Comincia un nuovo anno di rischio educativo nella scuola

Il vascello, i marinai, il viaggio
Autore:
Mocchetti, Giovanni
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Il Rischio Educativo"

"Una volta sono stata in un liceo dove tutte le materie venivano chiamate attività ed erano così perfettamente integrate che non c'era più una materia ben definita da insegnare. Ho scoperto che, se si è assidui ed energici, si può integrare la letteratura inglese con la geografia, la biologia, il basket e la prevenzione degli incendi; qualsiasi cosa possa rinviare ancora un poco il giorno infausto in cui il racconto o il romanzo dovrà essere semplicemente esaminato in quanto racconto o romanzo" (Flannery O'Connor – "Nel territorio del diavolo").

Questa è l'immagine che avrebbe avuto la scuola secondo certi pedagogisti. Le nostre discipline non sono "attività" interscambiabili, come se i loro contenuti e la loro identità fossero del tutto relativi, non sono "segmenti e bastoncini" (L. Russo), ma conoscenze consolidate da una tradizione educativa e didattica, destinate ad essere consegnate perché diventino esperienza. La nostra scuola, la nostra classe è come un vascello che s'inoltra in mare aperto, consapevole della meta da raggiungere. C'è il capitano, ci sono i marinai (i docenti, ciascuno diverso dall'altro), i passeggeri (gli alunni) che sono a bordo per compiere il viaggio. Il timone, le vele, la stiva, l'albero maestro, la cambusa sono le strutture di cui è fatto il vascello, cioè l'istituzione scolastica con discipline, orari e regolamenti. Compito del capitano e dei marinai è quello di permettere al vascello di dirigersi verso la meta, proteggendolo dalle tempeste e dall'ozio delle bonacce, dalla quotidiana tentazione di fermarsi in isole esotiche per evadere nel sogno. Il capitano e i suoi marinai tengono sempre desta l'attenzione dei passeggeri sulla rotta decisa per giungere alla meta, tengono desta l'attenzione verso la realtà (il cielo stellato, la scia bianca lasciata dallo scafo, l'orizzonte sconfinato, il timone da ruotare…).
Essi forniscono ai passeggeri gli strumenti necessari per la conoscenza della realtà che li circonda, così che possano introdursi poi autonomamente dentro tale realtà. Si tratta di tenere il diario di bordo, imparare i nomi delle stelle e degli altri passeggeri, disegnare il dorso di una balena sbuffante, misurare la profondità del mare o la distanza del percorso, osservare smarriti e curiosi l'orizzonte sconfinato e chiedersi cosa ci sia oltre, intonare un canto nostalgico, condividere le gioie, le paure e le fatiche del viaggio… Gli strumenti che conducono il vascello sono le nostre materie,affrontate in modo che nel viaggio "venga dato significato al tempo e vera utilità all'agire". Tramite le materie, facciamo "cultura" (coltivazione dell'umano), trasmettiamo una conoscenza fondata su un'ipotesi interpretativa della realtà, comunichiamo ciò che siamo, ciò che sappiamo, ciò che impariamo ogni giorno dalla passione che abbiamo per il nostro lavoro e per la nostra vita, una passione per la totalità della realtà, fatta di circostanze (volti, scelte, giudizi, interessi, appartenenze, carattere, sofferenze, letizie…).
Allora accade che la nostra professionalità si rinnovi continuamente, non tanto perché leggiamo manuali di metodologia, quanto perché la realtà, con tutta la sua bellezza e drammaticità, è "magistra". Impariamo anche ad esercitare il giudizio (cioè la capacità di riflettere sull'esperienza in atto nella nostra vita), così che il nostro lavoro non sia abitudinario.
Allora scopriamo che le chiavi interpretative del reale (il bello, il vero, il bene, il giusto) sono i criteri con cui svolgere e declinare la nostra professionalità, perché esse ci permettono di trasformare la conoscenza che comunichiamo in cultura, infatti queste chiavi sono esigenze costitutive della nostra persona. Insegnando la nostra disciplina, noi le "manifestiamo" agli alunni.
I ragazzi, per osmosi, studiando certi contenuti, utilizzando certi strumenti, imparano e "respirano" la bellezza a cui ogni giorno li educhiamo, coltivano il bene che cerchiamo di vivere nel rapporto con loro, assumono una capacità di giudizio che non coincide solo con delle opinioni. Così la professionalità non si riduce ad una maggiore competenza, diventa una magisterialità che si acquisisce nell'esperienza, fatta di errori e di conquiste, fatta di costante umiltà nell'imparare da chi è e ne sa più di noi.
La lezione assume allora la fisionomia di un'avventura che quotidianamente si rinnova, diventa incontro tra un adulto e dei preadolescenti che viaggiano sullo stesso vascello, diretti verso la stessa meta: la felicità. Il Mistero dell'orizzonte che si spalanca davanti a noi tutti i giorni (che cosa di bello succederà oggi durante la lezione? che cosa accadrà di drammatico o di sorprendente?) genera l'atteggiamento di stupore tipico di una ragione e di una libertà che si risvegliano, la curiosità della domanda o del silenzio di chi non vuole essere annoiato da parole prive di passione.
I passeggeri devono scendere dal vascello, sapendosi orientare nella savana della realtà, dopo molti anni di viaggio, dotati di una bussola, affinché non si perdano o vengano divorati da animali feroci (il nichilismo relativista per cui non c'è più nessun ideale per il quale valga la pena impegnare la propria giovinezza, oppure la stupida dolcezza effimera del sogno che ci stacca dai legami veri e dalla passione per il reale).
La bussola è la tradizione che abbiamo cercato di far diventare (con le loro famiglie) un vissuto presente, sia nella condivisione quotidiana di un rapporto con loro, sia nella consegna di quelle "chiavi" sopracitate. Sbarcati, i passeggeri non si dimentichino mai dei marinai che li hanno introdotti alla realtà, sappiano dove andare, ma soprattutto abbiano appreso le conoscenze che abbiamo loro trasmesso. Sappiano distinguere una cattedrale romanica da una chiesa barocca, un brano di Mozart da una canzone degli U2, abbiano compreso perché l'amore di Renzo e Lucia o la figura di Ulisse sono più interessanti di Zelig, sappiano dove si trovano il Messico o il Vietnam e che l'Iraq non è un videogioco, ricordino che l'atto di disegnare o strutturare una tavola assomiglia al lavoro paziente ma gratificante degli amanuensi medioevali…
Tutto ciò è opera di maestri sempre inquieti, appassionati al proprio lavoro, mai paghi di quello che sanno, perché la vita, la realtà, gli incontri sono sempre sorprendenti e il nostro affascinante lavoro non può proprio essere ridotto a una monotona routine. E' necessario essere sempre attenti alla realtà, attivi in prima persona nella vita, disponibili a riconoscere la novità e l'imprevisto.