La nostra libertà «inizia» dove inizia quella degli altri

Autore:
Lettera Firmata
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ricordo una delle ultime lezioni in prima. Era giugno.
La lettura di un brano di Antologia da “smontare”: esercizio per imparare come si struttura un testo (introduzione, corpo centrale con diversi tipi di sequenze, conclusione…) e noi che, partendo dal contenuto, ci ritroviamo a parlare della libertà e a chiederci, insieme, cosa significhi veramente.
Prima un po’ di brainstorming alla lavagna. Lo faccio sempre, per mettere nero su bianco le idee, anche disordinate, che escono dagli studenti. E per insegnare loro a fermarsi sulle parole, a riflettere, a pensare con la testa (la propria!) e a scrutare cosa desidera davvero il cuore.
Fa tenerezza osservare i ragazzi di prima liceo: qualcuno di loro sta cominciando solo adesso, timidamente, a spalancare gli occhi sulla vita e sul mondo! Prima la scuola era vicina a casa; ora magari c’è un pullman da prendere da soli. Da soli anche le prime decisioni. E la gestione di qualche euro in più nel portafoglio.
E’ pieno di curiosità lo sguardo dei ragazzi di prima. E’ uno sguardo, per la maggior parte delle volte, ancora pulito, non inquinato.
Mentre penso questo, la lavagna comincia velocemente a riempirsi di una sfilza di “liberi di…” (uscire di più, frequentare chi si vuole, vestirsi come si preferisce, scegliere il taglio di capelli, e via dicendo, in un accavallarsi frenetico di voci, perché tutti han qualcosa da dire).
Anche la colonna del “liberi da…” si riempie in fretta (e sono tutti corollari che partono dall’affermazione corale “liberi dal controllo a volte soffocante dei genitori”).
Resta però vuota – ed è voluto – la parte più a destra della lavagna. Vuota e dunque nera.
E’ un nero che dopo un po’ incuriosisce ma anche inquieta i ragazzi, convinti, ormai, di aver detto tutto ciò che c’era da dire, sulla libertà.
Io, paziente, aspetto, suggerendo solo che, nella lista, manca… la parte fondamentale. La colonna portante.
Li guardo.
Dal primo all’ultimo banco, è tutto un occhi che si incrociano interrogativi. E pare quasi di sentirle, quelle giovani menti che “friggono”. Anche i più bravi della classe, anche chi ha sempre la mano alzata, stranamente in imbarazzo. Niente. Il vuoto.
“Ma come!?”, rompo il silenzio sorridendo. “Già finito? Non vi viene più in mente nulla? Non l’avevate detto voi, poco fa, che la libertà è bella perché è infinita?!”.
Mentre li provoco, con il gessetto in mano, in alto a destra, do un altro suggerimento. “Libertà per…”, scrivo, in stampatello. E siccome, alla fine dell’anno, una ripassatina di analisi logica non fa male, specifico che in quella preposizione “per” è nascosto il complemento di fine e il complemento di vantaggio.
In questo incrocio tra l’analisi logica e… la vita, la lavagna finalmente si riempie davvero. E ciò che scriviamo ora dà a tal punto senso a ciò che era stato appuntato prima, che insieme ci accorgiamo che, interrogandoci sul fine al quale deve tendere la nostra libertà e chiedendoci a vantaggio di chi debbano essere operate le nostre scelte, necessariamente dobbiamo cancellare alcune “libertà di…” che ci eravamo concessi in precedenza.
Sì, perché non è vero solo che “la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Il punto chiave è cosa vogliamo farcene della libertà che un po’ alla volta, da adolescenti, ci viene concessa e/o conquistiamo. Capito questo, la libertà non solo diventa propositiva, e costruisce, ma ci costruisce. Diventa la responsabilità di operare scelte volte al bene della (e per la) nostra vita. Diventa criterio di giudizio prima di agire e non, banalmente, sfogo impulsivo di istinti.
Ci siamo lasciati così, a pochi giorni dalle vacanze e alla fine di un anno scolastico trascorso insieme: la lavagna di classe che tornava nera, ma un pezzetto importante della lavagna del cuore che, prima buio, con il contributo di tutti si è andato schiarendo.
Ci siamo lasciati così; e con l’invito a spenderla bene (e cioè per il Bene di sé e degli altri) la libertà che, dopo la vita, è il dono più prezioso.
“Spendiamo bene anche il tempo ‘libero’ dell’estate”, ho detto ai ragazzi (ma solo perché l’avevo appena ricordato, silenziosa, alla parte di me desiderosa di vacanza!). Libero da (orari, scadenze…), libero di scegliere come impegnarlo, ma soprattutto libero per