Cinema: fabbrica dei sogni e strumento pedagogico - didattico 1 -

Così il regista svedese Ingmar Bergman racconta nella sua autobiografia "La Lanterna magica" la scoperta del cinema avvenuta durante la sua infanzia negli anni '30 del secolo scorso : "dietro la lente c'era il sostegno per le diapositive a colori, all'apparecchio apparteneva anche una scatola viola quadrata, accesi la lampada a petrolio e orientai la fonte luminosa in direzione della parete dipinta di bianco, poi inserii la pellicola. Sulla parete si presentò l'immagine di un prato su cui riposava una giovane donna... quando girai la manovella - e qui non so spiegare a parole la mia sorpresa - la ragazza si mise a sedere, girò su se stessa, si muoveva..."
Autore:
Mocchetti, Giovanni
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Cinema: fabbrica dei sogni e strumento pedagogico - didattico

1) Nel film di Ben Stiller "I sogni segreti Walter Mitty" il protagonista lavora nell'archivio fotografico della rivista "Life": incapace di affrontare a viso aperto il mondo reale, timido e solitario com'è, si rifugia in un mondo di fantasia in cui vede realizzati i suoi sogni. Ma un giorno, non riesce a trovare il negativo n.25, importantissimo per la copertina della rivista e allora decide di andare alla ricerca del reporter fotografico, che glielo ha inviato: Walter parte per la Groenlandia, l'Islanda fino alle montagne dell'Afghanistan... così prende coscienza che il rischio di se stessi dentro la realtà è più affascinante dell'immaginazione; come afferma Chesterton “la vita quotidiana è la più romantica delle avventure, ma solo I'avventuriero la scopre"
2) Nel film di Martin Scorsese “Hugo Cabret", Hugo e Isabelle sono adolescenti orfani nella Parigi degli anni '30, che vanno alla ricerca della soluzione di un mistero, che permetta loro di ritrovare un'identità e un volto adulto che faccia rivivere loro un'appartenenza vissuta e dolorosamente smarrita: la scoperta del cinema delle origini sarà la passione che animerà il loro cammino e farà ritrovare una felicità perduta: "In questa storia ritrovo me stesso, un bambino solo, tormentato dall'asma, che non poteva giocare al pallone con gli amici, quindi andava a rifugiarsi in chiesa, andava al cinema con suo padre, disegnava storie a fumetti nella sua stanza, nel mio film c'è il piccolo Martin con le sue ferite e le sue gioie; tutti hanno delle ferite da curare e spesso i miei film parlano di questo". (stralcio di una intervista al regista ). Alla fine della vicenda, ambedue i protagonisti trovano la risposta alla loro esigenza di Bene.
3) Nel film di Ang Lee "La vita di Pi", il personaggio principale è un adolescente di origine indiana che si ritrova, in seguito al naufragio della nave che doveva condurre il circo della sua famiglia in Australia, su un barcone in mezzo all'oceano con una tigre coi denti a sciabola, una iena ridens e una zebra. Una notte, sotto un cielo stellato, la superficie dell'oceano risplende di un improvviso e rifulgente chiarore: le meduse sono affiorate attirate dalla luce delle stelle. La bellezza inizia dallo stupore per la realtà; lo stupore, a sua volta, ha la sua radice nell'attenzione, nel silenzio, nella curiosità di uno sguardo che spalanca gli occhi di fronte allo splendore quotidiano della Creazione: allora uno capisce di più quello che dice San Tommaso "la Bellezza è lo splendore del Vero", la frase che affianca il grande frammento del mosaico di San Vitale, realizzato dai miei alunni all'ingresso della scuola media dove ho fatto il preside, in modo che chiunque entri, la prima cosa che vede, prima di salire le scale, sia una bellezza generata dall'appartenenza alla Chiesa.
4) Nel film "Il Grinta" dei fratelli Cohen, all'adolescente Mattie, che vive nel West nel 1870, hanno ucciso il padre: quindi "noleggia" due sceriffi per catturare l’assassino, li accompagna, vive una sequela di avventure drammatiche, diventa grande.
Mitty trova il Vero (cioè la verità di sé); Hugo e Isabelle riscoprono il Bene; Pi ha gli occhi colmi di stupore per la Bellezza del creato; Mattie è introdotta alla realtà dalla compagnia di due adulti, così essa trova la risposta alla propria esigenza di giustizia.
Ho scelto questi quattro film perché illustrano efficacemente le esigenze costitutive del nostro cuore, quelle ipotesi di valore - il Bene, il Vero, il Giusto e il Bello - che animano quotidianamente ognuno di noi. Esigenze, ipotesi che si possono riassumere in un'unica espressione: il desiderio di un significato nella vita, il bisogno di uno scopo, di un ideale sul quale investire la nostra persona, altrimenti si potrebbe rischiare di restare nell'amarezza del personaggio della poesia del testo "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters "George Gray" che dice:
Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio.
È una barca che anela al mare eppure lo teme.

Mentre i nostri due grandi maestri nella fede ci hanno educato dicendoci: "La vita è la realizzazione del sogno della giovinezza " (San Giovanni Paolo II) e "Il cuore dei giovani è una finestra spalancata sull'infinito" (Benedetto XVI)