Lettera aperta ad un insegnante in crisi, cioè a me stesso

Pubblicata sul “Corriere Cesenate” del 7 aprile 2011 come contributo di un insegnante di religione al Convegno Diocesano su “Scuola: un luogo per educare insieme” fatto nel Seminario di Cesena il 27 marzo 2011.
Autore:
Salvi, Stefano
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ora della bellezza"

Carissimo,

in questi ultimi periodi la parola forse più inflazionata è “crisi”. Anche chi insegna da tanti anni come me ne risente. Il rischio è quello di adagiarsi, crogiolarsi di fronte alla inadeguatezza degli studenti, sempre meno motivati, delle strutture, sempre più tecnologicamente perfette e perfettibili, delle conoscenze, che richiedono continui aggiornamenti, dell’età, che si fa sentire provocando talvolta vuoti di memoria. Adagiarsi a questa situazione, specialmente se legata a rivendicazioni economiche e sindacali, è totalmente dannoso, perché non si prende in considerazione il compito educativo che abbiamo, poiché l’insegnante non è solo un supino trasmettitore di nozioni. In questi anni di insegnamento ho riscoperto la bellezza di una missione: aiutare gli studenti che mi sono affidati a crescere insieme a me. La mia curiosità di conoscere, di studiare, di aprirsi al mondo deve diventare anche la loro, perché abbiamo in comune il desiderio di bene, di bello, di giusto, di vero, di buono, in una parola, di essere felici. Me ne accorgo tutti i giorni dai loro sguardi, da piccole cose, come l’essere in silenzio assoluto quando mi metto in gioco e racconto delle esperienze che mi hanno fatto maturare. Hanno bisogno di essere accolti e guardati con verità. Si accorgono subito, da come mi pongo nei loro confronti, che cosa mi sta veramente a cuore. E’ fondamentale trasmettere una passione per la vita, attraverso le conoscenze e le competenze che si hanno, avendo sempre presente il desiderio di conoscere e di scoprire il significato ultimo delle cose. Per questo mi è indispensabile recuperare ogni giorno il senso delle cose che faccio, chiedendolo a Chi lo sa, perché mi ha creato e mi crea continuamente. Ecco dunque l’indispensabile rapporto con la preghiera che mi sorregge, non solo nei momenti bui, ma anche nei momenti più belli, perché mi fa scoprire il significato della mia vita: non mi sono fatto da solo, ma è la presenza quotidiana di Cristo risorto nella mia vita che mi fa essere finalmente adeguato alle situazioni che incontro quotidianamente. Questo non è intimismo, ma realismo, perché mi apre gli occhi e mi fa riconoscere finalmente il valore di quello che sono, valorizzando anche i miei difetti e le mie inadeguatezze. Questa è l’esperienza che ho vissuto in più di 30 anni di insegnamento e che mi ha portato ad essere sempre di più me stesso. Con grande affetto

Stefano Salvi