La letteratura a scuola 3 - Oggi è importante avere dei maestri

Autore:
Fighera, Giovanni
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Oggi sempre più è necessario che l’insegnante sia maestro ed educatore. Nella società di oggi i giovani hanno davanti a sé molti idoli, che mostrano se stessi, non la verità e la bellezza, come risposta al cuore dell’uomo. Gli idoli non sono compagnia nel cammino dell’esistenza, perché altrimenti mostrerebbero tutta la loro inconsistenza. I giovani (ma il discorso vale anche per gli adulti) non hanno bisogno di idoli, ma di maestri. Il maestro, colui che guida e che è autorevole, non rimanda mai a sé come risposta ai problemi della vita, ma comunica altro, indirizza al bene e conquista gli altri proprio perché non avvinghia a sé. Nel canto I del Paradiso, vedendo Beatrice rivolta al cielo, anche Dante è indotto a fare altrettanto. Antoine de Saint Exupery nella Cittadella scrive:
Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti, […] insegna l’amore per il mare aperto. La torre, la roccaforte, l’impero crescono come l’albero. Esse sono manifestazione della vita in quanto è necessario che ci sia l’uomo perché nascono e l’uomo crede di calcolare […]. La costruzione con le pietre è nata prima dal suo desiderio.
Educare e insegnare la letteratura hanno a che fare con il “desiderio del mare aperto”, non con la noia del particolare slegato dal desiderio di navigare. Se si toglie la brama del navigare, per quale motivo si dovrà faticare a tagliare la legna? E ancora, come si fa a crescere dei figli facendo intimorire questi figli, facendo pensare che nella vita bisogna avere soltanto paura? A me piace l'immagine di mia figlia che ha cinque anni: quando ci incontriamo con i nostri amici, anche in tanti, mia figlia vede il papà e la mamma con uno sguardo sereno e tranquillo, e allora lei sente che può andare ovunque. Cioè, l'educazione è un “accompagnare”. C’è anche un educare noi stessi; ma a che cosa ci si può educare? A che cosa ci si può educare, se non al bello e al vero? Che cosa possiamo dare a noi stessi e che cosa ai nostri figli, alle persone cui vogliamo bene, se non il bello e il vero che abbiamo incontrato? L’uomo è l’unica creatura che sappia cogliere la bellezza del creato. Così si esprime Dante:
Qui veggion l’alte creature l’orma
De l’etterno valore.

Dobbiamo scommettere sul potere della bellezza, che conquista e avvince. La bellezza è così fondamentale che Dostoevskij arriva ad affermare:
Io dichiaro che Shakespeare e Raffaello stanno più in alto della liberazione dei contadini, della chimica, sono il vero frutto dell’umanità intera (I demoni).
Il fascino della bellezza ci introduce più in profondità nella conoscenza della realtà. La bellezza che c'è nel creato è la sorgente dell’opera d’arte, è la sorgente di ogni atto, di ogni iniziativa artistica. La letteratura parte sempre dal fatto che accada qualcosa, inizia sempre da un accadimento, così come pensavano Eliot e Montale che arrivavano a dire che la poesia doveva raccontare l’oggetto, la persona, l’incontro, quello che era accaduto nella realtà.