Giovanna Parravicini, Marija Judina più della musica 1 - La famiglia e gli inizi

Itaca/La casa di Matriona 2020, epub 9,99€
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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MARIJA JUDINA PIU’ DELLA MUSICA di Giovanna Parravicini

Premessa
L'argomento che presentiamo è la biografia di Marija Judina, una delle più grandi pianiste russe del Novecento. E’ per lo più sconosciuta in Occidente ed emarginata dalla cultura ufficiale in patria “perché”, come scrive Giovanna Parravicini, “il regime temeva la sua fede senza riserve oltre che il suo temperamento indomito e la sua indipendenza di vedute”. (Parravicini, pag.3)
La presentiamo perché ha testimoniato con la vita e con l’arte la sua fede cristiana, quando era proibita e perseguitata, la sua inesauribile ricerca della bellezza e della verità, la sua sete d’infinito.

Sono passati 11 anni dalla pubblicazione del libro di questa Autrice, intitolato ”Marija Judina, più della musica”, e abbiamo pensato di riprenderlo oggi, perché attorno alla sua figura si sono ultimamente catalizzati nuovi interessi, iniziative che la celebrano, pubblicazioni riguardanti non solo la sua arte, ma anche il periodo storico in cui è vissuta, segnato dal regime statalista con il quale lei e tanti artisti e intellettuali del suo tempo dovettero fare i conti.
Recentemente un ampio articolo sulla Judina è stato pubblicato l'8 maggio 2021 sul Corriere della Sera e sono da poco uscite due sue biografie: A lezione da Marija Judina, di Marina Drozdova del 2019 e Complice la notte di Giuseppina Manin, del 2021.
Per noi il testo di riferimento è quello della Parravicini, perché approfondito e articolato anche nei risvolti storici (testo attualmente disponibile solo su ebook), ma ci siamo serviti anche di citazioni e pagine tratte dall’opera della Drozdova, attenta in particolare agli aspetti tecnici e artistici, e dallo scritto più di tipo giornalistico, della Manin.

La famiglia
Marija Judina nasce il 9 settembre 1899 a Nevel sul confine con l'odierna Bielorussia e a lei e agli anni trascorsi lì si riferirà sempre la Judina come al suo "paradiso terrestre".
Nevel, situata al confine con la Bielorussia, era una cittadina molto bella, voluta da Caterina La Grande e concessa agli ebrei come zona di residenza. C'erano una cattedrale, varie chiese e sinagoghe. Tutto venne poi distrutto dalla guerra e dalla campagna antireligiosa di Kruscev negli anni ‘60.
Il padre, ebreo non praticante, era medico condotto e da lui Maria aveva ereditato tratti del carattere quali “l'impulsività, la fermezza, il coraggio, un'incredibile resistenza alla fatica e un baldanzoso ottimismo"
(Parravicini, pag.14).
La madre Raisa era mancata quando Maria era ancora adolescente, ma sarà ricordata sempre per la sua bontà e generosità verso chiunque le chiedesse aiuto.
Quando il padre si risposa, la serena vita della famiglia Judin non viene meno. E’ inserita nella buona società russa cittadina, conosciuta e rispettata e nulla cambia fino al 1941 quando tutti gli ebrei rimasti in città non vengono uccisi dai nazisti, la casa degli Judin incendiata e il padre costretto alla fuga con la famiglia. Morirà nel Nord della Russia nel 1943.

Gli inizi
Lo spiccato talento musicale dell'artista si manifesta precocemente a 6-7 anni.
A 13 anni Marija lascia Nevel e viene iscritta dal padre al conservatorio di Pietroburgo, dove il suo desiderio di ampliare capacità e conoscenze la porterà a studiare piano, organo, teoria musicale, strumenti vari.
Nel 1916 a 17 anni annota nel suo Diario, con linguaggio solenne e ispirato: “1916. Sono arrivata a Pietrogrado e comincio la vita per l'arte”.
Pochi giorni dopo: “Non dico che la mia strada sia universale, so che ne esistono altre, ma sento che solo questa è per me; Dio, lo Spirito mi si sono svelati per la prima volta attraverso l'arte, attraverso un suo ramo, la musica. Questa è la mia vocazione! Io ci credo e credo anche nella forza che mi hai data nel percorrerla. Devo inoltrarmi senza fine, instancabilmente sulla strada della contemplazione, raccogliermi per l'illuminazione che un giorno mi sorprenderà. In questo è il senso della mia vita qui; io sono un anello nella catena dell'arte" (Parravicini, pag. 18)
Ma tutte le materie di studio le procuravano un interesse e una passione straordinaria.
Scrive la Drozdova: “Era nell'età in cui anima e intelletto vibrano di entusiasmo per il conoscere, di felicità nell’immergersi nella cultura universale, e avrebbe conservato questa giovanile capacità di stupirsi, di entusiasmarsi e di ammirare fino alla fine dei suoi giorni…. Le confuse sensazioni dell’animo, trovando sostegno nel sapere, si trasformarono in illuminazioni musicali, in ispirate rivelazioni” (Drozdova pagg. 10,19)
I suoi maestri non potevano non rimanere colpiti dallo slancio, dalla forza dell'ispirazione, dal precoce talento di questa giovanissima allieva. Il programma presentato per il diploma le ottenne la promozione e la lode.
Ci troviamo di fronte ad una pianista eccezionale.
Sono anni fondamentali per l’ampliarsi della sua ricerca: il suo amore per la musica si accompagnava a quello per la parola scritta e per la poesia, entrambe praticate e accostate, con grande originalità di pensiero, come complementari fonti di armonia e spiritualità. Come riconobbe nella maturità "la poesia è la mia seconda anima” (Drozdova, pag.18)
Versetti e citazioni poetiche venivano trascritti e appesi ovunque nella sua stanza, nei luoghi di lavoro, nelle sale di studio, perché la accompagnassero e la ispirassero.
E quando avremo la possibilità di ascoltare le sue esecuzioni vibranti e appassionate, capiremo bene come potessero essere accompagnate dalla lettura di pagine di grandi poeti e scrittori