Quando un ragazzo si innamora di una ragazza - suggestioni leopardiane

Autore:
Bruschi, Franco
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Quando un ragazzo si innamora di una ragazza la cosa più interessante ed entusiasmante è ciò che quella esperienza fa nascere in lui: un desiderio infinito, che esprime, che manifesta una sconosciuta e imprevedibile capacità, "misura" infinita del cuore umano. Questa esperienza, questa emozione si esprime in dichiarazioni fatte con assoluta sincerità, spontaneità: "Ti voglio bene infinitamente, ti voglio bene per sempre, darei la vita per te, farei di tutto perché tu possa essere felice, niente e nessuno potrebbe mai impedire questa nostra esperienza di un grande amore".
Il cuore dell’uomo, di ogni uomo è fatto per qualcosa di infinito, guai quando uno è innamorato se qualcuno dicesse che non è così, che si tratta di un sogno, di una illusione, di un inganno.

• Ma dice Leopardi nella poesia "La sera del dì di festa":
"E fieramente mi si stringe il core/ a pensar come tutto al mondo passa/ e quasi orma non lascia". Un amore non corrisposto, un tradimento, una malattia, la prospettiva della morte sembrano contraddire quell’intuizione, quella scoperta per cui l’uomo è costituito da un desiderio infinito.
Ma questa contraddizione, lungi dal deprimere l’uomo, lo esalta. Da qualche parte sicuramente, qualcuno certamente conosce la soluzione dell’enigma: perché mai l’uomo desidera qualcosa di infinito e la realtà appare limitata, inadeguata a soddisfare questo desiderio? "Pur tu solinga eterna peregrina/che sì pensosa sei, tu forse intendi/questo viver terreno/il patir nostroi, il sospirar che sia./Che sia questo morir…e venir meno/ ad ogni usata, amante compagnia/e tu certo comprendi/il perché delle cose/e vedi il frutto/del mattin, della sera/del tacito infinito andar del tempo…/mille cose tu sai, mille discopri/che son celate al semplice pastore". La luna certamente conosce il "segreto", il significato della vita.
Ma il fatto che la luna non parli, rimanga muta fa traballare la fiducia del poeta a riguardo del fatto che nel cuore dell’uomo ci sia un desiderio infinito e che questo sia il segno che da qualche parte deve per forza esistere una risposta. Ma se non fosse così, la natura umana sarebbe tutta un imbroglio, un inganno.

