IRC e assi culturali

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Domanda



Buon pomeriggio, prof. Incampo.
Disturbo per chiederLe se, in base al Decreto legislativo 61/2017 e al Decreto 92/2018, IRC e Scienze Motorie costituiscono Insegnamenti a sé, cioè senza Assi culturali di riferimento.
Il dubbio mi è sorto perché, leggendo il Decreto in questione, le citate Discipline sono riportate singolarmente.
Un saluto cordiale.

Risposta



Nel rispetto della legislazione concordataria, l’IRC si colloca nel quadro delle finalità della scuola con una proposta formativa specifica, offerta a tutti coloro che intendano avvalersene. Contribuisce alla formazione con particolare riferimento agli aspetti umani, culturali ed etici dell'esistenza, in vista di un inserimento responsabile nella vita civile e sociale, nel mondo universitario e del lavoro. L'IRC, partecipando allo sviluppo degli assi culturali indicati dalla riforma, si colloca nell'area linguistica e comunicativa, tenendo conto della specificità del linguaggio religioso e della portata relazionale di ogni espressione religiosa. Offre un contributo specifico sia nell'area metodologica, arricchendo le opzioni epistemologiche per l'interpretazione della realtà, sia nell'area logico-argomentativa fornendo strumenti critici per la lettura e la valutazione del dato religioso, sia nell'area storico-umanistica, per gli effetti che storica-mente la religione cattolica ha prodotto e produce nella cultura italiana, europea e mondiale. Si collega, per la ricerca di significati e l'attribuzione di senso, all'area scientifica, matematica e tecnologica.
Il processo dinamico di apprendimento interseca precipuamente l’asse della cultura religiosa cattolica e promuove competenze di vita.
L’offerta culturale-formativa dell’IRC si basa sul rapporto Dio-uomo, che assume la forma dell’alleanza (antica e nuova) e la figura di Gesù, Dio che si fa uomo. Ne viene una profonda struttura dialogica, sia nella assimilazione-rielaborazione dei contenuti disciplinari che nell’assunzione di pratiche dialogiche. I soggetti dialoganti aprono il proprio spazio personale (area dell’identità) e accedono a quello dell’altro (area dell’alterità); sanno essere pienamente se stessi con totale partecipazione personale e senza infingimenti; sanno relazionarsi con empatia, accettando l’altro e rispettandolo nella sua individualità. L’identità del primo soggetto dialogante (Dio che si fa uomo) è accessibile con un approccio sapienziale che va in cerca delle ragioni profonde del vivere. Nella rivelazione di Dio in Gesù l’uomo scopre un’originale chiave di lettura dell’umano cui potersi confrontare. L’apertura antropologica allarga pertanto l’orizzonte oltre il mondo dei credenti. La confessionalità rafforza il valore formativo dell’Irc e senza ambiguità denuncia il limite educativo della neutralità. Conoscere strade sperimentate positivamente e che hanno segnato la cultura europea non è una minaccia per la libertà e l’autonomia personale, ma un’opportunità con la quale misurarsi per definire il proprio percorso di vita. La natura dialogica dell’IRC valorizza l’interculturalità e promuove la convivialità delle differenze, considerando ciò che di vero, buono e bello c’è nell’altrui cultura. La dimensione esistenziale ne è il compendio finale, poiché spinge l’uomo a prendere decisioni significative per la sua vita.