Ora di religione, ora della responsabilità

A commento della nota della Presidenza della CEI sull'ora di religione, ho scritto, per La Bussola Quotidiana, questo articolo
Fonte:
CulturaCattolica.it - La Bussola Quotidiana
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Come ogni anno, la presidenza della CEI invia a studenti e genitori un messaggio per invitarli ad avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado.
Questa è l'occasione, ricordano i presuli, di riflettere su un insegnamento che, presente nella scuola, consente agli studenti di utilizzare per la propria maturazione una risorsa che “apre a dimensioni che vanno oltre i limiti dell'esperienza puramente materiale”.

Di fronte a tale invito, nel contesto di quella “emergenza educativa” che tanto caratterizza la nostra società e, purtroppo, anche la nostra scuola, non possiamo che riscoprire le ragioni di una scelta che consente alla scuola, che è scuola di tutti e per tutti, di promuovere negli alunni una esperienza di autentica umanità.

Quello che i nostri vescovi suggeriscono come motivazione per la scelta di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica è l'invito a prendere sul serio l'esperienza umana in tutte le sue dimensioni, tenendo conto che “questa è una disciplina che tiene viva la ricerca di Dio, aiuta a trovare risposte di senso ai perché della vita, educa a una condotta ispirata ai valori etici, e, facendo conoscere il cristianesimo nella tradizione cattolica, presenta il Vangelo di Gesù Cristo in un confronto sereno e ragionato con le altre religioni”.

Certamente l'insegnamento della religione cattolica costituisce, all'interno della scuola, una scelta di campo: quello che è in gioco è una particolare concezione dell'uomo, che ha caratterizzato la nostra storia europea, dalle sue radici greche, passando per la tradizione ebraica, sino alla insuperata concezione cristiana.

In questi tempi qualcuno si domanda se tale insegnamento costituisca una risorsa di libertà per gli uomini, una possibilità aperta a tutti, o non sia invece un privilegio della Chiesa cattolica. Alcuni addirittura ipotizzano un insegnamento delle religioni, per garantire quel pluralismo che si fa sempre più evidente nella nostra società multietnica e multiculturale.

Quello che è certo, e nel documento della presidenza della CEI è sicuramente affermato, soprattutto nel riferimento a quanto papa Benedetto ha testimoniato in Francia nell'incontro con il mondo della cultura, è che la confessionalità dell'insegnamento della religione cattolica è l'unica seria condizione della sua laicità. Atteso che la laicità non significa rifiuto aprioristico della religione, ma apertura della ragione a tutta la realtà, senza preclusioni.

È vero che a volte, soprattutto nel contesto culturale nel quale ci troviamo, si pensa che il dialogo, per essere tale, debba dimenticare la chiarezza della identità. È altresì vero che si pensa che la validità di un insegnamento, di tale insegnamento, stia soprattutto nella ricerca e/o proposta di valori morali, universalmente riconosciuti. Ma è soprattutto vero che, là dove gli insegnanti di religione cattolica sono fedeli alla loro identità e al loro mandato, accade nella scuola un fenomeno educativo che sollecita la libertà e non costringe nessuno.

Si è ripetuto tante volte che l'insegnamento della religione cattolica nella scuola non è e non può essere catechesi, catechismo, quello che è certo è che è una forma di evangelizzazione, nella sua sostanza più pura: la comunicazione di una notizia che è buona perché ama l'uomo, la sua libertà, la sua creatività, la sua storia, con una stima per l'interlocutore che rende possibile anche a chi è diverso di trovarsi, in questo insegnamento, a casa sua.

L'esperienza di tanti insegnanti, di tanti giovani va in questa direzione. Certamente il messaggio della presidenza della CEI è una sfida non solo a genitori ed alunni ma anche e soprattutto a tutti i docenti perché sappiano rendere tale insegnamento una risorsa “buona” per ogni giovane.
Di fronte a tanti fenomeni di disgregazione giovanile (di cui quello che succede negli stadi, che è accaduto a Roma, che dilaga in tante periferie… è un segno), il fatto che gli insegnanti di religione cattolica raggiungano circa il 90% dei giovani indica l'ampiezza della responsabilità che a loro è affidata. Ridurla sociologicamente o ideologicamente sarebbe un grave tradimento.

Il Papa, incontrando migliaia di insegnanti di religione tempo fa, li ha richiamati al loro compito insostituibile. A questo riguardo ricordo che attraverso il sito CulturaCattolica.it ci proponiamo, da un lato, di offrire un servizio giuridico ai tanti insegnanti di religione che necessitano di aiuto ed assistenza e, dall'altro, offriamo la possibilità di qualificare il proprio insegnamento, nella certezza che una fede che non diventa cultura non è né pensata, né accolta, né vissuta.