“La giornata di uno scrutatore” di Italo Calvino 1 – Un comunista al “Cottolengo”

E' la vicenda di un giovane intellettuale torinese designato scrutatore dal suo partito (il PCI) in un seggio posto all’interno di una casa che ospita handicappati.
Autore:
Camisasca, Franco
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Un romanzo breve che io ritengo un capolavoro della letteratura italiana del secondo Novecento è La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino. Pubblicato nel 1963 (la stesura è di dieci anni prima) racconta con la forma del novel (testo breve, unità di tempo annunciata nel titolo, il luogo sono le mura che chiudono un seggio elettorale) la vicenda di un giovane intellettuale torinese designato scrutatore dal suo partito (il PCI) in un seggio posto all’interno di una casa che ospita handicappati. La giornata è di fine primavera, ma il mattino è grigio (7 giugno 1953), quando Amerigo Ormea – il protagonista – esce di casa per recarsi al seggio: l’occasione si presenta memorabile perché è in gioco il premio di maggioranza per il partito che raggiunge il 50% dei voti, esito temuto dalle sinistre e invece desiderato dai partiti di governo.
Amerigo è un comunista ambiguo, convinto e nel contempo schivo e dubbioso: “all’interno di questa partecipazione al comunismo, era una sfumatura di riserva sulle questioni generali, che spingeva Amerigo a scegliere i compiti di partito più limitati e modesti come riconoscendo in essi i più sicuramente utili, e anche in questi andando sempre preparato al peggio, cercando di serbarsi sereno pur nel suo […] pessimismo[…], ma sempre in linea subordinata a un ottimismo altrettanto forte, l’ottimismo senza il quale non sarebbe stato comunista […], e, nello stesso tempo, al suo opposto, il vecchio scetticismo italiano, il senso del relativo, la facoltà di adattamento e attesa”.
La questione fondamentale è che il seggio si trova in un luogo particolare, anch’esso fortemente ambiguo; si tratta del “Cottolengo” di Torino, l’istituto fondato un secolo prima da un intraprendente sacerdote, che ospita i minorati, i deficienti, i deformi; in occasione delle elezioni un luogo simile diventa, agli occhi di taluni, sinonimo di truffa, quasi di prevaricazione.
Il racconto è povero di fatti, riferiti secondo la scansione cronologica di una giornata: Amerigo, con la sensazione d’inoltrarsi al di là delle frontiere del suo mondo, conosce i componenti del seggio elettorale, sbriga i necessari adempimenti, controlla i documenti di identità delle suore; a metà giornata, secondo i turni stabiliti, lascia per un momento il seggio, si reca a casa per un rapido pasto, telefona a Lia, la ragazza con cui intrattiene una relazione burrascosa. Ritornato al “Cottolengo” percorre le corsie con il seggio ‘distaccato’ per far votare quelli che non possono assolutamente muoversi; verso sera è nella corsia delle donne, da un ufficio fa una nuova e inconcludente telefonata alla ragazza, assiste al voto di un omone senza mani, che dice di saper fare tutto perché le suore gli hanno insegnato tutti i lavori ; la giornata è finita e Amerigo dalla finestra assiste al tramonto del sole che tra i tetti apriva nei cortili le prospettive di una città mai vista.Povero di fatti, il racconto, ma ricco di pensieri: essi durante la giornata si aggrovigliano intorno alla domanda fondamentale sul significato di questa esperienza e più in generale sul significato della vita. Amerigo è disposto ad ammettere la sconfitta delle ideologie di fronte al male, alla negatività, ma quando ‘la carità’ si trasforma in istituzione, come il “Cottolengo”, i conti sembrano non tornare più.
In ogni capitolo le riflessioni si susseguono incalzanti. Nel terzo capitolo mentre si sta allestendo il seggio, Amerigo non può che constatare che si tratti di un gesto democratico quello a cui stanno partecipando, e nello stesso tempo era in tutti loro la certezza di quello che stavano facendo ma anche il presentimento di qualcosa di assurdo. Come dire che il gesto elettorale, compiuto in un luogo strano, lascia aperta la domanda non tanto sulla istituzione, ma sul valore del gesto per le persone che lo compiono.
Dopo la discussione con un prete, venuto ad accompagnare un ricoverato, sulla validità del voto, Amerigo rimugina su una questione: le elezioni, qui, a non starci attenti, diventano una specie di atto religioso […]. Visti da qui, dal fondo di questa condizione, la politica, il progresso, la storia, forse non erano nemmeno concepibili, […] ogni sforzo umano per modificare ciò che è dato, ogni tentativo di non accettare la sorte che tocca nascendo, erano assurdi[…]. Nel mondo-Cottolengo Amerigo non riusciva più a seguire la linea delle sue scelte morali […] o estetiche […]. Costretto per un giorno della sua vita a tener conto di quanto è estesa quella che vien detta la miseria della natura […] sentiva aprirsi ai suoi piedi la vanità del tutto.