si tira indietro e l’atmosfera del campo muta velocemente.
Uomini e ragazzi ritenuti idonei vengono spogliati e rivestiti con maglie, scarpe, bermuda militari, armati di kalashnikov e addestrati a muoversi schierati, ad obbedire agli ordini, a strisciare fra i cespugli, a mimetizzarsi, ad assalire di sorpresa, ad uccidere e sgozzare se necessario.