Si valuta lo studio assistito?

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Domanda



Buonasera prof. Incampo,
le scrivo per chiederle un parere in merito a ciò che sta accadendo presso l'Ist. Compr. dove insegno (specificamente, nella scuola secondaria di primo grado). Un po' dopo l'inizio delle attività didattiche, anche su mia sollecitazione, il DS ha nominato alcuni docenti che si erano resi disponibili a svolgere ore eccedenti per la copertura delle ore relative alle attività alternative all'IRC (v. allegato). Tali docenti sono stati incaricati di assistere nello studio individuale gli studenti non avvalentisi, con disposizione di non dare un aiuto specifico nella propria disciplina di insegnamento. Faccio notare che, spesso, nel caso in cui si renda necessario coprire un collega assente vengono chiamati a far supplenza proprio questi docenti, per cui, non potendo loro "portarsi dietro" gli alunni non avvalentisi (per problemi di spazio legati al Covid-19), viene chiesto a me di tenerli in classe (richiesta implicita, perché spesso neppure vengo informata del fatto che mancherà il docente in questione). Inoltre, non è mai stata richiesta la loro partecipazione ai Consigli di classe per gli alunni da loro assistiti; senonché, solo pochi giorni prima degli Scrutini, il DS ha disposto che essi partecipino agli stessi al fine di fornire al Consiglio di Classe “elementi conoscitivi sull’interesse manifestato e il profitto raggiunto da ciascun alunno” e, nei casi previsti, esprimere un giudizio motivato iscritto a verbale (v. allegato).
Su richiesta di tali colleghi interessati, le chiedo se tale disposizione del DS sia legittima, in quanto essi, di fatto, svolgono semplice sorveglianza nei confronti dei non avvalentisi... quindi si tratta di studio assistito: è giusto che il DS lo consideri "attività alternativa"? Non solo: sarebbe giusto che, in caso i genitori avessero espresso l'opzione "attività alternativa" per i propri figli, venisse loro imposto lo studio assistito?
Attendo sue delucidazioni, possibilmente motivate da riferimenti normativi concreti, e la ringrazio cordialmente in anticipo.

Risposta



Assolutamente no.
Ecco come risponde il MIUR ad una domanda precisa.
“76. Nel documento di valutazione, tra gli insegnamenti obbligatori/opzionali sono state previste due ipotesi tra di loro alternative: scelta dell’insegnamento della religione cattolica o delle attività alternative. Ma ciò è riduttivo e non corrisponde alla possibilità di scelta ulteriore di cui le famiglie hanno diritto: attività di studio individuale con o senza assistenza di personale docente oppure uscita da scuola.
Non è discriminante per chi si avvale delle due ultime ipotesi?
La sede per esercitare il diritto di ulteriore alternativa all’insegnamento della religione cattolica (uscita da scuola e studio individuale) è quella delle iscrizioni; la sede per mettere in atto tale diritto è l’attività didattica svolta settimanalmente.
In quelle due sedi e in quei momenti si realizza il pieno diritto degli alunni e il rispetto della libertà di coscienza.
Il documento di valutazione non attiene a quel momento di scelta già esercitata, ma si limita a raccogliere gli esiti degli apprendimenti conseguiti relativamente alla religione cattolica o alle attività didattiche e formative alternative.
Lo studio individuale e l’uscita da scuola non offrono contenuti di apprendimento valutabili; e non può quindi essere valutato quel che non c’è.”
(Cfr.https://archivio.pubblica.istruzione.it/argomenti/portfolio_faq_5.shtml)