Paolo Bosisio, il ‘Preside’ più temuto, e amato, dagli Italiani

Dal 26 gennaio scorso è in libreria Quando il preside portava il grembiulino, Mondadori, collana ElectaJunior.
A leggerlo, si torna ragazzi o bambini. Ciò grazie all’autore, Paolo Bosisio, regista, direttore artistico, Ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Milano (un cv da paura, centinaia di pubblicazioni), nonché popolarissimo vólto del temuto preside del Collegio, il reality di Rai2 giunto lo scorso anno alla quinta stagione…
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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PAOLO BOSISIO, IL ‘PRESIDE’ PIU’ TEMUTO, E AMATO, DAGLI ITALIANI

Dal 26 gennaio scorso è in libreria Quando il preside portava il grembiulino, Mondadori, collana ElectaJunior.
A leggerlo, si torna ragazzi o bambini. Ciò grazie all’autore, Paolo Bosisio, regista, direttore artistico, Ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università degli Studi di Milano (un cv da paura, centinaia di pubblicazioni), nonché popolarissimo vólto del temuto preside del Collegio, il reality di Rai2 giunto lo scorso anno alla quinta stagione…

Doveva avere superato da poco la quarantina il poeta Orazio, allorché scrisse quel celebre verso, Non omnis moriar, non morirò del tutto. Ma l’età anagrafica non conta quando si dà voce a un pensiero di soddisfazione. E Paolo Bosisio, a settant’anni suonati, è riuscito a raccontare ai lettori di ogni età i suoi anni verdi, dalla prima infanzia alla maturità. L’ha fatto con toni gentili e al tempo stesso diretti. Sono pagine ricche di sorprese, sia per chi come me ha vissuto i mitici anni Sessanta, sia per chi non c’era ancora, come i giovanissimi che l’hanno conosciuto “incollandosi” il martedì sera davanti ad un qualsivoglia schermo - tv, tablet, smartphone e via connettendosi - rapiti dalle avventure dei protagonisti del reality: adolescenti spesso stralunati, di volta in volta strapazzati - mai umiliati - dal preside più famoso e temuto d’Italia, affiancato dai non meno bravi Petolicchio, Maggi, Raina, fino a Lucia Gravante, la “sorvegliante”, incarnazione stupenda dell’eterno femminino di Goethe (potenza dell’antifrasi!).
Ora quel preside ci rivela che ha avuto una mamma straordinaria, cólta e sensibile (nonché pilota di aereo per diletto!), una nonna che lo portava alla Scala fin da quando aveva sei anni, una miriade di amici in carne ed ossa o scoperti nei libri divorati ogni sera alla luce di una torcia… e tutta una schiera di insegnanti così ben tratteggiati che sembra di leggere Freud nella pagina che dedicò nel 1914 ai prof. del suo liceo, lo Sperlgymnasium di Vienna: “è difficile stabilire che cosa ci importasse di più, se avessimo più interesse per le scienze che ci venivano insegnate o per la persona dei nostri insegnanti. Questi uomini, che pure non furono tutti dei padri, diventarono per noi i sostituti del padre.”
Già… e il padre? Bosisio lo chiama “il Grande Assente”: il motivo lo si capisce appieno solo dopo due terzi del libro e non va spoilerato. Sta di fatto che “il diavolo ci mise la coda”, e quel quattordicenne che avrebbe poi magistralmente interpretato il ruolo del preside… fu spedito in collegio senza che potesse conoscerne la ragione!
A Bosisio non manca la faccia tosta, come dichiara apertamente. Fu così che ebbe diversi padri, tra cui il regista Fantasio Piccoli, da cui fu notato addirittura prima dell’esame di maturità. Piccoli lo volle con sé come assistente al Teatro San Babila, inaugurato appena due anni prima. Bosisio, che frequentava la terza liceo al Berchet, aveva chiesto e ottenuto di potervi rappresentare, per tre sere di fila, un originale spettacolo di cui aveva assunto in toto la regia. Il successo gli valse l’ingaggio: “La passione vince su tutto” è il titolo, azzeccatissimo, dell’ultimo capitolo del suo libro.
Ben curato nella grafica, con tanto di simpatiche fotografie d’epoca rigorosamente in bianco e nero, è molto più che un libro per ragazzi; del resto, non lo erano nemmeno le Fiabe del focolare dei Grimm, i quali sostenevano che la loro non fosse affatto letteratura per l’infanzia.

Una postilla ad uso dei lettori interessati alle vicende della psichiatria novecentesca.
La drammaturgia portata in scena da Bosisio al San Babila nel 1969, opera del drammaturgo polacco naturalizzato italiano Alessandro Fersen (1911-2001), si intitolava Le Diavolerie, con un sottotitolo non meno intrigante, Appunti sull’angoscia. Incuriosito, mi sono procurato il testo (Il Sipario, n. 255, 1967). È una raccolta di miti e leggende di mezzo mondo, una sorta di inchiesta enciclopedica sulla figura del diavolo, per mezzo della quale Fersen, di famiglia e ebraica, si interroga sulla “condizione interiore dell’angoscia”. Esperimento tutt’altro che banale, se pensiamo che pochi anni prima l’OMS aveva incaricato una task force di redigere il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - il DSM tuttora in vigore - in cui il concetto di angoscia veniva espunto, come anche quello di nevrosi; del resto, uno non si regge senza l’altro. Eppure, dopo Freud proprio l’angoscia è il filo di Arianna per mezzo del quale ci si può orientare nel labirinto della psicopatologia.
Per chiudere alleggerendo i toni: nella lingua di internet, un like a Fersen e uno al diciottenne Bosisio che seppe spremerne il sugo!

Milano, 3 marzo 2021