"Domani? Forse!" 4 - Il padre scompare misteriosamente

"Avvertimmo un rumore che a me era molto familiare. Il rumore della porta di casa mia, distante non più di 20 m, che si apriva e si chiudeva. Mi girai in quella direzione, vidi che uscivano due uomini, con un cappello nero in testa il bavero alzato e tra di loro c'era mio padre, più alto e più elegante di loro… E chi mai possono essere quelle due persone che io non ho mai visto, che non sono mai stati a casa mia, che non fanno vedere il loro volto, anzi lo tengono nascosto sotto la falda del cappello e dietro il bavero sollevato del colletto?"
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nelle sedute successive, con l’aiuto dell’esperto, ci si stava avvicinando a fatti e temi carichi d’importanza, a quelli cioè che più lo turbavano. E in questi riferimenti vediamo molto valorizzata da Carrozzini, proprio in base alla sua esperienza professionale, l’importanza dell’aiuto dello psicologo nello scavo e decifrazione dei pensieri e turbamenti personali.

Quel ricordo…
Ed ecco affacciarsi alla mente “quel ricordo: fra i tanti… il più forte, il più emozionante, intenso e radicato nel cuore".
Il pomeriggio del 17 dicembre 1949 Renzo era in strada a giocare con i suoi compagni quando improvvisamente
... avvertimmo un rumore che a me era molto familiare. Il rumore della porta di casa mia, distante non più di 20 m, che si apriva e si chiudeva. Mi girai in quella direzione, vidi che uscivano due uomini, con un cappello nero in testa il bavero alzato e tra di loro c'era mio padre, più alto e più elegante di loro… E chi mai possono essere quelle due persone che io non ho mai visto, che non sono mai stati a casa mia, che non fanno vedere il loro volto, anzi lo tengono nascosto sotto la falda del cappello e dietro il bavero sollevato del colletto?
Non sono certamente amici di casa, né amici e colleghi di papà, né partigiani, né compagni di partito... i tre salgono su una Lancia nera che, fumando un po' dal tubo di scappamento, percorre tutto il corso per dirigersi verso la città. Uno è alla guida, l'altro seduto dietro con mio padre: strano, anche questo mi pare molto strano. Suono il campanello di casa. Clack, mi aprono la porta io salgo in casa volando sugli scalini di pietra (abitiamo al primo piano, sotto di noi c'è un'officina). Entro di volata in cucina: mamma e Rosanna sono in uno stato di grande allarme. Gli occhi sbarrati, il volto teso e le mani agitate. Non capiscono nemmeno loro cosa possa essere successo. Mi dicono che quei due erano due questurini che hanno detto che lo portavano "a fare un riconoscimento, un confronto in questura: cinque minuti in tutto e poi tornerà subito a casa", avevano detto.
Siamo spaventati. Capiamo che qualcosa non è assolutamente chiaro, sentiamo che c'è un imbroglio, un tradimento… Ma cosa può essere? Anch'io, pur essendo piccolo e immaturo capisco che la faccenda è scura, falsa, ambigua e misteriosa
. (pagg. 46,47)
Nei giorni successivi non si seppe nulla della destinazione del padre.
La madre, Rosanna, il piccolo Renzo tremavano di paura.
Che ne era del loro marito e padre? Era vivo? Era morto? Chi lo aveva portato via? Dove lo avevano nascosto? Sarebbero venuti a prendere anche loro?
Nessuno rispondeva alle telefonate fatte alla questura, alla amministrazione provinciale, al partito.
Ciò che vivevano era come un incubo, una situazione ai confini dell'irreale, un'alterazione della loro vita che colpiva il nucleo familiare, i suoi intimi legami, il suo porsi da scudo e riparo davanti al mondo.
Proprio mentre tutti si impegnavano per la ricostruzione e ci si era lasciati alle spalle la guerra, le morti, le armi e i nemici, ancora l’odio e la sopraffazione cercavano le loro vittime?
Quella situazione si protrasse per giorni e giorni e in definitiva, per mesi. Il fratello di Mario, avvocato, fece mille richieste a enti e istituzioni per avere notizie, compresi il Ministero degli Esteri: nulla si sapeva o (forse) nessuno voleva parlare.
Venne Natale, poi Capodanno e l'Epifania. Quindi due gelidi gennaio e febbraio.
Renzo ricorda che non mancava nulla di indispensabile alla sua famiglia, ma col passare del tempo iniziavano le difficoltà economiche.
Il silenzio e il segreto attorno a papà era assoluto... Io ero piccolo, ero in seconda elementare, e mi sentivo perso. Capivo che vivevamo una situazione che sfuggiva completamente al nostro controllo. Nemmeno negli ultimi anni della guerra era stato così. In guerra, perlomeno, sapevamo chi era il nemico. Sapevamo da chi ci si doveva difendere e nascondere. In questa situazione il nemico era invisibile, inafferrabile e senza una chiara identità. Una lotta contro strane ombre, oscure pericolose, contro fantasmi o impalpabili spettri ed ectoplasmi. Festeggiammo il mio compleanno il 28 febbraio 1950 con torta e candeline, come era nostra abitudine. Compivo otto anni. Ricordo che ricevetti in regalo un’automobilina, una coupé di latta rossa (la ricorderò per tutta la vita!), ma il tutto avvenne in un'atmosfera di finta allegria… In città, a Trento, tutti sapevano della scomparsa di papà: la notizia aveva fatto molto scalpore. Quando uscivamo ci pareva che tutti ci guardassero con sospetto e con morbosa curiosità…
E poi disperatamente venne Pasqua. Noi eravamo sofferenti, delusi, affranti e arrabbiati, ma non rassegnati. Non sconfitti. Non ci siamo mai sentiti né rassegnati, né sconfitti. Mai, perché mamma ci dava sempre forza, fiducia e speranza nel domani e questo divenne per noi figli un'importante risorsa psicologica alla quale attingere nei momenti di difficoltà.
(pagg. 53,54).

Dopo Pasqua lo zio e un altro avvocato si erano convinti, senza ancora sapere nulla di preciso e forse proprio per questo, che il Carrozzini, leggiamo, "non fosse realmente arrestato per fatti specificatamente gravi, ma fu fatto sparire fondamentalmente perché comunista e antifascista”, e poco importava se aveva ricevuto diversi riconoscimenti quali decorazioni al valor militare.”

Le colpe
Gli attribuirono colpe assurde "di spionaggio in favore della Polonia… Le accuse c'erano, erano state formulate”.
Accuse create su false testimonianze, verbali e prove inventate, fatti coperti da un "segreto di Stato” e mai venuti alla luce.
In famiglia si arrivò a pensare che forse avesse dato fastidio che un comunista e partigiano sostenesse i valori della libertà, della pace, dell'uguaglianza e della democrazia e che un uomo come lui avesse aiutato gli orfani, i poveri, i preti e le suore.
Forse era sembrato "inaccettabile - leggiamo, - il fatto che una persona con certe idee potesse vivere tranquillamente, e così decisero di toglierlo di mezzo".
Più tardi si venne a sapere che false accuse di spionaggio a favore dell'Unione Sovietica e degli Stati Satelliti quali Polonia, Cecoslovacchia, Yugoslavia, ecc. in diverse regioni italiane erano state utilizzate per condannare altri partigiani comunisti.