Presenza del sacerdote o del religioso/a nella scuola

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Domanda



Egregio dott. Incampo, sono un sacerdote di una diocesi del Nord che da venticinque anni insegna Religione Cattolica nella secondaria di primo grado. Con il tempo ho visto diminuire sensibilmente la presenza del sacerdote o del religioso/a nella scuola anche in zone geografiche dove non c'è una vera e propria penuria di clero. Questo mi sembra un arretrare della compagine ecclesiale dinanzi al compito educativo in ambiente scolastico e pubblico dove maggiormente la Chiesa potrebbe essere "in uscita". Forse si preferisce agire in contesti più rassicuranti e di maggior consenso. Mi sono accorto che il prete è pur sempre un consacrato che, come figura significativa di una scelta esclusiva, non può essere sostituito in toto da un laico anche se preparato culturalmente. Capisco tuttavia che svolgere il ministero in parrocchia e fare scuola diventa spesso inconciliabile per gli impegni burocratici sempre più incombenti. Nel mese di giugno l'insegnante di Religione Cattolica della scuola secondaria di primo grado dovrà essere presente agli esami orali di quasi tutti gli alunni, pur non essendo la Religione Cattolica materia di esame. Mi sembra una grande umiliazione per il docente di Religione Cattolica. Le risulta che qualche sindacato si sia posto il problema o che gli uffici CEI per la scuola abbiano ultimamente affrontato il tema? In un'ottica di evangelizzazione interessa ancora l'insegnamento della Religione Cattolica? Le chiedo un suo documentato parere.

Risposta



Carissimo Padre, condivido pienamente quanto dici nella tua lettera e per le motivazioni pastorali della presenza del sacerdote nella scuola pubblica e per la provvidenziale occasione di un apostolato della chiesa "in uscita".
E' vero: la presenza del sacerdote in un ambiente laico o addirittura laicista può essere di aiuto a vedere i problemi educativi e formativi anche in ottica cristiana attenta a non discriminare ragazzi, premurosa nel sottolineare particolari situazioni di disagio derivanti da famiglie sfasciate o sull' orlo della divisione (e son cose che possono sfuggire a un laico ma non certo a un pastore del gregge di Dio).
Forse la CEI dovrebbe avere un occhio più attento alla funzione pastorale dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola considerandolo come compito di un pastore d'anime e studiando il modo come conciliarlo con gli impegni di pastorale parrocchiale.
Probabilmente verrebbe sciolta anche quel senso di "umiliazione" di cui parli nella partecipazione agli esami dei ragazzi che trova forse la sua ragione nella difficoltà di conciliazione di tale compito scolastico con impegni pastorali e che invece, a mio avviso è una occasione privilegiata di una presenza sacerdotale in un memento così importante della vita di un ragazzo.
Tutte queste osservazioni le ho maturate certo come laico ma a diretto contatto con chi, sacerdote parroco e insegnante ha operato per trentatré anni nella scuola. Carissimi auguri per il tuo lavoro da un laico che è stato ben felice di lavorare accanto e non in concorrenza con gli insegnanti sacerdoti.