Gandhi - La mia vita per la libertà 5 - Esperimenti per la verità e lotta alle ingiustizie

Gandhi ha sempre concepito la sua vita come un cammino di educazione permanente e di approfondimento del suo senso religioso profondo. Questo cammino era altrettanto importante del suo impegno lavorativo e sociale.
Di w:nl:Gebruiker:Evanherk - nl:Afbeelding:Gandhi_churchilllaan.jpg, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=183787
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Di w:nl:Gebruiker:Evanherk - nl:Afbeelding:Gandhi_churchilllaan.jpg, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=183787

Gli esperimenti religiosi.
Nei mesi trascorsi a Pretoria (Sud-Africa settentrionale) l'autore ricorda di non aver mai abbandonato i suoi ”esperimenti per la verità”, la sua ricerca religiosa allargata alla fede cristiana profondamente ammirata. Lesse libri sulla Bibbia e sul regno di Dio, coltivando contemporaneamente la sua conoscenza dell'induismo, al quale restò fedele.

Ha sempre concepito infatti la sua vita come un cammino di educazione permanente e di approfondimento del suo senso religioso profondo. Questo cammino era altrettanto importante del suo impegno lavorativo e sociale

Riunione degli indiani.
Nello stesso periodo prese l’iniziativa di contattare tutti gli indiani di Pretoria chiamandoli a raccolta, e tenendo un accalorato discorso per farli riflettere sulla loro ingiusta condizione di vita nel Transvaal, dove erano privati di tutti i diritti e potevano solo svolgere lavori servili, promettendo, come leggiamo, “di mettere a loro disposizione tutto il tempo e l’aiuto che mi era possibile concedere” .
Quello fu il primo discorso pubblico della sua vita: ogni timidezza era sparita.
Il suo coraggio nasceva da convinte istanze morali: mirava a sgominare l’individualismo, a infondere la certezza che, assieme, sentendosi uniti, fosse possibile affrontare e reagire alle ingiustizie.
Quella situazione dei suoi confratelli, non solo indù ma anche musulmani, cristiani, gujarati, (abitanti del Gujarat, regione a nord-ovest dell’India, con loro lingua) parsi, punjabiti (abitanti del Nord dell’India) chiedeva di non piegarsi alle situazioni dettate dal razzismo e dalla discriminazione, ma di affermare la dignità e e i diritti di ogni uomo.
Chiese a tutti di assumere abitudini meno antigieniche, di iniziare a imparare l’inglese con lui come insegnante, a ritrovarsi stabilmente per parlare dei problemi, a fondare un’associazione.

La causa legale.
Preparandosi alla vertenza in tribunale, aprì un suo studio e analizzò la causa che doveva discutere con impegno e professionalità, e, leggiamo: ”Lo spirito religioso che mi animava diventò una forza viva e lì acquistai una reale conoscenza della pratica legale…" (pagg.107,108 Testo), e
vinse la causa portando le due parti a un accordo e proponendo un trattamento straordinariamente generoso per il debitore.
Mai nessuno prima di lui si era comportato con tale generosità né si era fatto carico della condizione di vita degli immigrati indiani. Questa soluzione della causa e il ruolo svolto di riappacificatore e mediatore fra i contendenti lo resero di colpo famoso nella regione.
“Mi resi conto che la vera funzione dell'avvocato consiste nel riappacificare i contendenti che si scagliano l'uno contro l'altro. Imparai così bene questa lezione che dedicai la maggior parte del mio tempo, durante i vent’anni che esercitai l’avvocatura, a raggiungere la pacificazione privata di centinaia di casi”. (pag.109 Testo)