• Ma chi può rassegnarsi al fatto che la vita sia un inganno, che il desiderio sia un inganno?
Soltanto chi non si interessa di nulla, soltanto chi se ne frega della sua umanità, del suo desiderio e vive distratto, con la testa nel sacco, senza guardare la realtà.
Chi è leale al proprio desiderio o viene toccato da una realtà affascinante o dolorosa, NO! Non può accettare che la natura umana sia un imbroglio.
A questo punto nella poesia e nella riflessione leopardiana si apre improvvisa una intuizione, succede nella poesia dedicata ad "Aspasia", la donna più amata dal poeta.
"Raggio divino al mio pensiero apparve/donna, la tua beltà. Simile effetto/
fan la bellezza e i musicali accordi/Ch’alto mistero d’Ignorati Elisi/ paion sovente rivelar
"
La tua bellezza o Aspasia sembra essere un raggio divino, come il rivelarsi di un paradiso perduto, così come la musica che sembra custodire il mistero di un paradiso, di una felicità sconosciuta.
"Vagheggia/il piagato mortal… l’amorosa idea/che gran parte d’Olimpo in sé racchiude"
L’uomo sofferente per la sua mortalità, ferito dalle contraddizioni, dalle delusioni, si innamora di quel raggio, di quella sorgente di emozione, di cui la bellezza della donna è segno, da cui quella bellezza si origina e che racchiude in sé il segreto di una felicità durevole, eterna, come il cuore desidera.
La donna suscita nell’amante una immagine più grande di sé stessa ed è questa che l’uomo ama, perché solo essa desta, alimenta e compie il suo desiderio. E’ qualcosa d’altro che lo richiama nella donna che ama, nella musica, nel cielo stellato, il suo entusiasmo è tutto per quest’altra cosa. Viene in mente il pastore umbro che ha colpito un grande scienziato come E. Fermi, quando dice: "Che bello il cielo stellato; e poi c’è chi pensa che Dio non esiste".
E’ così vero questo che se l'uomo fa coincidere il suo desiderio di amore e di felicità con la donna che ha davanti, si arrabbia, perché quella donna non può riempire il suo cuore, non può corrispondere mai totalmente al suo desiderio.
Purtroppo spesso l’uomo di oggi si ferma a questo punto, fa coincidere le sue attese con ciò che ha davanti (ad es. con quella ragazza che gli piace, di cui è innamorato), non si accorge che ciò che ha davanti lo rimanda ad altro, non sa, non è cosciente di attendere questo altro e allora si intristisce, si dispera, o più spesso sente continuamente il bisogno di distrarsi, di non pensare.
Cristo è venuto per spiegare, per chiarire il senso di questa esperienza di cui parla Leopardi: "Tutto è segno del Mistero che ha fatto tutte le cose, tutto parla del Mistero. Tutto è segno di Me. Io sono la tua felicità." Tutto ciò che è grande e bello nella vita dell’uomo è segno dell’Essere. Per riconoscerlo basta essere leali col proprio desiderio e andare a fondo di ciò che ci appare e ci colpisce, come l’innamorarsi di una ragazza.
• Nell’inno "Alla sua donna" Leopardi lo dice esplicitamente: la bellezza del viso della donna amata, della musica, del cielo stellato sono segno di qualcosa d’altro e l’uomo desidera e attende questo; non la bellezza di quella donna, ma la Bellezza con la B maiuscola di cui quella donna è segno. E questa è la verità più affascinante della donna che si ama e appena la riconosce immediatamente l’animo dell’uomo si piega ad attendere quest'altra bellezza. Questo è il senso e il valore della donna nella civiltà cristiana e non esiste nel mondo nulla di simile.
Tra le altre cose questo è l’unico significato dell’amore di un uomo e di una donna: vivere insieme l’avventura della scoperta, del riconoscimento, dell’amore al Mistero, cioè al proprio e altrui destino. "Amatevi come compagni di viaggio" disse Padre Cristoforo nel suo saluto a Renzo e Lucia, scampati alla peste.
Leopardi è come se dicesse: il desiderio dell’uomo cerca in questo mondo le prime tracce dell’altro mondo, le cerca in quel volto di donna, nel figlio che ama, nel cielo stellato, nella musica che ascolta, nella poesia che lo colpisce.
Non è umano, vero il tuo sguardo al tuo bambino, alla tua ragazza, al tuo amico se non incominci ad intravedere in queste persone la presenza del Mistero, la presenza del Mistero che si è fatto carne, di cui il bambino, la ragazza, l’amico ultimamente consistono.
Come si fa? Basta che tu guardi e ti lasci provocare dalla realtà e sei leale al tuo desiderio, non accetti di diminuirlo, di ridurlo, di lasciartelo schiacciare, come ti suggerisce il potere di oggi. Ma allora c’è una urgenza prioritaria: la lealtà con cui si considera la realtà, come i bambini che quando hanno un desiderio fanno un gran casìno finchè non ottengono la risposta che vogliono.
Occorre prender sul serio ciò che mi appare: il volto di una ragazza, una musica, il cielo stellato, perché ciò che mi appare non è preludio al nulla, ma segno dell’Essere, della totalità, della pienezza. E’ un problema di semplicità di cuore, stare davanti alla realtà come i bambini, o come i poeti;
come Karen Blixen: "Fino ad oggi, nessuno ha veduto gli uccelli migratori dirigersi verso sfere più calde che non esistono, o i fiumi dirottare attraverso rocce e pianure per correre in un oceano che non può essere trovato. Perchè Dio non crea una brama, un desiderio, o una speranza senza aver pronta una realtà che li esaudisca. La nostra brama è la nostra certezza e beati siano i nostalgici perchè torneranno a casa".
L’amicizia tra noi, tutto quel che ci diciamo è per aiutarci a prender sul serio ciò che ci appare e andarci a fondo per scoprire l’Essere, l’origine, la consistenza di tutto, il compimento del nostro cuore.
Seguire e guardare, guardare e seguire.